{"id":967,"date":"2017-01-27T11:24:34","date_gmt":"2017-01-27T10:24:34","guid":{"rendered":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=967"},"modified":"2017-01-27T11:44:00","modified_gmt":"2017-01-27T10:44:00","slug":"il-foglio-volante-di-febbraio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/edizionieva.com\/?p=967","title":{"rendered":"Il Foglio Volante di febbraio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span class=\"sottotitolo myalign\">Foglio Volante n\u00b02 Anno XXXII Febbraio 2017<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12 aligncenter bordino\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Foglio-2017-2.jpg\" width=\"250\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La fanciullesca gioia di Diego Valeri<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Diego Valeri nacque nel 1887 a Piove di Sacco (Padova) e visse prevalentemente nel Veneto, tra Padova e Venezia. Insegn\u00f2 nei licei e fu poi professore di Letteratura francese e di Letteratura italiana moderna e contemporanea nell\u2019universit\u00e0 di Padova.<br \/>\nNel 1943, dopo l\u20198 Settembre fu condannato per antifascismo, ma riusc\u00ed a riparare in Svizzera, da cui ritorn\u00f2 alla fine del conflitto.<br \/>\nTranne questo doloroso episodio, la vita di Valeri trascorse, senza accadimenti rilevanti, tutta nella scuola; e come egli stesso ha detto, \u00abla scuola, si sa, non \u00e8 un luogo di avventure drammatiche o romanzesche\u00bb. Ma ha anche confessato di non essersi mai pentito, in tanti anni, di aver scelto \u00abl\u2019umile lavoro scolastico\u00bb, preferendolo ad altri pi\u00fa redditizi e meno faticosi, aggiungendo di aver lavorato sempre con piacere.<a href=\"#note\" name=\"torna1\">[1]<\/a><br \/>\nCome poeta, Valeri si \u00e8 tenuto lontano dalle mode. La silloge <span class=\"italic\">Poesie vecchie e nuove<\/span>, del 1930, verr\u00e0 ristampata sino al 1952; il volume <span class=\"italic\">Poesie<\/span> fu pubblicato nel 1962 e <span class=\"italic\">Poesie scelte<\/span> negli Oscar Mondadori, nel \u201976; non vanno dimenticate le poesie per bambini e ragazzi de <span class=\"italic\">Il campanellino<\/span> - S.E.I. Torino, 1928 e 1951.<br \/>\nLa poesia di Valeri si presenta facile, sebbene soltanto in apparenza; essa s\u2019\u00e8 mantenuta \u00abaliena dalle corrosioni intellettualistiche e dalla poesia al quadrato\u00bb, come ha rilevato Pier V. Mengaldo.<br \/>\nIl Nostro ha sentito l\u2019influsso di <span class=\"italic\">Alcyone<\/span>, opera in cui D\u2019Annunzio ha gioito per il ritorno inaspettato, nella sua anima; della lontana infanzia ed ha definito il fanciullo rinato \u2013 anche se per poco \u2013 in lui, e cos\u00ed amato, \u00abintimo fiore dell\u2019animo... fiore della divina arte innocente...\u00bb<br \/>\nCome il D\u2019Annunzio alcionio, Valeri ha trovato rifugio nella natura.<br \/>\nIl Nostro, avendo saputo conservare nell\u2019uomo maturo un\u2019antica, serena meraviglia, ha accolto a lungo dentro di s\u00e9, il \u201cfanciullino\u201d pascoliano, sempre cos\u00ed curioso e capace di freschi stupori.<br \/>\nValeri \u00e8 andato a ricercare le minute sorprese che pu\u00f2 riservare la natura, ricevendone una candida letizia: \u00abOh, la mia vecchia gioia fanciulla!\u00bb<br \/>\nA lui non \u00e8 sfuggito, ad esempio, il luccicare d\u2019un coccio abbandonato sulla terra bruna d\u2019un orto. S\u2019\u00e8 incantato, aggirandosi in piazza, tra le bancarelle delle erbivendole, a contemplare \u00abi giochi magici del sole\u00bb tra gli ombrelloni di nuovo aperti dopo un acquazzone. In uno squallido vicolo, il suo sguardo s\u2019\u00e8 rallegrato alla vista delle rose, che, sul davanzale d\u2019una finestra, \u00abridevano come spose \/ preparate per la festa\u00bb. Il poeta, proprio come un fanciullo, ha tante volte trasfigurato la realt\u00e0. Una colomba \u00abtutta nitida e bionda\u00bb, che risale lentamente lo spiovente d\u2019un tetto, gli \u00e8 sembrata \u00abuna dolce regina \/ di Saba \/ che rimonti le silenziose scale \/ della sua fiaba\u00bb; e cos\u00ed, in un canale di Venezia, un barcone pieno di zucche e di cipolle, lo ha visto splendere \u00abfastoso come un bucintoro\u00bb...<br \/>\nNella poesia dal titolo <span class=\"italic\">Annunciazione<\/span><a href=\"#note\" name=\"torna2\">[2]<\/a> Valeri presenta un ragazzino che, in una domenica mattina di primavera, se ne va gironzolando \u00abcon la sua cara e strana felicit\u00e0 segreta \/ d\u2019andar e di guardare: prendere un po\u2019 di gioia \/ da tutto, o un po\u2019 di pena, vagando senza meta\u00bb. Ed \u00e8 proprio quello che lui stesso \u00e8 solito fare...<br \/>\nIn tal modo il fanciullo rivolge lo sguardo a dei vasi fioriti a una finestra; a un improvviso volo di colombi, al chiaro viso d\u2019una ragazza, a un cane, brutto nell\u2019aspetto, ma dagli occhi soavi<br \/>\nQuasi senza accorgersi, egli arriva in cima ad un colle, dove sorge una chiesetta. Il panorama che si gode da lass\u00fa \u00e8 vastissimo e luminoso.<br \/>\nIl fanciullo, che si ferma assorto, d\u2019un tratto, avverte dentro di s\u00e9, per un attimo, ma un \u00abattimo immenso\u00bb, come un annuncio per lui del tutto nuovo... E lo interpreta cos\u00ed il poeta: \u00abEcco: e nel cuor fanciullo nasce improvviso un senso \/ d\u2019universo e d\u2019eterno, e un nuovo amore pio della vita.\u00bb<br \/>\nValeri si spense quasi novantenne a Roma, nel 1976.<\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>Franco Orlandini<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#\" name=\"note\"><\/a><br \/>\n__________________________________<\/p>\n<p class=\"note\"><a href=\"#torna1\">[1]<\/a>Dall\u2019<span class=\"italic\">Antologia popolare di poeti del Novecento, a cura di Masselli-Cibotto, Vallecchi, 1973.<\/span><br \/>\n<a href=\"#torna2\">[2]<\/a>Dalla raccolta <span class=\"italic\">Ariele<\/span>, 1924, poi confluita in <span class=\"italic\">Poesie vecchie e nuove<\/span>.<\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign\"><strong><span class=\"titoloparagrafo\">Appunti e spunti<\/span><\/strong><br \/><span class=\"testoarticolo myalign italic\">Annotazioni linguistiche<\/span><br \/>\n<span class=\"testoarticolo myalign\">di Amerigo Iannacone<\/span><\/p>\n<p class=\"testoarticolo myalign\"><strong><span class=\"titoloparagrafo\">Lenzuoli e lenzuola<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Nella nostra bella e capricciosa lingua ci sono parole che hanno due distinti plurali con due diverse accezioni, tra le quali a volte non \u00e8 facile districarsi, perch\u00e9 ogni vocabolo e ogni forma del vocabolo ha sue proprie peculiarit\u00e0. Esaminiamo qualche caso.<br \/>\n\u201cGrido\u201d al plurale pu\u00f2 fare \u201cgrida\u201d e \u201cgridi\u201d: le grida sono dell\u2019uomo, i gridi degli animali o anche dell\u2019uomo se isolati o comunque non considerati nel loro susseguirsi. \u201cUrlo\u201d al plurale pu\u00f2 fare \u201curli\u201d e \u201curla\u201d. Stessa cosa che per \u201cgrido\u201d? Sarebbe troppo facile. \u201cGli urli\u201d, dicono i vocabolari, \u00e8 forma singolativa, cio\u00e8 forma che oppone l\u2019individuo alla massa (opposto a collettivo), come per es. frutto \u00e8 la forma \u201csingolativa\u201d rispetto a frutta e la forma \u201csingolare\u201d rispetto a frutti.<br \/>\n\u201cBraccio\u201d, semplificando, al plurale fa \u201cbraccia\u201d se si intendono la due braccia umane, \u201cbracci\u201d se si intendono p. es. i bracci di un lampadario, di giradischi e simili, o bracci meccanici di macchine come una gru, un escavatore e sim. Ma anche i \u201cbracci\u201d umani, se presi singolarmente, p. es. \u201ctutti i bracci sinistri dei ragazzi\u201d.<br \/>\nIl plurale normale di \u201cfilo\u201d \u00e8 \u201cfili\u201d, mentre \u201cle fila\u201d ha valore collettivo e in locuzioni particolari, es.: \u201cHa in mano lui le fila della congiura\u201d.<br \/>\nIl plurale di \u201ccalcagno\u201d \u00e8 \u201ci calcagni\u201d in senso proprio e \u201cle calcagna\u201d in senso figurato.<br \/>\nIl plurale normale di \u201clenzuolo\u201d \u00e8 \u201clenzuoli\u201d, mentre il plurale \u201clenzuola\u201d indica il paio che si stende sul letto. Molti \u2013 sarei tentato di dire tutti \u2013 usano erroneamente \u201clenzuola\u201d per tutti i casi e non solo per la coppia.<br \/>\nUn po\u2019 di anni fa, eravamo alla fine degli anni Ottanta, scoppi\u00f2 uno scandalo che fu chiamato delle \u201clenzuola d\u2019oro\u201d e riguardava le forniture di biancheria per i treni notturni, ovvero i lenzuoli per le cuccette e i vagoni letto, che vennero pagati a prezzi gonfiati e fuori mercato. Raccont\u00f2 Gaetano Afeltra, allora collaboratore delle pagine culturali del Corriere della Sera, che lui mandava i pezzi al giornale scrivendo \u201clenzuoli d\u2019oro\u201d e gli stenografi (s\u00ec, all\u2019epoca c\u2019erano ancora gli stenografi) gli correggevano inesorabilmente \u201clenzuola d\u2019oro\u201d. E in effetti il caso rimase con il nome di \u201cscandalo delle lenzuola d\u2019oro\u201d e non \u201cdei lenzuoli d\u2019oro\u201d. Il plurale \u201clenzuola\u201d \u00e8 tanto diffuso che se uno usa la forma \u201clenzuoli\u201d, in qualunque caso, viene percepito come un povero ignorante.<\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00c8 morto Tullio De Mauro, amico dell\u2019esperanto<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Il 5 gennaio scorso \u00e8 morto a Roma Tullio De Mauro, linguista di chiara fama e da molti decenni amico dell\u2019esperanto. Aveva 85 anni, essendo nato a Torre Annunziata nel 1932. \u00c8 stato anche Ministro della Pubblica Istruzione, nel 2000-2001, col Governo Amato II.<br \/>\nAltri hanno illustrato e illustreranno i suoi meriti scientifici. Noi vogliamo ricordare i numerosi testi in cui si \u00e8 espresso favorevolmente all\u2019esperanto, a partire dalla sua introduzione alla edizione moderna del <span class=\"italic\">Manuale di Esperanto<\/span> di Bruno Migliorini negli anni \u201990 del secolo scorso.<br \/>\nDe Mauro riteneva che l\u2019esperanto potesse essere usato con profitto a livello europeo. Per usare le sue parole: \u00abUna comune lingua senza base etnica definita pu\u00f2 essere (come gi\u00e0 \u00e8 tra gli esperantisti) una chiave facilitante, transglottica, dei sempre pi\u00fa necessari rapporti tra culture. E, in molti casi (redazione di testi e codificazioni di rilievo internazionale), potrebbe assumere una importante funzione di riferimento giuridicamente primario e nazionalmente neutro. Si pensi alla complessa esperienza in atto nell\u2019Unione Europea, su cui si \u00e8 soffermato da ultimo Claude Piron (<span class=\"italic\">Le d\u00e8fi des langues. Du gauchis au bon sens<\/span>, Parigi 1994)\u00bb.<br \/>\nLo stesso favore per l\u2019esperanto De Mauro ha ribadito in una delle sue ultime presentazioni pubbliche, il 15 novembre scorso, intervenendo ad una giornata in onore di Renato Corsetti all\u2019Universit\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p><\/br><\/p>\n<p><strong>Il poeta e Dio<br \/>\n(o il poeta \u00e8 Dio?)<\/strong><\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">A Dio, solo il poeta \u00e8 somigliante.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">Non si dice di Dio ch\u2019\u00e8 creatore?<br \/>\ne del poeta che anche lui crea?<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\">A fare l\u2019uno dall\u2019altro distante<br \/>\nc\u2019\u00e8 che il poeta muore.<\/p>\n<p class=\"testoarticolo\"><span class=\"italic\">Coreno Ausonio, 24\/7\/2016<\/span><br \/>\n<strong>Tommaso Lisi<\/strong><\/p>\n<p><\/br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foglio Volante n\u00b02 Anno XXXII Febbraio 2017 La fanciullesca gioia di Diego Valeri Diego Valeri nacque nel 1887 a Piove di Sacco (Padova) e visse prevalentemente nel Veneto, tra Padova e Venezia. Insegn\u00f2 nei licei e fu poi professore di Letteratura francese e di Letteratura italiana moderna e contemporanea nell\u2019universit\u00e0 di Padova. 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