{"id":1231,"date":"2010-07-09T18:32:05","date_gmt":"2010-07-09T16:32:05","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1231"},"modified":"2017-05-12T18:35:06","modified_gmt":"2017-05-12T16:35:06","slug":"premio-una-fiaba-per-te-2010","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1231","title":{"rendered":"Premio Una fiaba per te 2010"},"content":{"rendered":"<div class=\"libro\">\n<div class=\"copertina\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Copertina_una_fiaba_per_te_2010.gif\" width=\"255\" height=\"350\" \/><\/div>\n<div class=\"dettagli_libro\">\n<ul>\n<table class=\"info\">\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Autore<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">AA.VV.<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Titolo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Premio Una fiaba per te 2010<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Collana<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Premio Una fiaba per te<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Pagine<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">116<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Anno<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">2010<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Prezzo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">\u20ac 15,00<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/br><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><strong>Non perdiamo di vista il bello, il giusto, il buono<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Il calo dei partecipanti a questa quarta edizione del Concorso \u201cUna fiaba per te\u201d, probabilmente casuale, forse fisiologico (alcuni fedeli concorrenti potrebbero aver esaurito negli anni le cartucce migliori), invita comunque a riflettere: pu\u00f2 darsi che il mondo non voglia pi\u00fa ascoltare favole? Pu\u00f2 darsi che troppe se ne debbano sentire da chi invece avrebbe il dovere di parlare concretamente\u2026 pu\u00f2 darsi che si preferisca ormai parlare chiaro a chi nemmeno ha pi\u00fa le orecchie per intendere.<br \/>\nDi fiabe, invece, abbiamo ancora bisogno, se \u00e8 vero che il passato \u00e8 il fondamento della nostra cultura e quindi della nostra stessa esistenza; e se \u00e8 vero che la memoria del passato \u00e8 custodita spesso proprio dalle narrazioni favolistiche, custodi della sapienza popolare di un tempo, alla quale conviene comunque rifarsi per evitare fughe in avanti a sensazione, le quali troppo spesso \u2013 \u00e8 dimostrato \u2013 non portano dove avremmo voluto. Nella favola, invece, possiamo trovare una dimensione umana (esaltata di solito nel confronto e nello scontro con l\u2019imprevisto, il magico, il sogno) che ancora ci d\u00e0 la misura del nostro essere, del nostro stare qui, oggi \u2013 ed \u00e8 con questo che bisogna fare i conti. Perch\u00e9, per andare avanti, \u00e8 meglio, \u00e8 senz\u2019altro pi\u00fa produttivo sapere da dove si viene, piuttosto che sognare dove si vorrebbe andare (peggio: farsi portare dove ci vorrebbero portare, dove le immagini sono solo immagini e non hanno sostanza dietro, la sostanza che invece nutre le favole, intrise del buon senso di un\u2019intera civilt\u00e0).<br \/>\nI lavori presentati quest\u2019anno al Concorso \u201cUna fiaba per te\u201d \u2013 malgrado siano apparsi nel complesso meno convincenti rispetto agli anni precedenti \u2013 hanno proposto comunque diversi interessanti spunti tematici; costringendo la Giuria ad un attento lavoro di vaglio per decidere come assegnare i premi previsti.<br \/>\nLa tendenza all\u2019apologo permane piuttosto forte: parecchi autori si soffermano a ragionare di come potrebbe andare il mondo, proponendo soluzioni moraleggianti. Trova quindi spazio la favola ecologica e fantapolitica, come pure quella \u2013 diretta forse pi\u00fa a lettori in formazione \u2013 che invita a cogliere nel mondo circostante l\u2019attiva presenza di creature amiche (e l\u2019intento pedagogico \u2013 \u201cde te fabula loquitur\u201d, dicevano gli antichi \u2013 \u00e8 un carattere che va sempre tenuto presente). Il tema dell\u2019amore, della vittoria dei buoni sentimenti sulle difficolt\u00e0 dell\u2019esistenza, \u00e8 pure ben presente. Gli animali, come si conviene, sono spesso protagonisti, come i bambini con il loro stupore e le difficolt\u00e0 di crescere e le prove da superare in un ambiente ostile. In qualche caso, si pu\u00f2 cogliere netta la derivazione dai modelli classici, pi\u00fa o meno assimilati ma necessariamente riproposti proprio perch\u00e9 vi si ritiene espressa una verit\u00e0 sempre valida.<br \/>\nSi avverte in definitiva l\u2019esigenza (e la conseguente ricerca) del bene \u2013 e questo \u00e8 gi\u00e0 un indice caratterizzante; ma discutere su come debba intendersi oggi la scrittura favolistica, su quali debbano essere i criteri per valutare di una scrittura narrativa l\u2019elemento fiabesco, sul messaggio che da quella dovrebbe emergere\u2026 tutto questo lascia il tempo che trova in simile contesto operativo: nel valutare i lavori pervenuti a concorso, si \u00e8 inteso riconoscere il valore della scrittura pi\u00fa che le componenti specifiche del genere (anche se il giudizio della Giuria ha tenuto conto delle qualit\u00e0 linguistico-espressive dei testi pervenuti, ma pure della loro forza di testimonianza, della volont\u00e0 di schierarsi dalla parte del bello, del giusto, del buono \u2013 non \u00e8 parso poco e tale sforzo soprattutto si \u00e8 voluto premiare).\n<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><b>Giuseppe Napolitano<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore AA.VV. 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