{"id":339,"date":"2016-07-06T16:12:14","date_gmt":"2016-07-06T14:12:14","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=339"},"modified":"2016-07-06T16:49:48","modified_gmt":"2016-07-06T14:49:48","slug":"il-foglio-volante-di-luglio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=339","title":{"rendered":"Il Foglio Volante di luglio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span class=\"sottotitolo myalign\">Foglio Volante n\u00b07 Anno XXXI Luglio 2016<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 aligncenter bordino\" src=\"http:\/\/edizionieva.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/foglioluglio2016.jpg\" width=\"250\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Fonetismo ed esperanto<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Spesso a noi italiani, parlando con gli stranieri, capita di dire \u2013 nell\u2019intento di elogiare la nostra lingua \u2013 che l\u2019italiano come si scrive cos\u00ed si legge. Sarebbe meglio se parlassimo dell\u2019eufonia dell\u2019italiano, se dicessimo che \u00e8 una lingua eufonica, bella, tra le pi\u00fa belle, se non la pi\u00fa bella del mondo. Soprattutto per la fonetica, con un giusto equilibrio tra vocali e consonanti. E poi l\u2019italiano ha un retroterra culturale che altre lingue non possono vantare. A partire dal latino, di cui la lingua italiana \u00e8 figlia, lungo la storia di una dozzina di secoli da quel Sao ka kelle terre del X secolo, attraverso il volgare della Divina Commedia, e poi le opere letterarie di Petrarca, Ariosto, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni e le altre centinaia e centinaia di autori che hanno lasciato opere memorabili nella storia della letteratura universale.<br \/>\nDire che una lingua come si scrive cos\u00ed si legge (o viceversa) \u00e8 come dire che una lingua \u00e8 fonetica, vale a dire che a ogni fonema (suono semplice) corrisponde un grafema (segno grafico) e viceversa: \u201ccasa\u201d, quattro fonemi, due suoni vocalici e due consonantici, quattro grafemi; \u201clibro\u201d, cinque fonemi, cinque grafemi. In questo senso l\u2019italiano \u00e8 molto pi\u00fa vicino al fonetismo di quanto lo siano altre lingue. In francese, si scrive \u201ceau\u201d (tre grafemi), si legge \u201co\u201d (un fonema); in tedesco, si scrive \u201cdeutsche\u201d (otto grafemi), si legge \u201cdoic\u2019\u201d (quattro fonemi); in inglese si scrive \u201cfood\u201d (quattro grafemi) e si legge \u201cfud\u201d (tre fonemi); viceversa, si scrive \u201cI\u201d (un grafema) e si legge \u201cai\u201d (due fonemi). E si potrebbe continuare all\u2019infinito.<br \/>\nMa anche nella fonetica italiana ci sono molte irregolarit\u00e0. Solo qualche esempio: c\u2019\u00e8 un grafema a cui non corrisponde alcun fonema (la H); ci sono grafemi a cui corrispondono fonemi diversi (C e G, che possono essere palatali, come in \u201ccena\u201d, \u201cgente\u201d e gutturali, come in \u201ccane\u201d, \u201cgatto\u201d); c\u2019\u00e8 un fonema che pu\u00f2 essere rappresentato da quattro grafemi diversi: C(h), K, Q e un pezzo di X; c\u2019\u00e8 un grafema (X) a cui corrispondono due fonemi (KS); ci sono fonemi come \u201cgl\u201d di \u201caglio\u201d e \u201cgn\u201d di \u201cgnocco\u201d, rappresentati da due grafemi (digramma) e cos\u00ed via.<br \/>\nLa nostra grammatica non \u00e8 particolarmente facile, ma \u00e8 anzi piuttosto complessa. In particolare per i verbi. Proviamo a esaminarli: esistono i tempi presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice, passato prossimo, trapassato prossimo e futuro anteriore, per l\u2019indicativo; poi c\u2019\u00e8 il modo congiuntivo con quattro tempi, il condizionale con due. Per ogni tempo ci sono sei desinenze, una per ogni persona (prima, seconda e terza, singolare e plurale), e poi l\u2019imperativo, il gerundio, l\u2019infinito, il participio. Se proviamo a calcolare il numero delle desinenze, ne possiamo contare non meno di una ottantina, che dobbiamo moltiplicare per tre, ovvero per le tre coniugazioni -are, -ere, -ire, e che diventano quindi qualcosa come duecentocinquanta. E quando abbiamo imparato tutte le desinenze, ci accorgiamo che ne abbiamo imparato solo una parte, perch\u00e9 gran parte dei nostri verbi \u00e8 irregolare: \u201candare\u201d, non fa \u201cio ando, tu andi, egli anda\u201d, ma \u201cio vado, tu vai, egli va\u201d, dove \u00e8 addirittura la radice a cambiare; il verbo \u201cavere\u201d non fa \u201cio avo, tu avi, egli ava\u201d, ma \u201cio ho, tu hai, egli ha\u201d; il verbo \u201cessere\u201d, non fa \u201cio esso, tu essi, egli essa\u201d, ma \u201cio sono, tu sei, egli \u00e8\u201d; il presente del verbo \u201cmorire\u201d non \u00e8 \u201cio moro\u201d, ma \u201cio muoio\u201d; del verbo \u201cfinire\u201d non \u00e8 \u201cio fino\u201d, ma \u201cio finisco\u201d; dal verbo \u201cdire\u201d, abbiamo \u201cdico\u201d; da \u201cfare\u201d, \u201cfaccio\u201d; da \u201cdovere\u201d abbiamo \u201cio devo, noi dobbiamo\u201d; il participio passato di \u201cesigere\u201d \u00e8 \u201cesatto\u201d e non \u201cesigiuto\u201d; il participio passato di \u201cespellere\u201d \u00e8 \u201cespulso\u201d; il participio passato di \u201cdirimere\u201d non esiste; eccetera eccetera. Verbi perfettamente regolari in italiano non sono che una minoranza.<br \/>\nMa in tutte le lingue esistono eccezioni e controeccesioni, casi e sottocasi e nessuna lingua \u00e8 rigorosamente fonetica. Tutte le lingue eccetto una: l\u2019esperanto. L\u2019esperanto \u00e8 rigorosamente fonetico: a ogni fonema corrisponde sempre un grafema e viceversa. E non esistono eccezioni. La grammatica si compone di sedici sole regole, senza alcuna eccezione. Le desinenze verbali sono in tutto sei: -as (presente), -is (passato), -os (futuro), -us (condizionale), -u (imperativo), -i (infinito). Ecco un esempio: diri (dire), diras (presente indicativo, per tutte le persone: dico, dici, dice, diciamo, dite, dicono), diris (passato: dicevo, dissi, ho detto), diros (dir\u00f2, dirai, ecc.), dirus (direi, diresti, ecc.), diru (imperativo: di\u2019, dite).<br \/>\nProvare per credere, mettendo da parte i pregiudizi.<\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>Amerigo Iannacone<\/strong><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p><strong>Ritratto<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Garza di nebbia<br \/>\navvolge il mio pensiero,<br \/>\nun accenno d\u2019ala<br \/>\nnel canto d\u2019uccello,<br \/>\nche si erge e rifluisce<br \/>\ntra gli argini placidi<br \/>\nnell\u2019incontro segreto d\u2019altro mondo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 il ricordo di uno scorrere<br \/>\nche va sotto arcate d\u2019acqua,<br \/>\ncon onde lievi nell\u2019ora<br \/>\nche narra la storia di una vita,<br \/>\ne poi sar\u00e0 quel che sar\u00e0.<br \/><\/br><br \/>\n<strong>Adriana Mondo<\/strong><br \/>\nReano (Torino)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foglio Volante n\u00b07 Anno XXXI Luglio 2016 Fonetismo ed esperanto Spesso a noi italiani, parlando con gli stranieri, capita di dire \u2013 nell\u2019intento di elogiare la nostra lingua \u2013 che l\u2019italiano come si scrive cos\u00ed si legge. 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