{"id":576,"date":"2016-09-01T14:36:51","date_gmt":"2016-09-01T12:36:51","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=576"},"modified":"2016-09-01T15:39:56","modified_gmt":"2016-09-01T13:39:56","slug":"il-foglio-volante-di-settembre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=576","title":{"rendered":"Il Foglio Volante di settembre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span class=\"sottotitolo myalign\">Foglio Volante n\u00b09 Anno XXXI Settembre 2016<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 aligncenter bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/foglio_settembre_2016.jpg\" width=\"250\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le disavventure della bellezza<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo italic\">\u00c8 appena uscito per le Edizioni Eva la raccolta di poesie Le finte allegorie (Ed. Eva, Venafro 2016, pp. 120, \u20ac15,00. ISBN 978-88-97930-83-9. Ne riportiamo la prefazione di Giuseppe Napolitano.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign italic\">...tre leggeri segni<br \/>\nche non vogliono dire nulla. E indica<br \/>\ncome si pu\u00f2 giocarci il proprio tempo<br \/>\ne ragione, e meglio ancora il nulla.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Ricordo che, da ragazzo, mi impression\u00f2 un quadro \u2013 non so pi\u00f9 in quale libro lo avessi \u2013 dal titolo che mi parve stranamente inquietante: \u201cSusanna e i vecchioni\u201d (o qualcosa del genere). Mi chiedevo, riguardandolo, perch\u00e9 mai dovessero proprio i vecchi rimanere tanto abbagliati dalla nuda bellezza di quella figura femminile, la quale del resto pareva ritratta in una radiosa indifferenza. In quel tempo, peraltro, alla bellezza del corpo muliebre avevo dedicato una lirica, \u201cPoesia della carne\u201d, ispirata da un \u201cnudo\u201d del pittore Antonio Sicurezza: \u201ccorpo femmineo, immagine di Dio\u201d \u2013 concludevo i miei versi, lontano, pur nella mia curiosa adolescenza, dall\u2019associare tentazioni erotiche alla rappresentazione artistica (o almeno cos\u00ec volevo credere).<br \/>\nQuesta premessa, volutamente privata, dovrebbe, a me in primis, chiarire il senso dell\u2019operazione letteraria alla quale Giorgio B\u00e0rberi Squarotti ha dedicato buona parte dei suoi ultimi anni (se crediamo alle date che segnano il succedersi continuo dei momenti creativi di questa silloge complessa). Una cos\u00ec lunga sequenza di immagini \u2013 ma immagini che si fanno storie \u2013 con protagonista costante il nudo femminile (parziale o integrale, offerto spesso alla violenza, anche sgradevole, ma comunque esaltato nelle sue forme, sia pure nei toni cangianti del dramma scherzoso), come dev\u2019essere interpretata, senza cadere \u2013 ed \u00e8 una sfida \u2013 nel compiaciuto rischio di un pruriginoso voyeurismo da buco della serratura?<br \/>\nTaccuino del vecchio cercatore? O dottrina di un estremo principiante... Volessimo parafrasare altre ben note esperienze di poeti abbastanza in l\u00e0 con gli anni. Ma, se \u00e8 vero che la poesia non ha data di scadenza, \u00e8 anche vero che non si va in pensione da poeta: finch\u00e9 c\u2019\u00e8 vita, si lavora \u2013 tutto qui. E il lavoro di un cercatore, per quanto vecchio, \u00e8 \u2013 ancora! semplicemente \u2013 cercare (finch\u00e9 la continua pratica si fa gustoso esercizio dottrinario). Qui si produce in effetti l\u2019esito sommo di una curata ricerca e se ne propone l\u2019insieme in una scansione articolata e raffinata, e nemmeno costruita, poich\u00e9 si ha la netta sensazione che le pagine (per quanto datate) abbiano avuto gestazione casuale e non preordinata \u2013 non subito, almeno \u2013 alla silloge da pubblicare.<br \/>\n\u00c8 da credere piuttosto che si tratti di una ricorrente manifestazione della benvoluta e senz\u2019altro opportunamente medicata ma ineluttabile malattia che \u00e8 l\u2019amore per la bellezza (o della bellezza), che nel nudo si sublima. E l\u2019insistere sul tema non appare certo (dopo qualche iniziale perplessit\u00e0) una gratuita dimostrazione di abilit\u00e0 descrittiva: l\u2019autore di questa enciclopedica riflessione sulle disavventure della nudit\u00e0 ben conosce le sue riserve di stile \u2013 pressoch\u00e9 inesauribili.<br \/>\nGli episodi narrati, a costruire la trama di questo libro ricco di sorprese incantevoli e incredibili sospensioni, sono frutto probabilmente di eccezionale capacit\u00e0 inventiva, ma \u00e8 anche probabile che siano nati, in qualche misura, da sollecitazioni o suggestioni, suggerimenti o solleticazioni di origine concreta \u2013 pu\u00f2 essere bastato, una volta, cogliere l\u2019idea di una storia in un sorriso, un gesto, un atteggiamento, o un frammento di racconto, un aneddoto, ascoltato. \u00c8 nota, a chi ben lo conosca attraverso i suoi libri di poesia, la predisposizione di Giorgio B\u00e0rberi Squarotti a registrare (nei suoi viaggi o nelle soste in un caff\u00e8, camminando o chiacchierando con gli amici) qualunque stimolo provenga dall\u2019esterno \u2013 e farne cosa sua che vive in lui e si fa poetica trasposizione o trasfigurazione. Le creature che vivono in queste pagine, e sono frutto \u2013 poliedrica fattura d\u2019artista \u2013 di un misurato laboratorio dei sensi, hanno un\u2019anima e un corpo, anche se \u00e8 il corpo ad apparire, a sbattersi certe volte in prima persona, ma la fisicit\u00e0 \u00e8 condizione dello spirito, \u00e8 manifestazione di una interiore violenza che grida e chiede vita, nel farsi exemplum, nel dirsi in poesia.<br \/>\nQui, di qui si dipana una trama incredibile e reale, onirica e materica insieme, di un presente incombente ingombrante \u201cspoon river\u201d: un viaggio di figure. Qui si coniuga infine l\u2019esistenza di un mondo, il nostro mondo, come sospeso fuori del tempo, eppure nel tempo incastonato con le sue gemme, a splendere di piccole schegge che fanno il luminoso firmamento di una dolente (non sempre, poich\u00e9 spesso \u00e8 consapevolmente buffonesca) umanit\u00e0: noi.<br \/>***<br \/>Gi\u00e0 il titolo di questo libro sembra voglia mettere sull\u2019avviso il lettore, magari quello meno smaliziato, il quale comprenda quanto ci sar\u00e0 di gioco nel viaggio che sta per intraprendere: ci sono allegorie, ma sono finte, quindi \u00e8 tutto reale? \u00c8 cos\u00ec che deve intendersi, chiss\u00e0. Ma dalle prime pagine si afferra il bandolo della matassa e sar\u00e0 poi abbastanza facile scioglierla. Oddio, senza aspettarsi pi\u00f9 di quello che c\u2019\u00e8 e si vede subito: la gioia di una tavola imbandita e ricca di ogni leccornia (e absit iniuria verbis, in questo caso \u00e8 proprio il caso di sottolinearlo). Appena \u201cle due cameriere, castana l\u2019una, l\u2019altra bionda, entrambe amabili e giustamente giovani, si siano spogliate nude\u201d nell\u2019oste-ria di Clusone, comincia la giostra e non la smette pi\u00f9 di girare, fino alla fine del libro \u2013 un ritornello, un refrain, un rond\u00f2... insomma una ludica frenesia che trascina verso un finale subito atteso poich\u00e9 giustamente immaginato (per parafrasare stavolta il gioco linguistico dell\u2019autore). Ma prima di arrivarci converr\u00e0 visitare stazioni di posta e sontuose abitazioni, siti archeologici e squallide dimore di mercanti... Senza dimenticare (altra subliminale dichiarazione d\u2019intenti) che \u00abquesto istante \u00e8 vero solo mentre tu lo scrivi\u00bb...<br \/>\nInutile stare a segnalare episodi o figure particolari: hanno tutti, tutte, l\u2019importanza che compete ad un campionario ideale, poich\u00e9 tutti, tutte devono rispondere all\u2019as-sunto centrale della composizione, alla volont\u00e0 prima del compositore: l\u2019unisono di un concerto nel quale ogni strumento, ogni voce ha pari dignit\u00e0. Se proprio si volesse cercare lo slancio lirico pi\u00f9 elevato, quando un po\u2019 si distacchi dalla (voluta) volutt\u00e0 descrittiva e sposi invece una pi\u00f9 profonda linea di consapevolezza estetica, pur si potrebbero indicare alcune composizioni nelle quali pi\u00f9 alta si leva la cifra espressiva e pi\u00f9 esplicita si rende quindi la regola del gioco: si dichiara allora (come in \u201cA Mondov\u00ed, veramente\u201d) quando \u00absi dissolvono le nubi \/ che decorano il culmine del sogno \/ dipinto\u00bb, e l\u00ec, di l\u00ec, si pu\u00f2 alzare lo sguardo verso \u00abil rettangolo del cielo\u00bb, quello puro e celeste in cui ogni immagine appare, riappare pura e scevra d\u2019ogni malizia terrena, in un oltre che \u00e8 quello della pura fantasia, la molla e la mamma dell\u2019ispirazione, la culla del nostro sogno.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign italic\">...perfetta nella forma della vera<br \/>\narte, che non patisce il tempo, e ancora<br \/>\neternamente nuda si mostrava<br \/>\nilare, pura.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><strong>Giuseppe Napolitano<\/strong><br \/>\n<span class=\"italic\">Sousse, 27-30 maggio 2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foglio Volante n\u00b09 Anno XXXI Settembre 2016 Le disavventure della bellezza \u00c8 appena uscito per le Edizioni Eva la raccolta di poesie Le finte allegorie (Ed. 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