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  • Autore
  • AA.VV.
  • Titolo
  • Poesia da tutti i cieli 2017
  • Collana
  • Premio Poesia da tutti i cieli
  • Pagine
  • 232
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 18,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-08-7


Difficile per me, quest’anno, vergare le righe di prefazione della consueta antologia, perché il pensiero inesorabilmente corre alla tragica vicenda che ha strappato Amerigo Iannacone a questa terra, ai suoi affetti, agli amici, agli estimatori. Questa antologia per tre anni è stata una delle sue creature. Curata da Giuseppe Campolo, era poi impaginata e seguita scrupolosamente da Amerigo con la stessa passione con cui si dedicava a tutti i lavori che investivano la sua sfera creativa e ai libri da lui editi con una frequenza straordinaria, quasi avesse timore che il tempo assegnatogli non fosse sufficiente a portare a termine i suoi progetti. E mancherà al tavolo della Giuria, alla cerimonia di premiazione alla quale ha sempre presenziato, mancherà il suo intervento ricco di riflessioni sull’Esperanto, che egli amava e al quale aveva dedicato molte energie. Suo, fra l’altro, un prezioso manuale con a margine un opportuno dizionarietto Italiano-Esperanto. Ma ciò non escludeva il suo interesse per la lingua italiana.
Era un linguista come pochi. Lo seguivo nel suo Flugfolio che mi inviava puntualmente per e-mail. Leggevo nelle sue considerazioni sull’andazzo comune di questi ultimi tempi il suo rammarico per uno scadimento della lingua scritta che evidenziava la trascuratezza e, in certi casi, l’abbandono delle norme grammaticali e/o sintattiche.
E questa antologia vede la luce per l’impegno di Giuseppe Campolo, che, come tutti noi della Giuria, desidera che il lavoro appassionato di Amerigo comunque continui.
Anche per questa quarta edizione del concorso ci sono giunte le luci, ora intense, ora soffuse di versi sbocciati nel cuore e nella mente di poeti che hanno sentito l’esigenza di esprimere sentimenti e di diffonderli quasi a cercare condivisione. Sono versi che si propongono come atto d’amore e di sensibilità, versi che toccano sentimenti universali nella rappresentazione della vita fatta di distacchi, di strappi, di lacerazioni, nella lucida consapevolezza della condizione di universale precarietà umana. Frequente è l’atteggiamento di amore per la vita, ma è il “doloroso amore” di un Saba o il “disperato amore” di un Cesare Pavese, insieme alla presa di coscienza della vacuità delle illusioni.
In definitiva le liriche selezionate trasmettono il brivido intenso del mistero dell’esistenza.
Estas malfacile por mi, ĉi jare, verki la antaŭparolajn vortojn de la kutima antologio, ĉar fatale la penso kuras al la tragika okazo, kiu forŝiris Amerigo Iannacone el tiu ĉi tero, siaj amoj, amikoj, kaj estimantoj. Ĉi tiu antologio dum tri jaroj estis unu el liaj kreitaĵoj. Kutime redaktita de Giuseppe Campolo, poste ĝi estis enpaĝigita kaj plenprizorgita de Amerigo kun la sama pasio, per kiu li sin dediĉis al ĉiuj laboroj kiuj koncernis lian krean sferon kaj al la libroj, kiujn li eldonis kun eksterordinara ofteco, kvazaŭ li timus, ke la tempo disponigita al li ne estus sufiĉa por kompletigi siajn projektojn. Kaj oni sentos lian neĉeeston ĉe la tablo de Juĝantaro, dum la premiada ceremonio, en kiu li ĉiam partoprenis kaj la neĉeeston de lia prelego, ĉiam riĉa je pripensoj pri Esperanto, kiun li amis kaj al kiu li dediĉis multajn energiojn. Li ankaŭ verkis, interalie, altvaloran lernolibron kun taŭga vortareto Itala-Esperanto. Sed tio ne ekskludis lian intereson pri la itala lingvo.
Li estis lingvisto kiel malmultaj. Mi sekvis lin en lia Flugfolio, kiun akurate li sendis al mi interrete. Mi ekvidis, en liaj konsideroj pri la rutino de la lastaj tempoj, lian bedaŭron pro la defalo de la skribita lingvo, kiu rimarkigis la nezorgon kaj, en iaj kazoj, la forlason de la normoj gramatikaj kaj/aŭ sintaksaj.
Kaj tiu ĉi antologio vidas la lumon danke al la zorgemo de Giuseppe Campolo, kiu, kiel ĉiuj ni el la Juĝantaro, deziras ke la pasia laboro de Amerigo tamen pludaŭros.
Ankaŭ dum ĉi tiu kvara eldono de la konkurso atingis nin la lumoj, kelkfoje intensaj, alifoje vualitaj de versoj ekflorintaj en la koroj kaj mensoj de poetoj, kiuj sentis la bezonon esprimi sentojn kaj diskonigi ilin kvazaŭ peti partoprenon. Ili estas versoj, kiuj sin proponas, kiel ama kaj sentema agoj, versoj, kiuj tuŝas universalajn sentojn en la prezentado de la vivo farita el disiĝoj, ŝiroj, disŝiriĝoj, en la klara konscio pri la universala homa necerteco. Estas ofta la sinteno pri amo por la vivo, sed estas la “dolora amo” de iu Saba aŭ la “senespera amo” de iu Cesare Pavere, ekkonsciiĝante pri la vakueco de la iluzioj.
Fine, la elektitaj lirikaĵoj sentigas la intensan ektremon de la ekzistomistero.
Una costante è la ricerca della felicità che solo gli affetti possono regalarci, come nel sonetto che si è aggiudicato il primo premio (Cammineremo insieme). Molti i poeti che si sono ispirati ai dolorosi eventi del nostro tempo come, ad esempio, l’autore di Noi bambini (terzo premio), auspicando una pace duratura nel mondo. Altri hanno trovato rifugio nel sogno o si sono aggrappati alla memoria. La parola ora descrive, ora evoca, suggerisce e comunque scolpisce immagini che colpiscono emotivamente il lettore.
E saranno, anche questa volta, i poeti e i lettori di tutti i Continenti a sentirsi idealmente vicini grazie a questa formula vincente di una lingua che veicola l’arte poetica e, insieme, il messaggio di pace universale, in questo tempo in cui insensatezza e atroce violenza attraversano il mondo, spargendo dolore e morte.

Anna Maria Crisafulli Sartori

  • Autore
  • Mariano Coreno
  • Titolo
  • Canto la vita mia
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 72
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-07-0


I taccuini del vecchio poeta sono sempre una scoperta – in genere piacevole. Capita sempre di trovare, magari tra vecchie cose ripetute, o soltanto un po’ variate nell’espressione, tra nuovi spunti che il lettore abituale riconosce come parte di una eredità già altre volte saccheggiata, eppure capita di trovare un motivo davvero nuovo, un insolito fiore nel bouquet, un convincente messaggio in bottiglia. Perché il poeta lavora cosí e cosí finisce per mostrarsi: all’opera con se stesso, a dire la sua vita, comunicarsi in un dialogo ininterrotto. Chi gli presta attenzione, non rimane deluso. Chi sa cogliere almeno un nuovo palpito nella sua proposta poetica, ne sarà turbato e contento. Parole magari che vengono da lontano e recuperate appunto come da una bottiglia galleggiante; parole tenute a bada per anni, prima di autorizzarle a dirsi, a darsi alla luce.
Mariano Coreno ci ha abituati alla genuina onestà della sua cifra espressiva, fuori da scuole riconosciute, dentro invece un circolo di amicizie letterarie che gli danno – da sempre – il pane di cui nutrirsi: il sapore della vita. La sua infatti è poesia di vita, frammenti e lacerti vissuti e conservati per essere condivisi in parola, per essere raccontati a chi avrà il buon senso di non cercarvi altro che il senso di una vita. È l’età che gli permette adesso di “godersi lo spettacolo” e lo invita a “riposare”, la condizione di emigrante che da tempo ha ormai radici in due paesi lontanissimi e tanto diversi; è l’ormai matura consapevolezza di aver vissuto abbastanza per gli altri, insieme al desiderio di tenersi comunque a portata di voce, di non farsi rimuovere dal palinsesto dei giorni a venire; tutto questo spinge Mariano Coreno a scrivere ancora, a fissarsi sulla carta e proporsi al gioco della lettura. Le sue ultime cose, la prima sezione di Canto la vita mia, hanno la grazia leggera che proprio l’età consente, fogli di taccuino affidati al vento della memoria, in una spontanea dichiarazione di affetto per quanto di bello si possa godere – nella natura, in famiglia, con gli amici.
È un piacere avere Mariano in collana: la stanza del poeta se ne arricchisce – questo libro peraltro è anche per lui un regalo particolare, poiché contiene un pacchetto di fogli recenti e una scelta di poesie già apparse in Un albero per ombrello, un paio di anni fa. Un modo per affermare una presenza per nulla statica, anzi ancora vogliosa di esserci e di fare, di farsi ascoltare nelle diverse sue voci.

...stanco e sicuramente mortale
in attesa del colpo finale.
Ma col bene o col male
dico a tutti che la vita vale.

È una lezione da meditare, da tenere bene a mente: anche se della vita non sempre si riesce a cogliere il “bene”, comunque “vale”, e va vissuta al meglio del proprio impegno. Perciò la si può cantare, alla fine, le si può dire grazie in poesia perché possa essere – in parte almeno, quando possibile ma col massimo piacere – regalata a chi ne abbia bisogno.
Gli hanno perfino sparato, “con il fucile carico a pallottole di parole”, ma il vecchio poeta non si è fatto intimidire, anzi ha risposto, colpo su colpo, anch’egli sparando a parole – e, se è vero che ferisce piú la lingua della spada, figuriamoci le parole che diventano pallottole... Mariano Coreno non si è mai arreso alla vita, alla durezza di un’esistenza faticosamente conquistata e pervicacemente vissuta a testa alta, col sorriso sulle labbra anche se nel cuore la pena opprimeva la speranza.

Sulle mie spalle stanche
riposa la sera.

La gioia che gli danno i nipotini è tra le piú belle manifestazioni del “bene”: gli affetti familiari continuano a meritare un considerevole spazio nella poesia del corenese emigrato. La terra d’origine e quella di elezione sono legate nel giro degli affetti, nella presenza di persone care alle quali affidare un po’ di quel peso che si avverte sulle spalle.

Nascosto è il futuro
che non conosce nessuno.

Non vale la pena curarsene – in poesia può togliersi anche il male alla paura. Ci si mette in una bottiglia e ci si butta a mare: da qualche parte si arriverà. Il poeta sa che non si deve sprecare alcuna possibilità di spingere le pro-prie parole oltre il limite dei giorni...

La poesia
lievita il pane
invisibile
dell’anima.

Giuseppe Napolitano

  • Autore
  • Gianluca De Lucia
  • Titolo
  • Transgredior
  • Collana
  • L'albatro
  • Pagine
  • 64
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 10,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-05-6


Diamo fiducia a chi lo merita. Incoraggiamo chi ha il coraggio delle proprie scelte. In questa collana di poesia, “L’albatro”, il nome stesso della collana impone serietà di scelte ma pure slancio di sfida: simbolo del poeta, il grande uccello di Baudelaire si fa custode e al tempo stesso stimolo di poesia. In questo libro si presenta un esordiente che merita il posto in collana per il suo coraggio. Il giovane Gianluca De Lucia si affaccia con timore alla scena editoriale ma pure consapevole dei suoi mezzi - che devono essere affinati, certo, ma gli consentono già qualche momento di sicura presa espressiva.
Il titolo del libro di esordio è già un biglietto da visita con il quale poi si dovranno fare i conti. Ci si butta nell’arena e ci si dichiara: è una sfida e insieme una maschera – chi sono io per aver deciso di uscire in fra la gente e farmi valutare come poeta? Allora transgredior significa proprio questo: eccomi pronto a sfidare le regole e giocare con voi che mi leggete. Gianluca d’altronde si rimette apertamente al suo lettore ideale, al quale chiede perfino di essere aiutato a comprendere il senso della sua poesia. Ed è bello, da parte di un giovane (oggi i giovani sono diventati un tantino arroganti); è bello vedere in un giovane alle prime armi, alla prima pubblicazione, lo sforzo di farsi capire, il timore di non essere compreso, la speranza di trovarsi nel giudizio del lettore.
Questa raccolta di Gianluca De Lucia si compone di 46 testi (il doppio dei suoi anni…), scritti in un arco di anni considerevole, visto che le prime cose qui presentate risalgono alla prima adolescenza. Nel complesso, il libro c’è, si dipana in una serie di temi connessi alle dinamiche esistenziali, agli affetti provati, alla voglia di conoscere il mondo. Conviene che ad un libro di esordio si perdoni qualche leggerezza, ma qui ce ne sono di lievi davvero – ingenuità formali che non tolgono peso al dettato lirico, abbastanza controllato. L’autore di Transgredior sembra avviato a correre con rinnovato slancio le vie della scrittura: non gli mancano gli strumenti, per quanto ancora debbano essere migliorate certe maniere di approcciare le forme espressive. Non gli manca soprattutto l’onestà di confrontarsi, di accettare consigli (anch’essa rara, ormai) – leggiamolo con la stessa onestà.

Nota introduttiva di Giuseppe Napolitano

  • Autore
  • Salvatore Rinaldi
  • Titolo
  • Fede e società
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 336
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 18,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-04-9

Raccogliere gli articoli della rubrica “Fede e Società” da me curata per il quotidiano Primo Piano Molise, è una risposta a tutti quei lettori che hanno trovato in questo appuntamento settimanale un’occasione di approfondimento, come proposta di approccio culturale alle problematiche dell’uomo di oggi. L’accavallarsi talvolta farraginoso dei fatti del mondo, la rappresentazione di una quotidianità segnata dalla casualità e dal disordine, crea l’emergenza di risposte. Il volume vuol essere non un’astrazione o una fuga, a cavallo tra cultura e fede, ma un ancoraggio a principi non negoziabili che sovrastano le miserie e le asprezze delle cronache, come stimolo a guardare oltre e piú in alto, per riconoscersi nella Verità.
Durante la settimana ascoltiamo tante proposte; il mio augurio è una proposta di speranza che parte dal togliere la polvere dell’Indifferenza accumulata nel tempo a causa dell’esposizione agli occhi di una società troppo spesso insensibile, per giungere a condividere la gioia della vita che trova nell’oggi il suo inizio di eternità.
Eppure l’Uomo di Nazareth ancora oggi ci chiede: cerchi una relazione che ti dia felicità? E dalla risposta positiva ci propone di essere sua eco, suo prolungamento, accogliere le prostitute e i pubblicani, fare dei bambini i principi della Nuova Umanità e cingersi le vesti e mettersi l’asciugatoio per lavare i piedi a coloro che sono in periferia o nel campo del creato ove attendono di essere da noi curati perché feriti dal nostro populismo.

Salvatore Rinaldi

  • Autore
  • Lino Di Stefano
  • Titolo
  • Pirandello ottant'anni dopo
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 80
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 10,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-02-5


Ancora un libro su Pirandello visto che la letteratura sul grande Agrigentino è sterminata e che, praticamente, è stato detto tutto su di lui?» È la domanda che legittimamente si pone Lino Di Stefano accingendosi a pubblicare questo Pirandello, ottant’anni dopo. E lui stesso risponde che «rimane sempre qualcosa da rivelare su un autore, poeta, scrittore, filosofo, artista, scienziato, etc. e, in particolare, nella fattispecie, considerata la valenza del suo messaggio così intriso di suggestioni, di misteri, di inquietudini, di angosce, di dubbi e di pessimismi».
Allora: era necessario un nuovo libro? Necessario, non lo so. Utile senz’altro sì. Perché, certo, «rimane sempre qualcosa da rivelare», ma anche perché uno stesso autore, uno stesso argomento, uno stesso evento si può osservare e si può presentare da angolazioni diverse.
Se poi chi scrive, si chiama Lino Di Stefano, vale a dire uno studioso che a Pirandello, senza ripetersi, ha dedicato già cinque libri, ancor più sembra opportuno anche un nuovo libro. I cinque libri dedicati all’agrigentino da Di Stefano, come si può leggere anche nella nota bio-bibliografica in fondo al libro, sono: La filosofia di Luigi Pirandello, Piran-dello (Studio critico), Pirandello (Il genio della rappresenta-zione), Bilancio su Kant e Pirandello, Le angosce di Piran-dello. Come si vede, già dai titoli, ogni libro affronta l’ar-gomento da un’angolazione diversa.
Nei diciotto capitoli di questo nuovo libro, Di Stefano analizza sedici aspetti della personalità del grande siciliano, alcuni dei quali poco noti al grosso pubblico, come il “Piran-dello pittore”, cui è dedicato l’ultimo capitolo.
Dice, a ragione, Di Stefano che «Luigi Pirandello, in defi-nitiva, sarebbe stato un ottimo artista se – privo della geniali-tà letteraria e drammaturgica – si fosse dedicato soltanto a tale arte figurativa e vale a dire alla pittura».
Leggendo questo Pirandello ottant’anni dopo, vien voglia di leggere (o rileggere) tutte le opere del drammaturgo, com-prese le opere minori, gli epistolari, ecc. Perché Pirandello è da considerarsi uno dei più eminenti autori (narratore, dram-maturgo, saggista e quant’altro) non solo italiani, ma europei e anche extraeuropei. È una delle grandi figure che fanno onore all’Italia e che sono assolutamente ineludibili.
Pirandello, uno degli autori italiani più conosciuti nel mondo, è stato tradotto, come ci dice Lino Di Stefano, in moltissime lingue. In tempi recenti, nel giugno 2012, in oc-casione del Congresso Italiano di Esperanto tenutosi quel-l’anno a Mazara del Vallo, è uscito un volume dal titolo Luigi Pirandello kaj aliaj siciliaj aŭtoroj (Luigi Pirandello e altri autori siciliani), (Ed. Fei, Milano, pp. 356, € 15,00, ISBN 978-88-96582-02-2). Si tratta di una ponderosa antologia, curata da Carlo Minnaja, che accoglie sedici autori, poeti e scrittori, a ognuno dei quali è dedicata, dopo una scheda bio-bibliografica, una scelta di testi, tradotti in esperanto.
Di Pirandello troviamo brani tratti da Così è, se vi pare (Tiel ja, se al vi ŝajnas); Sei personaggi in cerca d’autore (Ses roluloj serĉantaj verkiston); Il fu Mattia Pascal (La estinta Mattia Pascal), Uno nessuno e centomila (Unu, neniu kaj centmil); e poi le novelle I galletti del bottaio (La koketoj de la barelisto); Il treno ha fischiato (La trajno fajfis) e Di sera, un geranio (Vespere, unu geranio).

Amerigo Iannacone

  • Autore
  • Antonio Vanni
  • Titolo
  • Plasmodio
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00

Dunque "Plasmodio". Sentiamo il De Felice - Duro: "Piccola massa di protoplasma contenente molti nuclei, formatisi per divisione di un nucleo primitivo di una cellula che non ha subìto una parallela divisione dal citoplasma. In Zoologia: Protozoo e genere di protozoi... parassiti... provocano la malaria...
Giuseppe Napolitano, prefatore (oltre che fondatore e direttore della collana) ne scioglie lo scientifico enigma operando, del titolo, una scansione sillabica.
Ma, sillabando, ne viene: pla-smo-dio.
Per me il mistero rimane.
E si dipana, invece, dalla lettura, che conferma anche nelle soluzioni linguistiche nuove distribuite tra le pagine, il connotato identificativo della produzione letteraria dell'intellettuale isernino, e cioè che la sua poesia sarebbe un errore andarla a cercare in un messaggio che si srotoli lungo le direttrici del discorso compiuto: l'interiore, complessa essenza di un autore come Vanni, caratterialmente votato all'introspezione, dal puntiglio autoanalitico per nulla scalfito dagli anni che pure trascorrono impietosi, non può che esternarsi per sequenze alogiche, sintatticamente dissociate, in ciascuna delle quali percepire - mi si passi l'espressione, "a orecchio" l'intenso flusso emotivo, l'inseguirsi di pulsioni dello spirito che, formalizzandosi, vanno a coaugularsi in sintagmi autonomi, ciascuno dotato - per così dire - di luce (e pregnanza) proprie. Gli esiti - come l'acqua pura che prende colore dal vetro in cui s'accoglie, s'adeguano ai gusti, alle radici culturali, alla sensibilità, ai substrati psicologici, al quoziente intellettivo - infine - di chi legge, conseguendo, in questo, un dilatarsi degli spazi sintonici, a parer mio, tra i migliori risultati conseguiti da Antonio Vanni

Aldo Cervo

  • Autore
  • Gerardo Vacana
  • Titolo
  • Il verbo infedele
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 176
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 16,00

Nota bio-bibliografica

Gerardo Vacana è nato a Gallinaro (FR), dove vive, il 28 febbraio 1929. È poeta, traduttore, saggista, operatore culturale.
Si è laureato in Lettere a Firenze, con una tesi su Madame de Lafayette. Ha studiato anche a Liegi (Belgio), e nel biennio 1953-55 è stato assistente d’italiano nei licei di Lione (Francia), dove negli stessi anni ha dato corsi di lingua e letteratura italiana per incarico della “Dante Alighieri”. È stato preside della Scuola Media di San Donato Val di Comino e del Liceo Classico di Sora. Rettore del Convitto Nazionale Tulliano di Arpino per tre anni e amministratore provinciale dal 1975 al 1985, ricoprendo anche la carica di vice-presidente. Come studioso di letteratura italiana si è dedicato in particolare alla poesia del Novecento e alla riscoperta e valorizzazione degli scrittori cominesi e ciociari di ieri e di oggi. Dirige, per le Edizioni Eva, la collana “Stella verde - testi a fronte”.
I suoi principali libri di poesia sono:
- Cavallo di miniera (1974)
- L’occhio s’inganna (1978)
- La luce assai di buon’ora (1981)
- Il nonno (1985)
- Alvitana (1985)
- I rischi della traversata (1987)
- Variazioni sul reale (1989)
-Taccuino greco e altri versi (1989)
- Il fu Bel Paese (1994)
- L’orto (2008)
- Il verbo infedele / El verbo infiel (2016), bilingue, con traduzione spagnola di Carlos Vitale.
Con Giacinto Minnocci ha curato l’Antologia poetica della Resistenza italiana. Suoi libri sono stati tradotti nelle maggiori lingue europee, in molte lingue minoritarie e in esperanto.
Critici qualificati lo considerano tra i poeti piú autentici della sua generazione.
Nel 1976 ha fondato il Premio Letterario “Val di Comino”, nel 1993 gli Incontri Internazionali di Poesia di Alvito e Val di Comino, e nel 2003 il Premio Europeo di Narrativa “Giustino Ferri-D. H. Lawrence”. Nel 2000 a Neuchâtel (Svizzera) gli è stato attribuito il prestigioso premio “Blaise Cendrars”, per la poesia e per il suo impegno di “traghettatore” della letteratura ciociara in Europa e di quella europea in Ciociaria.

Amerigo Iannacone

  • Autore
  • Siham Sfar
  • Titolo
  • Battiti d'ali
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00

Un incontro inaspettato

Siham è un regalo di Majid. Abdelmajid Youcef è il mio traduttore in arabo: ha prima tradotto e pub-blicato in Tunisia (Bourak, Monastir) E poi... / Et puis... – piccolo vecchio libro del secolo scorso – e poi l’altra piccola raccolta Apparenza di certezza (uscita nella prima serie della mia collana la stanza del poeta). Quando, nella primavera dello scorso anno, sono stato invitato a Sousse dalla comune amica Radhia Chehaibi per un incontro di poesia internazionale (dedicato alla “poesia breve”), Majid mi ha presentato Siham Sfar, sua moglie, poetessa, la quale aveva appena pubblicato un suo libro grazioso e ricco di slanci lirici delicati ma pure di acute sciabolate di pensiero. E soprattutto, per la mia sensibilità, apprezzabile perché scritto non nella maniera che di solito caratterizza la scrittura poetica araba, fluviale e densa, ma in modo leggero e sintetico, cioè come piace a me.
Ho cominciato a tradurre qualcosa da Battements d’ailes già mentre ero con loro a Sousse, e ho poi continuato, un po’ per esercitarmi e un po’ di più perché davvero preso dalle parole di Siham, cercando di rendere la sua fresca e profonda misura del verso. È Majid a sostenere, nella sua nota di presentazione del libro da cui sono tratte queste poesie, che sono “doux et piquants, à fort effet émotionnel” ed hanno pertanto la capacità di “percuter” il lettore. Siham è immediata e convincente perché legge intorno a sé e dentro di sé – comunicando quindi le sue impressioni, suggestioni, osservazioni... Nella sua poesia è viva la volontà di mettersi in gioco e in discussione, di affidarsi ad un lettore attento, non solo perché siano apprezzate le tematiche e le riflessioni proposte ma perché siano un suo lascito, un dono che rimanga a disposizione di lettori che le somiglino e condividano les coulisses (le linee-guida: è il caso di citarla) in cui scorrono le sue poesie.
Sono 33 i brevi testi qui raccolti, scelti seguendo percorsi tematici congeniali e sufficienti, credo, a dare di Siham Sfar un’idea esauriente del suo modo di fare poesia. Nella vita è docente di Liceo, ma non lascia trasparire molto questa sua professione – forse appena una vena pedagogica in qualche pagina... – o bisognerebbe invidiare i suoi allievi che hanno di fronte la sua generosa attitudine a darsi con misurata eleganza, consapevole esperienza del mondo, accortezza nel dire, nel fresco e penetrante sapore della sua parola.

Giuseppe Napolitano

  • Autore
  • Antonia Izzi Rufo
  • Titolo
  • In viaggio con Vittorio Alfieri
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 88
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00

Antonia Izzi Rufo legge un autore, legge un’opera e se ne innamora. Se ne innamora e ne scrive. Non vuol dare a vedere di avere il metro di un critico letterario, e il suo modo di presentarci un autore è amichevole e discorsivo: «Da quanto tempo quel testo scolastico “stagnava” in biblioteca, in evidenza, tra le opere di letteratura italiana e straniera, greca e latina? Ne leggevo il titolo, cosí come degli altri volumi, ogni volta che cercavo qualche autore da consultare; ne conoscevo il posto, tanto che l’avrei ritrovato ad occhi chiusi.» Poi quando infine si mette a leggere il libro, se ne innamora e ne scrive e allora, ecco, trasmette anche al lettore quel suo amore per l’autore e per l’opera. Leggendo le parole di Antonietta vien voglia anche a noi di leggere, o di rileggere, quell’autore, quell’opera.
Alfieri, Rimbaud, Saffo, Dante e gli altri autori che troviamo in questo libro non sono certo i primi autori di cui Antonia Izzi Rufo si è occupata. Dalla sua penna sono usciti saggi, a volte piú brevi, a volte piú lungi, di numerosi autori. Su Saffo e su Dante aveva già scritto (Saffo, la decima musa e La Vita Nuova di Dante). E ha scritto su D’Annunzio (Le Novelle della Pescara), su Ovidio (Tristia - L’anelante voce di speranza nelle “Tristezze” di Ovidio) e poi La ginestra di Leopardi, Riscopriamo Mimnermo e Solone, Una rivisitazione di Virgilio, Catullo, Aldo Cervo e gli odori della terra, ecc.
Come dicevo, scrive dunque su un poeta, su uno scrittore, per amore, il che non significa comunque che non abbia strumenti critici adeguati, significa piuttosto solo che finisce quasi sempre con l’essere piuttosto benevola nei confronti dell’autore, ma perché legge l’opera, l’approfondisce e se ne lascia coinvolgere, la sente vicina, la sente un po’ sua. Fa un po’ eccezione, in questo volume, il testo su Rimbaud, che lei trova piuttosto difficile e ostico o per il quale non ha trovato la chiave di lettura giusta.
In questo libro incontriamo diversi autori: il primo è Vittorio Alfieri, di cui però Antonia Izzi Rufo ci presenta non una delle sue opere maggiori, le tragedie, le satire o le odi, bensí la sua autobiografia, Vita scritta da esso. Un libro che è però particolarmente importante per conoscere Alfieri e la sua forte personalità. Un autore che ebbe quella determinazione verso lo studio e la cultura che lo spinsero addirittura a farsi legare alla sedia dal suo servo, cosa che l’Alfieri stesso racconta e riassume nelle parole a tutti note Volli, sempre volli fortissimamente volli.
Antonietta esamina il libro capitolo per capitolo, li riassume e li commenta, e in qualche modo accompagna Alfieri nei suoi viaggi per l’Europa: In viaggio con Vittorio Alfieri.
La nostra Autrice è anche – anzi, è prima di tutto – poetessa e narratrice e per questo, anche per questo, la sua prosa è scorrevole e piacevole, anche quando scrive saggi, come in questo caso.
Certo, i suoi testi dedicati agli autori, hanno una valenza eminentemente di carattere divulgativo, ma non per questo, non hanno una loro originalità e una loro validità anche critica. Anche se, bisogna dire, cimentandosi con poeti come Dante, Virgilio, Catullo, Saffo, come si fa a trovare qualcosa di nuovo da scrivere? Ma le opere di Antonietta non hanno questa pretesa, vogliono piuttosto avvicinarci all’autore, guidarci tenendoci per mano alla lettura dell’opera, magari guardandolo da un’angolazione diversa, direi amichevole, e in certo senso nuova.
Nell’ultimo capitolo, “Opinione”, di questo libro, Antonietta Izzi Rufo fa una panoramica a volo d’uccello dei poeti e scrittori che sono o sono stati suoi amici e anche un po’ i contenuti. «Quali oggi gli argomenti della scrittura? – scrive – L’intimismo, la natura, il passato, il presente».
E «Voglio solo affermare – conclude – che tutti, chi piú chi meno, chi nella critica chi nei versi chi nella prosa, chi in ogni espressione sentimentale narrativa o esegetica, chi nella fantasia chi nella realtà, chi nell’indagine del profondo e nell’enigma del “poi”, tutti hanno dato il meglio di sé, tutti hanno contribuito ad accrescere il sapere personale e quello universale».

Amerigo Iannacone

  • Autore
  • Gerardo Vacana
  • Titolo
  • Le cicale che adoro
  • Collana
  • Stella Verde
  • Pagine
  • 40
  • Anno
  • 2016
  • Prezzo
  • € 8,00

Ringrazio di cuore tutti i poeti e i traduttori che hanno aderito all’invito di Maria Ohannesian e di Carlos Vitale a farmi questo omaggio, tanto piú gra-dito perché non me lo aspettavo ed è stata per me una vera sorpresa. Tra i traduttori della mia poesia vi sono amici di lunga data e altri non ancora conosciuti personalmente, ma già divenutimi cari per il legame subitaneo e profondo, direi quasi la complicità che tiene stretti il poeta tradotto e il traduttore.
Un ringraziamento particolare a Maria e a Carlos per l’intelligente impegno profuso nello scegliere no-mi tanto prestigiosi.
Ringrazio, infine, l’amico Amerigo Iannacone, sia per la traduzione in esperanto, sia per la cura editoriale del prezioso volumetto.
È cosa rara ascoltare nello stesso coro le voci di ben 21 poeti e traduttori, di Paesi diversi e anche lon-tani tra loro, ma uniti dall’amore per la poesia e dalla nobiltà e gentilezza d’animo nel rendere omaggio e nell’offrire momenti di intensa felicità ad un anziano collega. Farò del mio meglio per ricambiare in ogni maniera il grande onore che mi è stato fatto.

Gerardo Vacana