{"id":1240,"date":"2017-06-08T13:44:09","date_gmt":"2017-06-08T11:44:09","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1240"},"modified":"2017-06-08T13:52:08","modified_gmt":"2017-06-08T11:52:08","slug":"il-foglio-volante-di-giugno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=1240","title":{"rendered":"Il Foglio Volante di giugno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span class=\"sottotitolo myalign\">Foglio Volante n\u00b06 Anno XXXII Giugno 2017<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 aligncenter bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Foglio-2017-6.jpg\" width=\"250\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p><strong>Ricorre quest\u2019anno il centenario della morte di Zamenhof uno dei grandi benefattori dell\u2019umanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Ricorre quest\u2019anno il centenario della morte di Ludwik Lejzer Zamenhof, l\u2019iniziatore dell\u2019esperanto, che, nato a Bialystok il 15 dicembre 1859 mor\u00ed a Varsavia 14 aprile 1917.<br \/>\nIl 14 aprile 2017, nel giorno del centenario, La Stampa di Torino dedica a Zamenhof e all\u2019esperanto un\u2019intera pagina, a firma Diego Marani, il che poteva essere una bella cosa se non fosse che nell\u2019articolo si trovano pi\u00fa che delle inesattezze, delle affermazioni molto discutibili e una conclusione subdola.<br \/>\nCominciamo dal titolo. \u201cEsperanto, l\u2019utopia fallita della lingua unica europea\u201d; in otto sole parole almeno tre espressioni volutamente fuorvianti. 1) \u201cUtopia\u201d: che cos\u2019\u00e8 un\u2019utopia? Chi lo stabilisce che si tratti di utopia? Tutte la grandi invenzioni e i grandi progressi dell\u2019umanit\u00e0 erano considerati \u201cutopia\u201d prima che si realizzassero. Utopia era l\u2019abolizione della schiavit\u00fa, utopia era che l\u2019uomo potesse volare, utopia era che si potesse inviare una lettera, un\u2019immagine, una musica, in tutto il mondo in tempo reale e senza costi, utopia erano il telefono, la radio, la televisione; lo era la vittoria su malattie come la peste, il vaiolo, la polio; lo era anche la \u201ccarrozza senza cavalli\u201d e tutto ci\u00f2 che fa oggi comoda la nostra vita. Ma \u201cutopia\u201d diventa una parola-alibi per respingere e rigettare pregiudizialmente una cosa per la quale non ci va di impegnarci, o che va a intaccare un nostro preconcetto o dei nostri interessi.<br \/>\n2) \u201cFallita\u201d: chi l\u2019ha detto che \u00e8 fallita? L\u2019esperanto \u00e8 una realt\u00e0 ed \u00e8 pronta per l\u2019uso. Ha una sua storia, una sua letteratura, un elevato numero di esperantofoni in tutto il mondo. Basterebbe solo che si provasse il rispetto della propria dignit\u00e0 e l\u2019orgoglio di sentirsi liberi, affrancandosi dalla schiavit\u00fa ideologica della necessit\u00e0 di seguire masochisticamente la legge del sopraffattore.<br \/>\n3) (E questa mi sembra la cosa pi\u00fa grave): \u201clingua unica europea\u201d. Significa non aver capito nulla (o far finta di non aver capito nulla) dell\u2019esperanto. L\u2019esperanto non vuole diventare lingua unica n\u00e9 mondiale n\u00e9 europea, ma sostiene anzi che tutte le lingue, tutte le identit\u00e0, tutte le etnie hanno pari dignit\u00e0 e hanno pari diritto ad esistere. Ogni popolo, ogni nazione, ogni etnia ha diritto di conservare la propria lingua e l\u2019esperanto dovrebbe diventare seconda lingua di tutti e prima di nessuno, per la comunicazione soprannazionale (senza interpreti e senza traduttori). Sostenere che l\u2019esperanto aspiri a diventare \u201clingua unica\u201d \u00e8 come dire che esso minacci le identit\u00e0 nazionali, mentre \u00e8 tutto il contrario: l\u2019esperanto difende le identit\u00e0 nazionali, contro l\u2019invadenza e la sopraffazione del pi\u00fa forte. Ogni popolo ha diritto di conservare la propria lingua e affiancarvi l\u2019esperanto come seconda lingua per la comunicazione soprannazionale.<br \/>\nAlla fine dell\u2019articolo, Diego Marani esce allo scoperto: liquida l\u2019esperanto come un \u00abintellettuale passatempo per pochi appassionati\u00bb. No, caro Marani. L\u2019esperanto \u00e8 una cosa seria, non \u00e8 un passatempo: \u00e8 una lingua che non ha eguali per praticit\u00e0 didattica, per la fonetica, per la duttilit\u00e0 e per altre caratteristiche che ne fanno una lingua superiore, che permette pi\u00fa di qualsiasi altra, ogni sfumatura di significato, con 130 anni di sperimentazione, con una ricca letteratura. Le vorrei dire: provare per credere.<br \/>\n\u00abMa se lo volessimo, \u2013 scrive Marani \u2013 un nuovo Esperanto ce l\u2019abbiamo a portata di mano. \u00c8 l\u2019inglese che i britannici ci hanno imposto e che ora ci lasciano andandosene. Prendiamocelo dunque, e facciamone la lingua condivisa della nuova Europa. Nostro, non britannico, pi\u00fa nessuno a dirci come si pronuncia, un inglese europeo, nato dal miscuglio e dalla contaminazione, come del resto \u00e8 gi\u00e0 diventato.\u00bb<br \/>\nCio\u00e8: gli inglesi (e, io aggiungerei, gli americani) ci \u201channo imposto\u201d una lingua che ci costa fior di quattrini, per l\u2019apprendimento, per i diritti d\u2019autore, ecc., ci espropria della nostra identit\u00e0, ci fa diventare cittadini di serie B, ci mette nella condizione di cittadini subordinati, (solo per fare un esempio, nei concorsi europei, dove sar\u00e0 dura per un concorrente, mettiamo di Roma, prevalere su uno di Londra) e noi dovremmo considerarlo come un regalo.<br \/>\nAggiunge poi subdolamente Marani: \u00abse il vecchio Zamenhof potesse sentirci parlarlo, sarebbe fiero di noi\u00bb, come dire che Zamenhof sarebbe contento se noi facessimo in modo che tutta la sua vita risultasse una vita inutile.<br \/>\nMa Zamenhof \u00e8 uno dei grandi benefattori dell\u2019umanit\u00e0: il tempo gli dar\u00e0 ragione.<br \/>\n<strong>Amerigo Iannacone<\/strong><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p><strong>Il fiore \u00e8 pi\u00fa felice...<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Il fiore \u00e8 pi\u00fa felice<br \/>\nse rimane sulla pianta,<br \/>\no se \u00e8 colto, donato,<br \/>\nmesso in un vaso<br \/>\nad allietare la casa?<br \/>\nForse il fiore \u00e8 contento<br \/>\nnell\u2019uno e l\u2019altro caso.\n<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><span class=\"italic\">(14 febbraio 2017)<\/span><br \/>\n<strong>Gerardo Vacana<\/strong><br \/>\n<span>Gallinaro (FR)<\/span><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign\"><strong><span class=\"titoloparagrafo\">Appunti e spunti<\/span><\/strong><br \/><span class=\"testoarticolo myalign italic\">Annotazioni linguistiche<\/span><br \/>\n<span class=\"testoarticolo myalign\">di Amerigo Iannacone<\/span><\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign\"><strong><span class=\"titoloparagrafo\"><span class=\"italic\">Fare, soddisfare e strafare<\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Leggo nella pagina culturale di un importante quotidiano: \u00abCinquant\u2019anni fa moriva l\u2019artista che soddisf\u00f2 la fame di risate con lo stile del vero aristocratico, Tot\u00f2\u00bb (il corsivo \u00e8 mio). Ma il passato remoto del verbo soddisfare \u00e8 forse soddisfai, soddisfasti, soddisf\u00f2...? Certamente no (fa pure rima), ma \u00e8 soddisfeci, soddisfacesti, soddisfece, ecc., perch\u00e9 il verbo soddisfare, si coniuga come fare, di cui \u00e8 un composto.<br \/>\n\u00c8 pur vero, per\u00f2, che in alcuni tempi e modi, l\u2019uso ha finito per far accettare una duplice (o, a volte, triplice forma). Per cui abbiamo: ind. pres. soddisf\u00e0ccio o soddisf\u00f2 [raro e che, comunque, non \u00e8 passato remoto] o sodd\u00ecsfo, soddisf\u00e0i o sodd\u00ecsfi, soddisf\u00e0 o sodd\u00ecsfa [arc. soddisf\u00e0ce], soddisfacci\u00e0mo [fam. soddisfi\u00e0mo], soddisf\u00e0te, soddisf\u00e0nno o sodd\u00ecsfano; fut. soddisfar\u00f2 o soddisfer\u00f2, ecc.; cong. pres. soddisf\u00e0ccia o sodd\u00ecsfi, ... soddisfacciamo, soddisfacciate, soddisf\u00e0cciano o sodd\u00ecsfino; cond. soddisfar\u00e8i o soddisfer\u00e8i, ecc.; per tutto il resto \u00e8 coniugato come fare. Analogo discorso vale per gli altri composti come rifare, contraffare, sopraffare, disfare, liquefare, assuefare, strafare, ecc.<br \/>\nRiepilogando: la via maestra \u00e8 quella di coniugare i verbi composti con fare, appunto come fare. In alcuni casi c\u2019\u00e8 una doppia forma: \u00e8 lo scotto che la grammatica paga all\u2019uso.<\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><strong><span class=\"titoloparagrafo\">VERSETTI E VERSACCI<\/span><\/strong><br \/><span class=\"testoarticolo\">di Bastiano<\/span><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><strong>Sedicente poeta<\/strong><br \/>\nImmagino i tuoi pensieri.<br \/>\nLo so che ti chiami Dante,<br \/>\nma non sei Alighieri.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><span class=\"italic\">12.4.17<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foglio Volante n\u00b06 Anno XXXII Giugno 2017 Ricorre quest\u2019anno il centenario della morte di Zamenhof uno dei grandi benefattori dell\u2019umanit\u00e0 Ricorre quest\u2019anno il centenario della morte di Ludwik Lejzer Zamenhof, l\u2019iniziatore dell\u2019esperanto, che, nato a Bialystok il 15 dicembre 1859 mor\u00ed a Varsavia 14 aprile 1917. 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