{"id":1076,"date":"2016-10-01T13:55:38","date_gmt":"2016-10-01T11:55:38","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1076"},"modified":"2017-05-10T14:04:10","modified_gmt":"2017-05-10T12:04:10","slug":"dicono-di-eppure","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1076","title":{"rendered":"Dicono di Eppure"},"content":{"rendered":"<div class=\"libro\">\n<div class=\"copertina\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/copertina_dicono_di_eppure.gif\" width=\"255\" height=\"350\" \/><\/div>\n<div class=\"dettagli_libro\">\n<ul>\n<table class=\"info\">\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Autore<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">AA.VV.<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Titolo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Dicono di Eppure<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Collana<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Il Cormorano<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Pagine<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">114<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Anno<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">2016<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Prezzo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">\u20ac 10,00<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"testoarticolo\"><strong>L\u2019immagine sullo specchio<\/strong><br \/>\n(Prefazione a \"Eppure\")<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">\u00c8 subito chiaro il senso di questa operazione editoriale (raccolta di pagine poetiche sparse negli ultimi cinque anni), di questa confessione lirica che Amerigo Iannacone offre ai lettori. Fin dai primi testi, infatti \u2013 e si direbbe addirittura fin dal titolo, che \u00e8 un manifesto d\u2019intenti \u2013, leggiamo le giuste chiavi per entrare nel libro, nella sua trama tematica; leggiamo le pa-role\/emblema, gli stilemi, i versi che ci dicono come orientarci, parlandoci delle sue problematiche esistenziali \u2013 che sono le nostre \u2013, filtrate dalla sua (ben nota, a chi lo segue ormai da sempre) arguta bonomia, dalla sua oraziana misura di vita.<br \/>\nCominciamo da \u201cEnigma\u201d, perch\u00e9 \u00e8 chiaro a tutti che \u00abnon ci sono spiegazioni\u00bb a quello che ci tocca vivere, malgrado certe affermazioni delle scienze o le ingiunzioni della fede (chi ce l\u2019ha), siamo spesso costretti a brancolare nel buio e incapaci di comprendere l\u2019enigma che noi stessi siamo. \u201cEppure\u201d (e chi sa quanto c\u2019entra Galilei e la sua determinazione scientifica nel voler sciogliere gli enigmi dell\u2019universo), anche se \u00absiamo l\u2019imma-gine \/ che passa sullo specchio \/ siamo il vento che fugge\u00bb, non possiamo evitare di guardarci in quello specchio, nei riflessi che ci dicono a che punto siamo arrivati, quanto abbiamo sprecato e quanto dobbiamo cercare di mettere a frutto per andare avanti: \u00abTutto \/ \u2013 ogni ora ogni minuto \u2013 \/ fu degno sempre d\u2019essere vissuto\u00bb. Questa \u00e8 una reminiscenza di una lezione antica, per la quale si potrebbe ancora scomodare il buon nome di Orazio, ma sono diversi quelli che vengono alla mente. \u00abAnche gli eterei castelli \/ delle attese \/ servono alla vita\u00bb: proporsi obiettivi aiuta a guardare avanti, mettendo da parte il passato, considerando meglio il peso del presente, che appunto serve a costruire castelli di attesa.<br \/>\n\u00abAveva forse ragione Pirandello\u00bb: non siamo mai solo quello che vediamo, nemmeno quello che ci sforziamo di essere, quando riusciamo ad aggiustare la \u201ccorda civile\u201d per presentarci in pubblico: siamo sempre quel che gli altri vedono in noi. Eppure (\u00e8 proprio il caso di parafrasare l\u2019autore) non ci si pu\u00f2 fermare a rimirarsi troppo, ad acchittarci come damerini o fingere aspetti insoliti per adeguarci alle mode: invece si deve mostrare la faccia che si ha, la prima che lo specchio ci rimanda, la pi\u00fa \u201cnormale\u201d.<br \/>\nLa poesia \u00e8 \u00abvoce di libert\u00e0\u00bb. Ed \u00e8 anche \u00abmedicina la poesia\u00bb \u2013 specie quando riporta a galla, magari anche con una punta di amarezza o disillusione, momenti lontani, memorie sopite eppure vive nella cassaforte dell\u2019animo che tutto custodisce...Cos\u00ed \u00abRitorna rinasce rivive il candore \/ di un amore lontano\u00bb: \u00e8 solo una pallida immagine, ma per un attimo \u00e8 vita vera, \u00e8 rivissuta emozione, e diventa, in poesia, anche testimonianza da condividere. La libert\u00e0 di esprimersi, infatti, in poesia \u00e8 necessit\u00e0 di confronto, \u00e8 apertura di squarci sereni nel quotidiano ombrarsi degli eventi. Ci si trova e ci si ritrova nel gioco delle parole che alludono, suggeriscono e incantano ma pure accendono empiti di umana partecipazione all\u2019universale trottola dell\u2019esistere.<br \/>\nIl paese natale (che \u00e8 quello in cui ancora vive, il poeta) \u00e8 lo sfondo ideale per contemplare il vivere dell\u2019umanit\u00e0 spicciola, terreno di privilegiata analisi di un acuto osservatore. E, in quel-l\u2019ambito, la famiglia \u2013 come in particolare il figlio che si sposa (nella sezione finale del libro, \u201cNuptiae\u201d, interamente dedicata al suo matrimonio) \u2013 assume un ruolo di ancora maggior valore umano, da considerare e mandare ad esempio, e costituisce \u2013 come sempre per Amerigo \u2013 un vasto bacino di stimoli letterari, per la forza evocativa che ancora hanno in lui, educato ai classici, alla grande poesia del passato, i rapporti familiari nella di-mensione poetica.<br \/>\nUn\u2019ultima considerazione va fatta sul rapporto che mi lega \u2013 da ormai quasi tre decenni \u2013 all\u2019amico Amerigo, fratello di avventura poetica. Ci lega appunto la comune passione per la scrittura poetica, non solo: abbiamo entrambi la ferma convin-zione che la poesia (per chi la fa e per chi la usa) possa essere \u201cmedicina\u201d, ma in senso lato, nel senso cio\u00e8 che ci si possa riconoscere nelle parole di un altro, riconoscerle come proprie e provarne dunque conforto. Medicina dunque adatta a situazioni diverse, ogni volta che nel dolore dei giorni si avverta il bisogno o solo il desiderio di una voce amica, di una parola buona.<br \/>\nIl fatto infine che Amerigo Iannacone sia un editore non gli ha impedito, pur avendo a disposizione diverse sue collane per pubblicare un libro, di pubblicarne alcuni nella collana che ho diretto per circa dieci anni, \u201cla stanza del poeta\u201d (nella quale uscirono Versetti e versacci nel 2006 e Oboe d\u2019amore nel 2009). Anche ora entra in una collana da me diretta, e mi onora della sua firma insieme a quella di tanti amici che lo hanno fatto e lo fanno convinti \u2013 come lui \u2013 che \u201cla stanza del poeta\u201d abbia (anche in questa nuova serie che esce sotto le insegne delle Edizioni Eva) pareti senza porte n\u00e9 finestre, anzi, nemmeno pareti: questa nostra stanza \u00e8 in definitiva soltanto uno spazio ideale, ove riunirsi ogni volta che si ha voglia, certi di potervi trovare altri spiriti amici, partecipi del grande, serissimo gioco (un enigma da decifrare insieme) che \u00e8 la poesia quando parla di vita alla vita.\n<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><b>Giuseppe Napolitano<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore AA.VV. Titolo Dicono di Eppure Collana Il Cormorano Pagine 114 Anno 2016 Prezzo \u20ac 10,00 L\u2019immagine sullo specchio (Prefazione a \"Eppure\") \u00c8 subito chiaro il senso di questa operazione editoriale (raccolta di pagine poetiche sparse negli ultimi cinque anni), di questa confessione lirica che Amerigo Iannacone offre ai lettori. 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