{"id":719,"date":"2015-10-01T14:27:53","date_gmt":"2015-10-01T12:27:53","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=719"},"modified":"2016-11-25T14:59:24","modified_gmt":"2016-11-25T13:59:24","slug":"la-neve-e-il-mandarino","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=719","title":{"rendered":"La neve e il mandarino"},"content":{"rendered":"<p><\/p>\n<div class=\"libro\">\n<div class=\"copertina\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Cop_La-neve-e-il-mandarino.jpg\" width=\"255\" height=\"350\" \/><\/div>\n<div class=\"dettagli_libro\">\n<ul>\n<table class=\"info\">\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Titolo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">La neve e il mandarino<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Autore<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">Alessandrina De Rubeis<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Collana<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">L'Albatro<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Pagine<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">120<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Anno<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">2015<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td class=\"info\">\n<li><b>Prezzo<\/b><\/td>\n<td class=\"info\">\u20ac 12,00<\/li>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><b>Non solo poesia, anche memoria e storia<\/b><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Questa seconda raccolta di poesie di Alessandrina De Rubeis \u00e8 la naturale continuazione o, meglio, il naturale completamento della prima, La citt\u00e0 nel cuore (2009), con cui forma un\u2019autobiografia in versi, che ha come sfondo e cornice una grande citt\u00e0, Palermo, con il suo mare, la prima; il paese natale, San Donato Val di Comino, con la sua montagna, la seconda. I due volumi hanno una notevole ricchezza e variet\u00e0 tematica e un arco temporale, che copre anche l\u2019et\u00e0 matura dell\u2019autrice fino ad oggi, ma centrale in entrambi \u00e8 il motivo dell\u2019infanzia e dell\u2019et\u00e0 scolare in genere, trascorsa parte a San Donato, parte a Palermo. <br \/>\nIl trasferimento dal paese avviene sempre in modo inatteso, e anche se in Sicilia va a vivere prima con i nonni materni e poi con gli zii, tutti molto affettuosi, la bambina inevitabilmente ne risente e ne soffre; ma la capacit\u00e0 di adattamento propria dell\u2019et\u00e0 e il carattere vivo, ricettivo, avido di conoscenza di Alessandrina le fanno superare i disagi dei vari trasferimenti. I lunghi soggiorni nell\u2019isola prima del definitivo ritorno a San Donato \u2013 per frequentare poi a Sora le Magistrali con ottimi docenti \u2013 consentono alle radici del suo ramo materno di attingere in loco nutrimenti anch\u2019essi preziosi, insostituibili per la formazione del carattere e per la futura creativit\u00e0 poetica.<br \/>\nIl paese, le favolose vicende dell\u2019infanzia sono viste, rivissute con gli occhi di quando era bambina. \u00abTi guardo \/ e ti rivedo bello come allora \/ quando fuoriuscivo dalla neve \/ solo di poco e mi sentivo lieve\u00bb: sono i versi della prima poesia, Piccolo paese, dedicata appunto al paese natale, che vive intatto nella memoria. <br \/>\nQuesta prima composizione non solo contiene i temi principali, ma ci d\u00e0 anche l\u2019atmosfera, il tono dell\u2019intero volume. C\u2019\u00e8 la descrizione di San Donato con l\u2019antica torre, le case mura, le case a grappolo raccolte, le scale che si arrampicano verso l\u2019alto, c\u2019\u00e8 l\u2019Appennino che lo protegge alle spalle ma anche lo scuote con i terremoti, c\u2019\u00e8 la neve, c\u2019\u00e8 il miracoloso aspetto urbanistico che lo fa apparire un triangolo perfetto, frutto della maestria della sapienza antica, cio\u00e8 dei maestri muratori e degli altri artigiani \u2013 scalpellini, fabbri, falegnami, pittori \u2013, di cui l\u2019autrice, nipote e figlia di artigiani, \u00e8 giustamente fiera. C\u2019\u00e8, nell\u2019ultima strofa, un fulmineo trapasso, una identificazione tra il paese e l\u2019infanzia, molto indicativi anche dello stile dell\u2019autrice, che volentieri fa ricorso al-l\u2019analogia: \u00abPiccolo paese \/ profumo di legno e di pietra \/ infanzia di muschio e parietaria.\u00bb<br \/>\nLa prima lirica ci offre un\u2019altra indicazione, che \u00e8 forse la sua pi\u00fa alta: il paese natale, nell\u2019evocazione poetica, \u00e8 sempre circonfuso da un\u2019aura sacra, da un\u2019at-mosfera naturaliter religiosa, che \u00e8 una prova di come il sacro, che in questo caso possiamo identificare col sentimento religioso, non sia una sovrastruttura ma una componente essenziale, insopprimibile della mente e del cuore dell\u2019uomo, sin dalla pi\u00fa tenera et\u00e0; e questa rac-colta di Alessandrina \u00e8 anche un mirabile documento poetico di tale fondamentale verit\u00e0. Nel testo, il piccolo paese \u00e8 un santuario, un tenero presepe, che nei terre-moti \u00abpi\u00fa sicuramente confida \/ nel santo nome che si \u00e8 donato.\u00bb<br \/>\nNelle liriche che seguono assistiamo allo svolgersi dei giorni in una perfetta armonia tra i bambini e la natura con i suoi elementi, come detto in Compagni di allegria: \u00abGiocavamo a nascondino \/ nel borgo degli antichi te-sori \/ tutt\u2019uno con noi \/ quando scoprivamo la tana.\/\/ All\u2019aperto anche con le intemperie, \/ il solo rischio in quei tempi tranquilli, \/ ma sempre la neve la pioggia il vento, \/ si trasformavano in compagni di allegria.\u00bb<br \/>\nVengono poi i mesi da maggio a dicembre e a gen-naio (con la befana), ognuno caratterizzato da un evento particolarmente significativo per la vita del paese e dei suoi abitanti, piccoli e grandi. Le feste religiose ricordate, prima del Natale, sono quelle del 13 giugno, dedicata a Sant\u2019Antonio, e del 7 agosto, in onore del Patrono San Donato. Ammirevole la delicatezza da acquerello con cui viene rievocata la prima, con i gigli bianchi correlativo oggettivo del pudore dell\u2019et\u00e0 infantile, e con i ragazzini che a sorpresa spuntano dai supportici, e allora un timido sorriso appena accennato tinge di gioia innocente le guance delle bambine. Tutto acceso dai fulgori del mattino estivo, dal manto rosso dell\u2019imponente Patrono, dall\u2019immancabile cocomero anch\u2019esso rosso sulla tavola imbandita a festa, \u00e8 invece il quadro ispirato alla festa di San Donato. Ut pictura poesis \u00e8 il caso di dire con Orazio. Aggiungerei alla poesia e alla pittura anche la musica, presente con le campane in festa, i canti dei pellegrini, la banda, e, perch\u00e9 no, i vicoli plaudenti al passaggio della processione e i fuochi d\u2019artificio. Quasi una spontanea concertazione delle tre arti. <br \/>\nIl lavoro delle donne e quello dei campi sono an-ch\u2019essi onorati da Alessandrina: \u00abSedute davanti casa, le donne \/ intessevano ricami e storie, belle nell\u2019antico co-stume e con un sorriso ricco di saggezza sul volto.\u00bb <br \/>\nL\u2019asinello torna ad essere protagonista in questa civilt\u00e0 non meno contadina che artigianale, come lo era l\u2019indimenticabile ciuchino da Un amico vero in La citt\u00e0 nel cuore: \u00abIl rientro dell\u2019asinello, \/ carico del raccolto e di fascine, \/ dava il segnale della cena \/ e subito i rin-tocchi \/ della campana dell\u2019Ave Maria.\u00bb Sembra un quadro di Jean-Fran\u00e7ois Millet, il pittore dei contadini francesi. L\u2019asino \u00e8 il compagno di lavoro paziente e pre-zioso, che noi lettori anziani abbiamo avuto la gioia di conoscere e di amare. <br \/>\nSiamo grati ad Alessandrina di averlo ricordato come merita anche in questa raccolta. Leggiamo infatti in Settembre: \u00abDolce settembre di vacanze allegre, \/ che ci svegliavi di buon mattino, \/ l\u2019asino preparato con la soma \/ e due grossi cesti ai fianchi, \/ io e Raniero ci ca-lavamo dentro, \/ la zia, a piedi, manteneva la cavezza.\u00bb E in Gallinaro ricorda Salom\u00e8, l\u2019asino delle zie, che ac-compagnava il padre nelle trasferte nel paese vicino, per fare provviste di sale, farina, uova e ortaggi. Quest\u2019asino con tanto di nome mi ricorda l\u2019asino Gabriele di nonna Gerarda, che alloggiava proprio sotto la stanza in cui sono nato, e i tanti asini che per oltre cento anni hanno fatto la spola, coi loro padroni sempre a piedi, tra Gallinaro e i centri del contiguo Abruzzo, Opi, Pescasseroli fino a Scanno, per fornire quei pi\u00fa freddi paesi di vino, olio e frutta di ogni genere, riportando nella nostra valle saporiti formaggi e legna di bosco da ardere.<br \/>\nSiamo ormai nell\u2019autunno inoltrato e, presto, in pieno inverno, Come potevano mancare i carbonai e gli zampognari? I primi \u00abScendevano dai monti ch\u2019era autunno, \/ sulle spalle mantelli e sacchi neri\u00bb, e fornivano il carbone per cucinare e soprattutto per fare il pane di casa: \u00abAveva un buon sapore \/ il pane di casa, \/ sapeva di forno a legna \/ e di donne affaccendate \/ che custodivano \/ nella madia la farina, \/ bianca come il grembiule \/ alla cintola annodato \/ e come il fazzoletto sui capelli, \/ bianco come la tavola apparecchiata \/ e con intorno tante sedie.\u00bb<br \/>\nSe nel primo libro il colore prevalente era l\u2019azzurro del mare e del cielo, anche se solo sottinteso e tuttavia fortemente avvertito come tale, qui \u00e8 il bianco della neve (quanta neve!), della farina, della tovaglia sulla tavola apparecchiata, dei capi dell\u2019abbigliamento paesano; e mi viene spontaneo vedere in tanto bianco anche il simbolo del pudore e della santit\u00e0 di queste madri e sorelle sempre in faccende, per tenere in ordine la casa e unita la numerosa famiglia (vedi le tante sedie intorno al tavolo con una precisa \u201ccitazione\u201d da Libero De Libero).<br \/>\nGli zampognari annunciavano il Natale imminente e ne creavano l\u2019atmosfera: \u00abErano due gli zampognari [\u2026] Venivano da un paese non lontano \/ [ Villa Latina] a portare in ogni casa la novena.\u00bb Rimanevano nel paese nove giorni, ospitati generosamente ma alla buona dalle due zie. Nel loro canto e nel suono del piffero e della zampogna, descritti nel romanzo La ragazza perduta, D. H. Lawrence, ospite a Picinisco con la moglie Frieda nel dicembre del 1919, sentiva la voce stessa delle nostre montagne.<br \/>\nNatale significava anche il presepe, immancabile in ogni casa ancora oggi. \u00c8 una tradizione particolarmente sentita a San Donato, dove fino a qualche decennio fa, gli artigiani di ogni rione, con l\u2019aiuto dei giovani, ne costruivano di bellissimi e di notevole valore artistico, per un concorso a livello regionale e non solo.<br \/>\nAlessandrina, sensibile al dolore e alle disuguaglianze del mondo contemporaneo, vede un presepe davvero vivente nella metro di Milano: un bimbo e una madre di nuovo gravida, che tendono la mano, mentre il padre suona nenie di Natale. Essi, sin dal primo mattino, scen-dono e risalgono nei vagoni fino all\u2019ultima corsa, e riescono a scuotere l\u2019assuefazione dei passeggeri. Nel libro il ricordo del passato \u00e8 sempre coniugato col presente e animato dal calore della carit\u00e0, dell\u2019amore per il prossimo, in particolare per i poveri e i diseredati.<br \/>\nDopo il Natale, viene per i bambini la festa pi\u00fa attesa e gratificante, la Befana! Essa occupa un grande spazio nel libro e viene descritta in tutti i momenti del sacro rito, con le parole semplici e leggere che si addicono ad una favola. Siamo nel dopoguerra, negli anni 1955-56, e la vecchia bizzarra con il cuore d\u2019oro non ha granch\u00e9 da portare in regalo e le calze appese al camino conten-gono poche, umili cose, ma i bambini sono ugualmente felici: \u00abnoi aprivamo nelle nostre mani \/ spicchi di sole dentro un mandarino.\u00bb Il piccolo frutto qui, come nella lirica seguente, che d\u00e0 il titolo al volume, \u00e8 visto, goduto dai bambini anche nel suo valore evocativo e simbolico. I suoi piccoli spicchi, oltre a nutrire, confortano nel freddo inverno, perch\u00e9 sono visti come spicchi di sole. Superfluo aggiungere che in Alessandrina il mandarino vuole essere anche uno dei simboli della sua terra sici-liana. Il Comune, in armonia con la sua tradizione de-mocratica, \u00e8 solidale con le famiglie degli operai. \u00abArri-v\u00f2 la befana comunale, \/ per ogni famiglia, al primo nato, \/ gonne, pantaloni, scarponcini \/ e bambole con i nomi dell\u2019Est. \/ Erano le prime bambole animate \/ e Ta-tiana cammin\u00f2 verso di me. \/\/ L\u2019anno appresso ritornai, \/ ma presi un paio di scarponcini, \/ scelta previdente la mia \/ per quell\u2019inverno straordinario \/ che volle stabilirsi da noi \/ per mesi e mesi, \/ cedendo il passo solo all\u2019estate.\u00bb (Tatiana). <br \/>\nSiamo nel nucleo centrale del volume, in cui la poesia si arricchisce maggiormente di un\u2019altra dimensione, quella del documento storico.<br \/>\nIl freddo, lungo inverno del 1956 (simile nei danni a quello del 1929) \u00e8 ricordato in quasi tutta la letteratura europea, recentemente anche dallo scrittore svizzero Julien Dunilac, nel suo ultimo libro di poesie Cinquante po\u00e8mes in do mineur (L\u2019\u00c2ge d\u2019Homme, Lausanne, 2013).<br \/>\nDi sfuggita ricordiamo che a Scanno si dovettero in-terrompere le riprese del film di Giuseppe De Santis \u201cUomini e lupi\u201d, anche se alla troupe e alla popolazione venivano portati soccorsi con gli elicotteri. Alessandrina dedica a quell\u2019interminabile inverno numerose compo-sizioni, e anche se gli occhi della bambina e poi quelli nostalgici dell\u2019autrice non possono sfuggire alle sedu-zioni e alla magia della neve, la realt\u00e0 affiora netta sotto l\u2019immensa coltre bianca: \u00abE continu\u00f2 la neve \/ in fiocchi leggeri, \/ poi pi\u00fa fitti, pi\u00fa grandi \/ quasi bianchi giganti \/ dalle lunghe dita inanellate. \/ [\u2026] Si sollev\u00f2 il selciato \/ delle strette viuzze, \/ scomparvero le entrate \/ delle case fumanti, \/ si camuff\u00f2 anche l\u2019angelo \/ che indicava ai passanti \/ la direzione del vento.\u00bb Ma ecco, nella pagina seguente, la strofa con la nota pi\u00fa dolente: \u00abEra l\u2019inverno del \u201856 \/ che si allung\u00f2 oltre la primavera \/ come i numeretti incolonnati \/ dentro le pagine della libretta nera.\u00bb La libretta nera era il quaderno dei debiti. Ci fu, \u00e8 vero, un prodigarsi in aiuti, una gara generosa tra i maggiori partiti politici e tra questi le parrocchie, per alleviare le sofferenze e i disagi dei pi\u00fa bisognosi, ma le conseguenze di quel terribile inverno si fecero presto sentire per adulti e bambini. Alessandrina lasci\u00f2 di nuovo San Donato per tornare in Sicilia, altri bambini erano partiti per il Nord Italia, dove erano stati accolti da famiglie di buon cuore, che avevano fatto conoscere la loro disponibilit\u00e0. Gli adulti ripresero la via dell\u2019emi-grazione per gli Stati Uniti, preclusa per\u00f2 ai comunisti e ai segnalati come tali. Tutto ci\u00f2 \u00e8 detto compiutamente nella lirica Partenze: \u00abCon l\u2019estate del \u201856 \/ giunse per me la partenza, \/ lasciai il mio piccolo mondo \/ fatto di neve e di vento \/ e corsi col fischio del treno \/ a rag-giungere il sole del Sud. \/\/ Prima di me, altri bambini erano partiti \/ ospiti di famiglie accoglienti \/ in localit\u00e0 italiane del Nord [\u2026] \/ E s\u2019intensific\u00f2 l\u2019emigrazione, \/ si andava verso il Nuovo Continente, \/ dove i paesani si facevano garanti \/ per vitto, alloggio e lavoro.\u00bb Anche suo padre fu spinto a partire, \u00abbench\u00e9 non persuaso, \/ ma fu sospettato comunista \/ e rimase dov\u2019era il suo cuore \/ operaio artigiano come tanti, \/ categoria detta degli artisti \/ tutti fieri della loro appartenenza.\u00bb <br \/>\nLa storia del paese, molto noto gi\u00e0 allora per la pas-sione politica e l\u2019antifascismo, diventa un tema impor-tante. Il libro di Alessandrina dimostra come un volume di poesie, ricco di riferimenti concreti, pu\u00f2 essere una fonte preziosa per gli storici, e come la letteratura in ge-nere \u00e8 uno strumento privilegiato per definire il clima di un momento e di un\u2019epoca. Occorre tenere presente che la nostra poetessa \u00e8 anche appassionata di ricerche sto-riche, in particolare sulla Resistenza e i suoi martiri, cui ha dedicato articoli assai importanti.<br \/>\nSe lo zio di Alessandrina \u00e8 socialista, il nonno invece \u00e8 un anarchico, un idealista romantico, nemico di ogni compromesso. La Sinistra sandonatese ne annoverava parecchi (faccio un solo nome, quello di Antonio Quin-tiliani, amico mio e del noto anarchico cassinate avv. Vincenzo Di Mambro, caro ad entrambi, e fratello di Maria, storica bidella della locale Scuola Media). La fi-gura del nonno sandonatese campeggia quasi a chiusu-ra della prima sezione del volume, nella lunga composi-zione intitolata Nonno, di cui riportiamo la prima parte: \u00abMastro Carmelo, muratore artista \/ ti chiamavano il mago dei tetti \/ ma cadendo gi\u00fa rimanesti zoppo. \/ Ve-dovo anzitempo \/ di Alessandrina \/ (porto il suo nome) \/ orfano di madre che ancora eri bambino. \/ [\u2026] Into-navi l\u2019inno, nel letto, ogni sera, \/ era la tua preghiera, \/ poi spegnevi il lume e ti addormentavi.\u00bb Questo nonno che vive solo e come preghiera serale, prima di addor-mentarsi, intona l\u2019inno anarchico, e, per uno strano pudore, \u00e8 poco loquace con la bambina, che invano gli chiede il racconto di una favola, ci ricorda, per contra-sto, il tenero e affettuoso nonno siciliano Z\u00fa P\u00e8, che la notte di Natale \u00e8 il primo ad accompagnare la nipotina nella chiesa gremita di fedeli.<br \/>\nLa prima sezione del volume contiene anche compo-sizioni dedicate alla scuola elementare, le cui prime quattro classi Alessandrina frequenta nel suo paese. Siamo nella prima met\u00e0 degli anni Cinquanta, le ferite della guerra sono ancora da rimarginare, e i pericoli ancora incombenti: \u00abe i manifesti, alle pareti della scuo-la, \/ del bambino con le stampelle, mutilato, \/ che rac-comandavano di non toccare \/ residui bellici e oggetti sconosciuti.\u00bb Il lettore pu\u00f2 rendersi conto del lavoro prezioso svolto dagli insegnanti con infinito amore, per proteggere i bambini loro affidati, farli crescere sani fi-sicamente e moralmente, affinch\u00e9 diventino bravi citta-dini. Ho sempre avuto grande stima dei docenti delle scuole elementari, sia per le solide basi che danno al-l\u2019istruzione dei nostri figli, sia per la loro preparazione enciclopedica, per cui li ritengo la vera ossatura cultu-rale e morale del nostro Paese.<br \/>\nLa lettura di questo libro di Alessandrina, anche lei insegnante di scuola primaria, mi ha ulteriormente confermato nella mia opinione. La poesia intitolata La scuola riassume efficacemente i valori in essa coltivati: \u00abbelli i due libri con le storie vere \/ poesie alla patria \/ e ai valorosi eroi del Risorgimento, \/ chiari gl\u2019insegnamenti \/ volti a fare di noi \/ onesti cittadini \/ [\u2026] eravamo bambini appassionati.\u00bb <br \/>\nChiude la sezione una composizione molto significa-tiva. Dopo la 5a elementare e la Media, frequentate a Palermo, avviene il definitivo rientro al paese montano. Ma Palermo rimane sempre nel cuore, diviso tra la montagna e il mare; una dualit\u00e0 che nell\u2019immediato crea disagio e sofferenza, ma col tempo si riveler\u00e0 un arricchimento: \u00abE poi il ritornare \/ ed essere nel con-tempo altrove \/ [\u2026] dualit\u00e0 dell\u2019io, Giano bifronte.\u00bb<\/br><br \/>\nNella seconda sezione acquista particolare rilievo la figura del padre Domenico. Un padre col cuore di bam-bino, che ha una bella voce, \u00e8 un bravo artigiano-pittore. Con versi leggeri e toccanti, si rievocano gli epi-sodi pi\u00fa salienti della sua vita fino all\u2019anno della scom-parsa. Durante l\u2019infanzia di Alessandrina e dei suoi fra-telli, il padre, dopo una giornata di duro lavoro, trova il tempo di giocare con loro e anche di raccontare le favo-le, mentre sono a letto in attesa del sonno. La domenica, ecco la tavola apparecchiata con intorno i bambini, a ognuno dei quali viene assegnata una piccola manciata di monetine, e poi, recitata la preghiera, tutti svelti a mangiare i maccheroni che attendono fumanti nella zuppiera. \u00c8 il bellissimo ritratto delle famiglie numerose di una volta, semplici, contente del poco, laboriose, uni-te, felici. E qui come non sottolineare una peculiarit\u00e0 tutta italiana anche in quegli anni? Un artigiano \u201cso-spettato comunista\u201d, nel paese pi\u00fa rosso della Valle, che prima di mangiare recita e fa recitare la preghiera ai fi-gli, e nel mese di maggio tutti davanti all\u2019altarino, alle-stito in casa, a cantare le lodi alla \u201cVergine Bianca\u201d, che ascolta compiaciuta gli a solo del capofamiglia.<br \/>\nNella lirica intitolata La scala viene descritto con or-goglio il lavoro del padre: \u00abAvevi una scala a libro, pe-sante, \/ la sistemavi nel mezzo della stanza \/ e su di essa tinteggiavi [\u2026] \/ Sulla testa mettevi un curioso cappello \/ che facevi con carta di giornale, \/ mi sembrava una barca capovolta \/ e tu l\u2019artista che dipingeva il mare. \/ Del tuo mestiere \/ gelosamente custodivi \/ il segreto delle venature \/ \u201cfinto legno\u201d e \u201cfinto marmo\u201d le definivi \/ e l\u2019accostamento dei colori \/ con cui ottenevi \/ le pi\u00fa rare sfumature. \/ Avevi la mano ferma, l\u2019occhio esperto, \/ padre, ero orgogliosa di guardarti.\u00bb E in un\u2019al-tra lirica afferma: \u00abSai, io ero felice \/ le sere in cui rincasavi \/ profumato di vernice \/ e con indosso la giacca \/ un po\u2019 macchiata di biacca.\u00bb<br \/>\nSono versi che mi piace accostare a quelli dell\u2019amico poeta italo-belga Francis Tessa, anche lui fiero di un padre pittore come quello di Alessandrina.<br \/>\nQuesti artigiani-artisti, di cui non solo i figli e la fa-miglia, ma l\u2019intera comunit\u00e0 era giustamente orgoglio-sa, in Ciociaria, sono venuti quasi tutti scomparendo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, sia a causa dell\u2019emigrazione, sia perch\u00e9 l\u2019istituzione an-che nei piccoli paesi delle scuole di Avviamento, poi tra-sformate in Medie, e la provincializzazione di molte strade comunali, ha trasformato molti di essi in bidelli o cantonieri. Malgrado la grande bravura dell\u2019artigiano, il suo lavoro rimaneva precario e non adeguatamente re-tribuito. La sua fuga all\u2019estero o verso il \u201cposto fisso\u201d va capita e giustificata, tenendo conto anche dell\u2019assenza di politiche di incoraggiamento del suo importante settore produttivo.<br \/>\nGli anni volano, i genitori invecchiano: \u00abhanno la te-sta bianca \/ e i segni del tempo \/ inesorabili sul volto.\u00bb Le palpebre appesantite rimpiccioliscono i loro occhi, ma lo sguardo rimane quello di una volta: \u00absevero e pe-netrante\u00bb quello della madre, \u00abbambino e sorridente\u00bb quello del padre.<br \/>\nLa severit\u00e0 dello sguardo della madre, ancora viva, \u00e8 stata gi\u00e0 oggetto di una poesia precedente, Lo specchio, e basta da sola, nell\u2019economia del libro, a farci capire l\u2019arduo compito che la donna ha dovuto svolgere per guidare, accanto al marito, una numerosa famiglia.<br \/>\nL\u2019amatissimo pap\u00e0 riconquista subito la centralit\u00e0 che conosciamo; \u00abI tuoi occhi, padre, \/ sono racchiusi tra gli anni \/ e il celeste che prima vi splendeva \/ sem-bra ormai spento, \/ cammini curvo, \/ hai il passo lento. \/ Io mi domando se ti ho donato amore.\u00bb Ecco la do-manda angosciosa che ancora si pone Alessandrina. E la domanda \u00e8 subito seguita da un tenero proposito: \u00abIl pi\u00fa \u00e8 andato, padre, \/ [\u2026] \/ ma per quanto rimane \/ sento che riuscir\u00f2 a recuperare.\u00bb Certamente gli affanni degli ultimi anni di Domenico sono stati alleviati anche dalle premure della figlia amorosa. E a vegliarlo nell\u2019ultima notte della vita terrena \u00e8 Alessandrina, ricavandone, quasi premio alla sua devozione e buona volont\u00e0, l\u2019ispirazione per i versi straordinari, che trascriviamo incolonnati come sono nel libro, trattandosi non solo di uno dei vertici poetici del volume, ma anche di alcuni dei pi\u00fa bei versi ispirati dall\u2019amore filiale per il padre: <\/p>\n<p class=\"testoarticolo italic\">\n27 Febbraio 2005<\/br><br \/>\nMi offrono una sedia<br \/>\nper l\u2019ultima notte al tuo fianco,<br \/>\nti veglio, ti sfioro la fronte<br \/>\ngi\u00e0 madida di sudore.<br \/>\nPadre, nel tuo leggero bagaglio<br \/>\nporterai anche la mia carezza?\n<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">\nLa terza sezione si apre con la confessione di una consuetudine e di un rapporto con la poesia, trattata, con incantevole confidenza, come un\u2019amica; \u00abArrivi \/ e in quel momento \/ tralascio il fare \/ per ascoltarti. \/ Mi parli \/ e sento \/ quel che volevo da tempo.\u00bb Ecco la rag-giunta saggezza del giusto equilibrio tra il fare e il con-templare, il meditare, qui simboleggiato dalla poesia! Si arriva, per vie e con parole molto semplici, a un\u2019ul-teriore verit\u00e0: la poesia, che nella prima sezione era il paese stesso, qui \u00e8 la fanciullezza. Un\u2019infanzia, cio\u00e8, che pascolianamente offre la sua visione del mondo al poeta, e ne riceve in cambio il dono miracoloso di rimanere ferma, fissa per sempre, di diventare foscolia-namente eterna: \u00abTi accorgi \/ che il tempo \/ non infrange \/ i sogni cullati. \/ Sorridi, Poesia \/ sei tu la fanciullezza \/ che non corre via.\u00bb<br \/>\nIl motivo dell\u2019infanzia percorre questa sezione anche con implicazioni meno impegnative, come nei versi: \u00abNell\u2019urlo del vento \/ dietro i vetri appannati dal fiato \/ ritorniamo fanciulli in attesa.\u00bb<br \/>\nE compaiono anche due bambini, che ci dicono come, col passare degli anni, sono mutati i ruoli dell\u2019autrice, qui in veste prima di madre e poi di nonna. In Ncencerr\u00f2 (a Silvia) \u00e8 Alessandrina che racconta la favola preferita alla figlia bambina: \u00abNcencerr\u00f2 era la fiaba \/ che mi chiedevi \/ e al finale sempre ti addormentavi [\u2026] Io restavo a te vicina \/ e sfioravo i tuoi riccioli belli, \/ ascoltavo il tuo respiro tranquillo. \/ Il cacciatore \/ anche oggi le aveva salvate \/ dal pancione del lupo briccone. \/ Ncencerr\u00f2 forse ti somigliava, \/ in punta di piedi me ne andavo.\u00bb<br \/>\nNella poesia che chiude la sezione e l\u2019intero volume Alessandrina si presenta nelle vesti di nonna. Visita An-zio, la citt\u00e0 dello sbarco alleato del gennaio 1944, in-sieme al nipote Livio: \u00abSui muraglioni del porto i tabel-loni \/ che ricordano la storia \/ dello sbarco alleato \/ con case rase al suolo \/ e gente in fuga. \/\/ Guardiamo attentamente insieme, \/ ti fai pi\u00fa vicino \/ mi stringi la mano, \/ e leggo nei tuoi occhi di bambino \/ la richiesta di pace e di amore. \/ Sarai tu a fare il mondo migliore?.\u00bb \u00c8 una poesia impegnata a fare della memoria storica un efficace strumento di pace. Altre ne abbiamo incontrate e vi accenneremo presto, ma prima vogliamo ricordare la compresenza anche nella sezione di altri importanti motivi.<br \/>\nNella penultima lirica Ma Tu ci sei, ci viene ricordato come la pace e la fratellanza tra gli uomini trovano nel sacrificio di Cristo un fondamento religioso, ispirato alla Carit\u00e0, cui si ricorre sempre trovandovi il conforto pi\u00fa grande e durevole: \u00abNella Tua Croce \/ che l\u2019umanit\u00e0 raccoglie \/ come granulo di sabbia d\u2019oro \/ io mi ritrovo \/ e in Te, Sapienza e Amore, \/ respiro pace e la diffondo intorno.\u00bb<br \/>\nTornano nella sezione i rapporti tra gli elementi na-turali, che caratterizzano pi\u00fa marcatamente il paese montano e l\u2019uomo. Nella poesia Tramontana si mettono in rilievo sia le case del borgo che strette l\u2019una all\u2019altra possono resistere meglio alla sua forza (un chiaro rife-rimento alla necessit\u00e0 di unirci per essere forti contro nemici e avversit\u00e0), sia la naturale barriera delle piante di ulivo, di cui per\u00f2 il vento disperde i frutti, sia infine la tenace pazienza dell\u2019uomo che si china a raccoglierli: \u00abSotto l\u2019aria cruda e pungente, \/ con pazienza e fatica, \/ li raccoglieranno ad uno ad uno, \/ annosa sfida tra la natura e l\u2019uomo.\u00bb<br \/>\nIn un\u2019altra lirica, tra le pi\u00fa belle dell\u2019intero volume, Rosa d\u2019autunno, si descrivono con grazia e tenerezza due doni della natura, il fiore e la \u00abstagione che non vuole finire\u00bb; ma appare anche con grande evidenza un\u2019altra caratteristica fondamentale di ogni poeta e artista in generale: lo stupore e la gioia che avverte pi\u00fa degli altri davanti alle bellezze apparentemente minori del creato.<br \/>\nSul piano dell\u2019impegno e della memoria storica spic-ca il rendiconto in versi di un viaggio in Polonia con un gruppo di insegnanti di vari Paesi europei. La suite \u00e8 in crescendo e termina con la composizione dedicata alla visita al campo di sterminio di Auschwitz: \u00abVarchiamo il cancello di Auschwitz, \/ ci aggiriamo tra i blocchi \/ che tracciano i viali del campo, \/ nella piazza dell\u2019appello, \/ intorno all\u2019albero dell\u2019impiccagione. \/ Incombe un cielo d\u2019acciaio \/ arrugginito come le rotaie \/ che traducevano dentro le baracche, \/ lasciando a mezz\u2019aria \/ i pallidi, minuscoli biglietti \/ che imploravano un ultimo contatto \/ col mondo che rimaneva fuori. \/\/ Entriamo nel museo degli effetti personali: \/ dietro le vetrate, montagne di oggetti \/ che sprofondano nel ventre della morte, \/ ed \u00e8 tanto il vestiario dei bambini.\u00bb Tornando in albergo, vedono ai margini della strada \u00abun contadino \/ con un cesto di mele rosse, \/ una sfida ai fantasmi della sera\u00bb, ed un\u2019ulteriore allegoria, aggiungiamo noi, dei doni della natura che risarciscono la vita umana delle follie omicide e suicide dell\u2019uomo stesso. In questo caso, della follia nazista, di Hitler, il pi\u00fa sanguinario tiranno di tutti i tempi.<br \/>\nAlessandrina De Rubeis ha saputo armonizzare le due identit\u00e0, quella siciliana e quella ciociara, di cui si compone la sua personalit\u00e0, allargando l\u2019ambito dei suoi interessi e il suo orizzonte culturale oltre i confini della provincia, dando cos\u00ed maggiore profondit\u00e0 e rilevanza alla sua opera poetica e alla sua ricerca storica.<br \/>\nLe illustrazioni sottolineano, con discrezione ma con sincera adesione e consonanza, i motivi pi\u00fa importanti del volume, e ne rendono pi\u00fa evocativa e toccante l\u2019at-mosfera. Molto felici per la tecnica raffinata i disegni di Marco Coletti; pregevolissime le foto di Mario Piselli (insegnante assai noto anche per l\u2019alto livello dei suoi scatti), dello Studio fotografico Marini, e di Tonino Ber-nardelli.\n<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><span class=\"italic\">Gallinaro, 3 dicembre 2014<\/span><br \/>\n<b>Gerardo Vacana<\/b><\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Titolo La neve e il mandarino Autore Alessandrina De Rubeis Collana L'Albatro Pagine 120 Anno 2015 Prezzo \u20ac 12,00 Non solo poesia, anche memoria e storia Questa seconda raccolta di poesie di Alessandrina De Rubeis \u00e8 la naturale continuazione o, meglio, il naturale completamento della prima, La citt\u00e0 nel cuore (2009), con cui forma un\u2019autobiografia <a href=\"http:\/\/edizionieva.com\/?p=719\" class=\"more-link\">...continua a leggere<span class=\"screen-reader-text\"> \"La neve e il mandarino\"<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":{"0":"post-719","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-libri","7":"h-entry","8":"hentry","9":"h-as-article"},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/719"}],"collection":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=719"}],"version-history":[{"count":9,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":730,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/719\/revisions\/730"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/edizionieva.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}