{"id":713,"date":"2015-01-22T12:33:30","date_gmt":"2015-01-22T11:33:30","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=713"},"modified":"2016-11-25T12:47:33","modified_gmt":"2016-11-25T11:47:33","slug":"frequentazioni-letterarie-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=713","title":{"rendered":"Frequentazioni letterarie 2"},"content":{"rendered":"<div class=\"libro\">\n<div class=\"copertina\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Cop.-Frequeantazioni.jpg\" width=\"255\" height=\"350\" \/><\/div>\n<div class=\"dettagli_libro\">\n<ul>\n<table class=\"info\">\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Titolo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Frequentazioni letterarie 2<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Autore<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Aldo Cervo<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Collana<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Il Cormorano<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Pagine<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">424<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Anno<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">2015<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Prezzo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">\u20ac 22,00<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"testoarticolo\"><b>L\u2019Olivo di Venafro<\/b><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Quando gli amici Ida e Tobia, infaticabili propulsori di cultura di questo sempre pi\u00fa fervoroso Molise, mi comunicarono di avermi motu proprio inserito tra i relatori nel convegno sull\u2019Olivo venafrano, ne fui ben lieto per la portata \u2013 per cos\u00ed dire \u2013 estimativa che quell\u2019inserimento recava implicita, e anche per il fatto che l\u2019olivo ha svolto un ruolo importante, forse non meno degli stessi studi, nella formazione del mio carattere, del mio corredo creativo, della mia sensibilit\u00e0.<br \/>\nAvevo sei anni quando in un locale adiacente alla mia casa, fatto costruire da mia madre cogli utili di modestissime propriet\u00e0 terriere e tirando, al mercato del mercoled\u00ed, sui costi dell\u2019ortofrutta coi fruttivendoli di Limatola e di Alife, fu istallato un frantoio. In quel frantoio (che dalla lettura del libro di Ferdinando Alterio ho finalmente imparato in che differisce dal trappeto) fui per poco meno di mezzo secolo a contatto con il fascinoso ultimo scampolo di civilt\u00e0 contadina, che di l\u00ed a poco sarebbe stata travolta dall\u2019irruzione, anche nelle nostre campagne, della modernit\u00e0.<br \/>\nDi quella civilt\u00e0 contadina, non tanto l\u2019empirica saggezza, ma la proverbiale arguzia, l\u2019impertinente ma schietta mordacit\u00e0 lessicale divennero per sempre parte integrante dalla mia formazione umana e culturale.<br \/>\nVenendo al tema, credo che con L\u2019Olivo di Venafro la Volturnia Edizioni segni un\u2019altra delle prestigiose tappe, che da alcuni anni va conseguendo nel campo dell\u2019editoria. <br \/>\nIl volume, che \u00e8 presentato da Emilio Pesino, presidente del Parco Regionale Storico Agricolo dell\u2019Olivo di Venafro, e reca la prefazione di Franco Valente, tra i pi\u00fa attrezzati e combattivi studiosi del Territorio, \u00e8 introdotto dallo stesso autore con una pagina sulla \u201cnobilt\u00e0\u201d dell\u2019albero dell\u2019ulivo, sacro alla dea Atena, ma assunto dalla nostra religione a simbolo di pace, in gara \u2013 aggiungo \u2013 con l\u2019alloro, la fronda peneia, alla cui prosopopea vanagloriosa contrappone il candore di una disarmante umilt\u00e0. <br \/>\nDopo un excursus storico-letterario sull\u2019Olivo nei Paesi del Mediterraneo, il volume passa a cogliere le svariate correlazioni che l\u2019Olivo ha avuto con la mitologia, per andarlo poi a ritrovare nei Poemi omerici e, a seguire, nella produzione letteraria latina.<br \/>\nTrattato poi il tema delle propriet\u00e0 cosmetiche e curative dell\u2019un-zione con l\u2019olio d\u2019oliva, il testo procede con la descrizione dei vari tipi di olio in Roma antica; poi punta \u2013 ma per solo un paio di capitoli \u2013 l\u2019obiettivo su Venafro, con l\u2019indagine su quelle che furono un tempo le qualit\u00e0 dell\u2019olio venafrano e il reperimento di citazioni dell\u2019olio medesimo in scrittori latini.<br \/>\nQui, non ancora soddisfatto dell\u2019ampio percorso compiuto, ed anche per un atto di deferenza verso il Signore Iddio, l\u2019autore, col puntiglio del ricercatore che lo contraddistingue, se ne va a indagare l\u2019Olivo, e l\u2019olio nelle connessioni metaforiche e allegoriche con le Sacre Scritture. Intendo Vecchio e Nuovo Testamento.<br \/>\nViene poi, nel testo, la volta dei sistemi di lavorazione e di spremitura delle olive, a partire da trascorse epoche, e si descrivono i vari tipi di macine e di presse, iniziando da quelle con vite in legno. Seguono pagine dedicate al paesaggio olivicolo di Venafro nelle descrizioni di viaggiatori d\u2019ogni tempo, dove si riferisce anche della leggenda di San Francesco d\u2019Assisi che, di passaggio per Venafro in una notte di neve, si sarebbe riparato sotto a un ulivo miracolosamente risparmiato dalla bufera.<br \/>\nA seguire, dopo un cenno a Cultori e Studiosi dell\u2019olio, si parla dell\u2019olivo cosiddetto \u201cgaetano\u201d, che fiorirebbe e darebbe frutto due volte l\u2019anno, presente nel non lontano agro di Ciorlano. E si parla anche del discusso \u201culivo maschio\u201d, sulla cui esistenza non s\u2019\u00e8 tutti d\u2019accordo.<br \/>\nIl lavoro dell\u2019Alterio si avvia infine a conclusione con pagine di confronto tra olivo di Venafro e olivo della Provenza, e pagine rievocative di Giovanni Presta, medico pugliese del Salento, vissuto tra il 1720 e il 1797, studioso di olivicoltura, e di Niccola Pilla, che per primo stil\u00f2 una classifica delle variet\u00e0 delle olive di Venafro.<br \/>\nUltimo capitolo \u00e8 quello riservato agli scrittori locali che si occu-parono dell\u2019olivo e dell\u2019olio, dove s\u2019impone per potenza suggestiva la visione descritta da Benedetto e Giovanni Antonio Monachetti di una Venafro simile a un uccello (io avrei detto aquila) di cui gli oliveti che risalgono le pendici dell\u2019incombente montagna sono le aperte ali.<br \/>\nQui la prosa, gi\u00e0 ben supportata finora da immagini, cede il passo alla documentazione fotografica. Si inizia con ulivi ripresi nella vetust\u00e0 sacrale dei poderosi tronchi, taluni dei quali rassomigliabili \u2013 nelle contorte, sofferenti innervature \u2013 al gruppo del Laocoonte, o pi\u00fa semplicemente al busto ossuto e muscoloso del vecchio contadino forgiato dalla fatica.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo italic\">\nFavole di contorsioni,<br \/>\ndi dolore silente, di atavica nobilt\u00e0,<br \/>\ntronchi di nodi secolari<br \/>\ntra le pietre antiche del Sannio<br \/>\n...<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">ha scritto, nel suo tipico stile tirato e sofferto, Ida Di Ianni sulla prima delle arboree rappresentazioni. <br \/>\nSeguono poi immagini di centri abitati sommersi nell\u2019abbraccio verde argenteo di rigogliosi uliveti; poi ancora di utensili per la raccolta, la defoliazione, la macinazione e la spremitura delle olive, e la conservazione dell\u2019olio.<br \/>\nInfine alcune misure dell\u2019olio.<br \/>\nSulla macinazione e la spremitura delle olive, e sulle misure adoperate per il computo sia della quantit\u00e0 delle olive da molire che dell\u2019olio ricavato in quella che fu nelle campagne del Sud l\u2019ultima stagione preindustriale: dico gli anni \u201950, voglio intrattenermi un po\u2019. Ma non sforer\u00f2 il tetto dei cinque o sei minuti.<br \/>\nIo che sono di Caiazzo, paese legato a Venafro e al Molise in generale dal cordone ombelicale del Volturno, provengo da una zona dove l\u2019olio d\u2019oliva fu voce importante dell\u2019economia, prima che la proterva ignoranza di Bruxelles intervenisse a imporre paletti e divieti, e ci venisse a spiegare che le acque reflue dei frantoi inquinavano i torrenti e il letame bovino andava non pi\u00fa ammucchiato all\u2019aperto ma serbato possibilmente in salotto prima di essere sparso e di subito ricoperto dall\u2019aratro nei terreni da seminare. In quell\u2019epoca di oscurantismo preindustriale, che non conobbe il progresso dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici, nel paese mio le mole dei frantoi, a una o a due ruote in pietra viva, erano trainate da muli e cavalli bendati, e la pasta delle olive veniva poi sparsa in tante store circolari, che poste l\u2019una sull\u2019altra formavano l\u2019insaccatura, sulla quale era fatto scendere con sapiente lentezza il piatto della pressa, spinto in basso da una poderosa vite di acciaio. Dopo la spremitura a freddo, si passava alla \u201ccaura\u201d.<br \/>\nLe ulive erano misurate in ceste (ma le ceste non erano tutte eguali) o in coppe, un arnese di legno simile a un settore di cono, di cui erano provvisti i frantoi. L\u2019olio invece aveva pi\u00fa di una misura: si partiva proprio dalla \u201cmisura\u201d, un contenitore da sei coppe, pari a quattro litri, per scendere poi alla \u201ccoppa\u201d, pari a due terzi di litro, alla mezza coppa, pari a un terzo di litro, e al misurino (u\u2019 mmusurielle), pari a un nono di litro. Il rapporto tra quantit\u00e0 di olive molite e olio ricavato dava luogo alla resa, e chi realizzava una \u201cmisura\u201d (quattro litri) a cesta, si diceva che aveva fatto una buona resa.<br \/>\nPoi c\u2019era il decalitro, che a Caiazzo chiamavamo \u201c\u2019u monaco\u201d, perch\u00e9 raccoglieva, a mo\u2019 di questuante, l\u2019olio di paga trattenuto dal frantoio, pari a sei coppe per ogni trentasei che andavano al proprietario delle olive.<br \/>\nOggi tutto questo complesso meccanismo di misurazioni, giustificato all\u2019epoca dell\u2019istituto della mezzadria, che imponeva millimetriche operazioni di spartenze tra padrone e mezzadro, \u00e8 stato soppiantato dalla bascula elettronica, che pesa, e in tempo reale ti d\u00e0 peso e scontrino fiscale con l\u2019importo da pagare in euro.<br \/>\nMa le moliture non possono pi\u00fa rispettare le singole partite, sic-ch\u00e9 spesso ti porti a casa olio di olive non tue, e col tuo che finisce altrove. Vado a chiudere.<br \/>\nIl lavoro di Ferdinando Alterio, sintetizzare il quale \u00e8 come voler fare il riassunto, in un quarto d\u2019ora, della Divina Commedia, \u00e8 dunque un percorso tematico che si origina da quelle che nelle nostre scuole si chiamano (o si chiamavano?) Unit\u00e0 didattiche. E l\u2019Unit\u00e0 didattica \u00e8 in questo caso l\u2019Olivo.<br \/>\nUn\u2019opera poderosa, quella dell\u2019Alterio, la cui sterminata biblio-grafia fa fede del rigore scientifico e della cultura a largo spettro dell\u2019autore, che batte tutti i sentieri culturali possibili e immaginabili: intendo dire la letteratura, la mitologia, la filosofia, le religioni, le scienze, la storia, visti i nomi che vi ricorrono, da Omero a d\u2019An-nunzio, da Pallade a Pasifae, da Platone a Nietzsche, da Osiride a Mos\u00e8, da Plinio il Vecchio a Columella, dal cartaginese Annibale a Ferdinando IV di Borbone. Un\u2019opera di profonda dottrina, da raccomandare alla lettura e alla fruizione del pubblico, a partire dalle scuole, dove potrebbe essere occasione magnifica di uno studio interdisciplinare avente a obiettivo la presa di coscienza delle peculiarit\u00e0 culturali e produttive del territorio venafrano, e possiamo ben dire dell\u2019in-tero nostro Sud.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo italic\">27 gennaio 2012, Venafro, Castello Pandone. Correlatori: Emilio Pesino, presidente Parco regionale dell\u2019Olivo e Franco Valente, Conservatore Beni Culturali del Comune di Venafro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Titolo Frequentazioni letterarie 2 Autore Aldo Cervo Collana Il Cormorano Pagine 424 Anno 2015 Prezzo \u20ac 22,00 L\u2019Olivo di Venafro Quando gli amici Ida e Tobia, infaticabili propulsori di cultura di questo sempre pi\u00fa fervoroso Molise, mi comunicarono di avermi motu proprio inserito tra i relatori nel convegno sull\u2019Olivo venafrano, ne fui ben lieto per <a href=\"http:\/\/edizionieva.com\/?p=713\" class=\"more-link\">...continua a leggere<span class=\"screen-reader-text\"> \"Frequentazioni letterarie 2\"<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":{"0":"post-713","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-libri","7":"h-entry","8":"hentry","9":"h-as-article"},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/713"}],"collection":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=713"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/713\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":716,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/713\/revisions\/716"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=713"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=713"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=713"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}