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  • Autore
  • Chiara Franchitti
  • Titolo
  • Tracce d'eternità
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 14,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-03-2


Già il titolo, Tracce d’eternità, di questa prima raccolta di poesie di Chiara Franchitti, ci dice molto. Già ci introduce, in un certo senso, allo spirito che guida la scrittura di Chiara, e quindi alla tematica prevalente delle poesie, che sono pervase, quasi tutte, da una sincera spiritualità.
Conosco Chiara da alcuni anni ormai. Ha collaborato con me all’editing di alcuni libri, è lei stessa autrice-curatrice – in collaborazione con Carmen Buono – di tre libri, Frammenti di speranza, Ferma il tuo esodo e Modellati dalla tenerezza. È coautrice con altre tre colleghe del libro Quattro autori per quattro medioevi?, ed è curatrice di alcune altre pubblicazioni.
Fin dalle prime volte che l’ho incontrata, Chiara mi ha sorpreso per la maturità e per la notevole cultura che mostrava, a dispetto della giovane età e poi mi ha sorpreso per la sua dimestichezza con il lavoro editoriale. Ma, a parte questo, mi ha favorevolmente colpito per il suo carattere aperto e ben disposto nei confronti degli altri, e per l’atteggiamento con cui si pone di fronte alla vita, per l’impulso ottimista, che le fa trovare e cogliere in ogni cosa, in ogni evento, in ogni vicenda l’aspetto positivo.
Non mi sono meravigliato quando, la prima volta, ho saputo che scriveva anche poesie. Mi ha dato a leggere i suoi testi e li ho trovati validi e degni di far parte di un libro della collana “L’Albatro”.
Tutta la raccolta è sottesa dal filo conduttore di quella spiritualità, di cui parlavo, ma ti rendi conto che non si tratta solo di un atteggiamento e nemmeno di una scelta, ma di una sua disposizione naturale. Alcune poesie sono quasi delle preghiere. Si legga “Vieni!”.

Spegni il caos della mia mente,
fatti strada tra i pensieri,
scaglia, getta, butta giú tutte le porte,
irrompi dentro me, riempimi di te.

Grida, urla a squarciagola,
fissati davanti al mio sguardo.
Ti prego, insisti,
ho sete di te.

Vieni, vieni,
io ti aspetto.
E se già sei accanto a me
ti supplico, accendimi la luce.

È una preghiera, ma una preghiera che non rinuncia a una lingua piuttosto vigorosa.
“Tu sei”, un’altra poesia-preghiera che vale la pena citare:

Il tuo silenzio
è il grido della tua presenza,
o Padre d’Amore.
Ti annulli in mollichina
e sei qui
sulla soglia di casa
con le braccia spalancate
ad attendere me.

Ma le dovrei citare quasi tutte. È ovvio che non potremmo leggere le poesie di Chiara prescindendo dalla forte spiritualità che le caratterizza. Questa sua peculiarità non le impedisce però di scrivere anche versi delicatamente sensuali. E ci sono anche versi per la persona amata (al fidanzato dedica, tra l’altro, l’acrostico “Festa”, giocando sul significato del cognome).
Spesso i versi sono caratterizzati, più che da musicalità, da quella che è proprio “cantabilità” e qui scopriamo uno dei tanti interessi e attività di Chiara (che suona la chitarra, fa parte di un coro, è capo scout, assume spesso il ruolo del cosiddetto ghost writer, ecc.). Se andiamo a leggere il testo “Orme su foglie”, vi troviamo quello che è il testo di una canzone con rime e metrica e anche con un refrain (“Brevi ma intense / giornate d’autunno / lasciano orme / su manti di foglie.”»
E voglio concludere con una poesia che ci presenta un ritratto morale, sia pure involontario, dell’autrice. La poesia è datata 2007, quando Chiara era ancora al liceo. C’è rabbia, “lacrime di rabbia”, per la sua “sete di conoscenze”, “voglia di sapere”, “desiderio di cultura”, che i suoi insegnanti non soddisfano.

Lacrime di rabbia

Sete, sete di conoscenza.
Voglia, voglia di sapere.
Desiderio, desiderio di cultura.

Soffoco, quasi non respiro.
Busso alle porte,
a tante porte,
ma nessuno è disposto ad aprirmi,
nessuno è disposto a dissetarmi.

Ho sete, a tratti svengo.
Vorrei urlare, ma non ho voce.
Sono priva di forze
e piango, piango di rabbia.

E allora, benvenuta, Chiara, nel mondo della poesia, benvenuta a una nuova voce poetica di cui il Molise può andare fiero.

Amerigo Iannacone
4 giugno 2017, Ceppagna

Foglio Volante n°3 Anno XXXIII Marzo 2018


La Processione

Lo stendardo delle parole
è già apparso alla porta;
danze gioiose sotto il manto delle Muse;
la gente applaude,
i musicisti accompagnano con ritmo
le idee che stanno indorare
l’avvenimento momentaneo;
il vento aiuta a scoprire
il senso delle parole nuove
che circondano con piacere
lo stendardo che invoca idee nuove
come un treno che passa veloce
stupito della bellezza del d’intorno.
Una processione di parole cadono
successivamente impetuose
sul mio quaderno.

27.1.18
                        Carmel Mallia - Malta


L’Aquilone
Poesia giovane
A cura di Antonio Vanni

Colpito dallo sguardo
di questi alberi spioni
ascolto vita redenta
da nubi misteriose.

L’autunno scandisce
il cambio dell’era
che presto arriva
ingannata dal tempo.
[...]

Carlo Sarnelli – anni 20


A ottantacinque anni

A ottantacinque anni
è divenuto un bambino.
Si emoziona
per ogni piccolo gesto
per un ritorno dei pensieri
agli amici
di un tempo
alle ore felici,
ai momenti piú neri,
per un ricordo mesto,
per un’allusione,
per un silenzio.
Lo commuove un bel film
e persino
uno spot indovinato.
Come un bambino
diventa triste
se viene trascurato.
Nell’eterno
alterno percorso dell’età,
circolo misterioso,
nel figlio,
e forse nel nipote,
sogna la figura del papà.

Amerigo Iannacone

Foglio Volante n°2 Anno XXXIII Febbraio 2018


Abitare saggiamente la terra
Illustriamo il degrado ambientale e sociale

Vi invitiamo a documentare, con fotografie inedite, il degrado ambientale e sociale di qualsiasi angolo del mondo.
Ne faremo una memorabile mostra, su vari supporti. Assieme alle foto, pubblicheremo la sintesi biografica di ogni autore.
Come noi e Voi, quasi tutti gli altri sanno che stiamo portando al collasso il pianeta: terra, acqua, aria; solo l’elemento fuoco di noi s’infischia e ci aiuta a infliggerci la finale sconfitta. E, esattamente come i governi occidentali, il governo cinese e quello indiano sanno che tanti di più siamo a respirare, noi e gli animali che alleviamo in quantità incalcolabile, tanto più ossigeno ci occorre; ma continuano a permettere la deforestazione, pratica che riduce proprio la produzione dell’ossigeno.
Economia e finanza, un tempo supporti essenziali del vivere civile, si vanno trasformando in mostri, coi quali si convive, arresi, nella disperata paura; questa sì condivisa, come non è riuscito di fare con la ricchezza. Uniti siamo, nella prepotenza sociale. Si sa benissimo: quando più persone vogliono sollevare un pesante oggetto, danno un ritmo alla voce, fino all’ultimo dai, al fine di spingere tutti assieme.
Tuttavia, non ci pare di vedere sociali esperimenti di tal genere; mentre i predicatori sono numerosi quasi quanto i presidenti e bastanti per incancrenire le orecchie. Ma almeno una cosa facile non andrebbe tentata? Per provare a darsi coraggio tutti assieme, se non l’efficienza di unire le coscienze.
Una cosa facilissima è questa, quasi un divertimento da collezionisti: riassumiamo fotograficamente la situazione del pianeta. Ecco: Vi invitiamo a documentare, con fotografie inedite, il degrado ambientale e sociale di qualsiasi angolo del mondo. Ne faremo una memorabile mostra, su vari supporti. Un archivio senza precedenti, uno smisurato “mettere i punti sulle i”!
E se avremo bastevoli risorse, stamperemo una o più raccolte di un numero significativo delle più salienti, per una mostra itinerante, da sede a sede d’associazioni che si proporranno.
Le foto, senza limite di numero, vanno inviate in formato jpeg a: associazione@siciliaesperantista.com
Per ogni immagine occorre specificare il luogo, il giorno e l’ora in cui è stata realizzata. L’autore deve inviare una breve sua biografia, il suo indirizzo e-mail, possibilmente il telefono, i dati anagrafici e una foto che lo ritrae. Autorizzarne la pubblicazione.
Nel divulgare quest’iniziativa, tutte le Associazioni, esperantiste o che perseguono lo sviluppo civile, possono aggiungere il loro marchio, dandocene notizia. Per un mondo giusto e in armonia. Auguri a tutti voi. Viva la Terra!

Samideano (Giuseppe Campolo)


Ancora per Amerigo

È possibile
che la morte crudele di un amico
ti sconvolga a lungo, molto a lungo,
più di quella di un fratello?
È possibile:
vedi quella di Amerigo.

È possibile
che la scomparsa impensabile di un amico
ti faccia perdere l’equilibrio,
come se all’improvviso ti mancasse
un sostegno indispensabile, una stampella?
È possibile:
vedi quella di Amerigo.

È possibile
che il “fraterno”, così usurato
tra gli appartenenti
a un partito o a una conventicola,
riacquisti in un istante tutta la sua carica
di affetto e verità?
È possibile,
se il fraterno è riferito ad Amerigo.

Gerardo Vacana


Foglio Volante n°1 Anno XXXIII Gennaio 2018


Ci mancava solo il whistleblower

Lo scorso 19 giugno è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto 25 maggio 2017, n. 90, di recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio. A decorrere dal 4 luglio 2017, data di entrata in vigore del predetto decreto, i soggetti destinatari delle disposizioni ivi contenute (tra i quali intermediari finanziari iscritti all’Albo Unico, società di leasing, società di factoring, ma anche dottori commercialisti, notai e avvocati) sono obbligati a dotarsi di un sistema di whistleblowing, l’istituto di derivazione anglosassone per le segnalazioni interne di violazioni. Ora voi mi chiederete che cos’è un whistleblower? Dato che è una cosa ufficiale e dato che la legge non ammette ignoranza, sarà qualcosa che tutti devono conoscere. Purtroppo i termini italiani corrispondenti hanno tutti un significato negativo, e così con il termine inglese si copre la realtà e la si fa diventare bella. In Parlamento, all’indirizzo dell’altrove apprezzato segnalatore di malaffare, è risuonata la parola “delatore”. Cioè, spiega il sito della Treccani, “chi per lucro, per vendetta personale, per servilismo verso chi comanda o per altri motivi, denuncia segretamente qualcuno presso un’autorità giudiziaria o politica”.
Talpa”, per esempio, “fa pensare a casi non certo positivi come le talpe in procura” come spiega Maria Cristina Torchia dell’Accademia della Crusca a ilfatto quotidiano.it. “O gola profonda, che di solito è la fonte anonima di un giornalista (la nuova legge esclude invece l’anonimato, anche se tutela la riservatezza del denunciante, ndr)”. Allo stesso modo, sarebbe quanto meno ingrato ridurre il virtuoso angelo custode del denaro dei contribuenti a un “informatore” – che sa tanto di balordo in confidenza con gli sbirri – o a una “spia”, roba da fucilazione alla schiena. Tanto meno a un “soffiatore” o “spifferatore” – altri termini inclusi nella disamina della Crusca – che sanno un po’ di cartone animato.
Non tutti, però, si arendono senza combattere come noi. I nostri “vicini” linguistici hanno iniziato a utilizzare lanceur d’alerte, denonciateur e informateur (Francia),alertador o denunciante (Spagna), mentre in Germania si utilizza anche Informant. ‘Denunciante/segnalante anticorruzione’, o ‘segnalatore di illeciti’ potrebbero essere equivalenti. Ma per ora non sembra ci sia molto da fare. Le noste classi dirigenti hanno deciso che tutte le cose belle vengono dall’America e sarebbe bene che ce ne rendessimo conto tutti, anche quei pochi illusi che continuano a sostenere che Dante Alighieri è nato a Firenze. Del resto in questo campo le classi dirigenti hanno sempre tradito il proprio popolo a favore dell’invasore. Vi ricordate dei russi, che parlavano in francese e facevano finta di non capire il russo, lingua della plebe? Vi ricordate delle classi superiori indiane che si affrettarono a passare all’inglese?
È successo in tutte le colonie. Non mi sarei mai aspettato che succedesse anche in Italia, che formalmente colonia non è. Beh, tiremm innanz, come disse Amatore Sciesa. Il lavoro di denuncia del Foglio Volante (non di whistleblowing) continuerà: “Di quella umile Italia fia salute / per cui morì la vergine Cammilla, / Eurìalo e Turno e Niso di ferute.”
Speriamo non ci spieghino prima o poi che la vergine Camilla in effetti era Camille, la prima figlia del padrone della Virgin Media, perita in un incidente aereo, mentre Eurialo, Turno e Niso, erano dei baldi fanti di marina di origine ispanica, come si vede dai nomi, morti nel tentativo di portare la democrazia in Irak.

Renato Corsetti


Iridio
                    (ad Amerigo Iannacone)

Sul tardi lascerai il Caffè
dove attendi Noi,
corpi educati alle Latomie
degli spazi
tra destino e amore,
colto il più bello tra i fiori
del chiaro giorno infinito.

Antonio Vanni


Nuvole

Nuvole bianche,
informi e immense,
in balia del vento
imprevedibile!
I miei pensieri
son come nuvole,
dai colori mutevoli
delle mie emozioni!
rapide s’innalzano su,
nell’etere,
per poi cadere giù,
come mie lacrime!
Le tenui pennellate
dell’Aurora
si fan da parte,
lasciando spazio
all’Occaso rosso
e a cupe fantasie,
quasi preludio
d’un sonno senza fine!

Carla Zulian


Foglio Volante n°12 Anno XXXII Dicembre 2017


Ho sognato Amerigo Iannacone

Mi trovavo in una grande stanza illuminata con la luce artificiale: non ho visto finestre; doveva essere tardo pomeriggio, come quando si aspetta in sala d’attesa di uno studio privato e c’era tanta gente, chi seduta sulle sedie disposte lungo le pareti, chi in piedi in mezzo alla stanza e avevano i cappotti pesanti, predominava il grigio antracite dei soprabiti; parlavano fra loro uomini e donne perlopiù di mezza età. Io stavo tra loro in piedi quasi al centro della stanza e ad un certo punto mi giro verso destra per vedere l’ambiente com’era pieno, o forse perché da destra doveva venire qualcuno, fatto sta che stavamo tutti aspettando chissà cosa, chissà chi...
In un angolo della stanza, sempre a destra, c’era una scala di pochi gradini digradanti costruita in modo da riempire l’angolo e finiva con una piccola porticina scura. Sembrava la scalea angolare di una cattedrale per raggiungere il pulpito da parte del celebrante per svolgere la sua predica e alla fine della breve gradinata, davanti alla porticina prima di aprirla per entrarvi, ho riconosciuto il nostro Direttore Americo Iannacone che aveva la mano alzata, probabilmente la destra ed ha cominciato a salutare tutti gli astanti che lo stessero guardando o meno, compreso me. Non ha detto nulla e dopo il suo breve saluto fatto con la mano e senza sorridere, ma con un atteggiamento più che compassato ha aperto la porticina ed è entrato dentro.
Commento al sogno: Il Nostro Direttore, purtroppo, è andato via bruscamente, senza avere avuto la possibilità di salutare qualcuno, compreso i familiari. Dopo circa quaranta giorni dalla sua morte, mi è venuto in sogno, dal momento che, secondo le parole della nota veggente calabrese ormai scomparsa Natuzza Evolo, le anime dei defunti possono mostrarsi ai mortali attraverso i sogni dopo questo lasso di tempo necessario per la loro entrata nel regno dell’aldilà, forse un periodo di iniziale loro purificazione. Secondo il mio punto di vista, il professore Iannacone mi ha dato l’incarico di salutare tutti coloro che fanno parte della ormai grande famiglia de Il Foglio Volante, e tutti quelli che hanno pubblicato con le Edizioni Eva. Salutando me e l’intera sala gremita che c’era nel mio sogno, lui finalmente si è accomiatato ed è riuscito ad entrare in un luogo che a noi mortali non è consentito di sapere e vedere. Infatti, io e la gente che riempivamo quella stanza non sapevamo cosa esistesse oltre quella piccola porta nera. Mi sono resa conto di averlo riconosciuto defunto solo al mio risveglio, perché nel sogno lo avevo creduto perfettamente vivo, così come lo ammiravo in abito scuro e composto. Lui è morto di luglio in pieno caldo, mentre nel sogno stavamo in inverno inoltrato; infatti aveva giacca e pantaloni pesanti e sempre la sua mole che lo contraddistingueva fra tutti.
Quindi, nel regno dei morti lui ora sta bene, non mostrando alcun genere di dimagrimento, e ci teneva a salutare soprattutto me, perché il giorno prima dell’incidente, l’11 luglio 2017, gli telefonai per sapere a che punto stavano le cartoline con le mie poesie ispirate agli alberi – risulta infatti al centro di esse anche l’immagine a colori della copertina del mio libro di poesie Dalle radici alle foglie alla poesia – e lui, dopo avermi risposto, mi confidò che stava preparando un gruppo di persone di sua conoscenza, tra cui lo storico suo amico poeta Antonio Vanni, che sarebbero venuti a trovarmi a Fiuggi, a casa mia. A quella notizia reagii con gioia e stupore, iniziò in me un’emozione straordinaria e incontenibile che gli manifestai, e ci lasciammo con quella promessa. La mattina del giorno dopo avvenne la tragedia ed io, quando lo seppi, il 13 luglio, giorno dei suoi funerali, grazie alla telefonata della mia carissima amica scrittrice Adriana Panza di Isola del Liri, non riuscivo ad accettare la sua morte. Mi sono sentita per diversi giorni disorientata e persa; non andai alle prove del coro parrocchiale di cui faccio parte la sera del 13 luglio perché tutto in me non accettava la sua perdita. È stata la prima persona a cui ho telefonato una mattina quando stavo al Policlinico Gemelli di Roma, in attesa che venisse il mio turno per fare la radioterapia nel tubo per venti minuti, dato che si dovevano distruggere le metastasi tumorali che hanno colpito la colonna danneggiandomi una vertebra e quel giorno, doveva essere marzo 2017, lui mi rispose e mi disse che avrebbe mandato in stampa le mie nuove cartoline sugli alberi. Stavo malissimo e sulla sedia a rotelle; tuttavia soltanto la sua voce, il risentirlo mi diede la speranza che presto sarei tornata a scrivere, ad occuparmi della mia attività letteraria; la mia continuità stava in quelle bellissime cartoline che mi stava stampando e che finalmente ho ricevuto il 20 settembre scorso, consegnatemi a mano dall’inestimabile moglie Maria Grazia che mi ha nuovamente vista in piedi. Io e Adriana speravamo fino all’ultimo in una omonimia, cioè che qualcun altro era morto avente lo stesso suo nome e cognome, ma di lì a poco capimmo che era morto proprio il nostro carissimo, unico e indimenticabile Direttore Editore Amerigo Iannacone.

Isabella Michela Affinito


Ricordo di Amerigo

Negli istanti di solitudine
pesa sempre di più la tua assenza
un vuoto che consuma le viscere,
inghiotte e soffoca...

Ma giova il ricordo della tua presenza
come balsamo su una ferita ancora viva...

Quella tua presenza, ora eterea,
che ancora genera un sorriso.

Patrick Sammut - Malta


Natale 2014

Forse un mare in burrasca
ogni giorno dell’anno
pare stia per travolgerti
e non trovi appigli di speranza
cui aggrapparti.
Ma Natale viene anche
per iniettarti
una piccola dose di fiducia,
per farti riscoprire
il buono ch’è in te,
per invitarti a corroborare
una timida nota nascosta.
Non smarrirti nel male:
ogni giorno dell’anno
portati dentro il Natale.

                                        Da Eppure (Edizioni Eva)


Kristnasko 2014

Eble ŝtorma maro
ĉiutage en la jaro
ŝajnas esti ruinigonta vin
kaj vi ne trovas esperan hokon
al kiu alkroĉiĝi.
Sed Kristnasko venas ankaŭ
por injekti al vi
etan dozon de konfido,
por remalkrovrigi al vi
la bonon kiu estas en vi,
por inviti vin vigligi
timeman kaŝitan noton.
Ne perdiĝu en la malbono:
ĉiutage en la jaro
kunportu en vi Kristnaskon.

                                        Da Kai tamen (Edizioni Eva)
                                        Amerigo Iannacone


  • Autore
  • I Poeti Extravaganti
  • Titolo
  • Termoli 2017
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 88
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-13-1


La nave dei poeti è rimasta in porto

                                                            Verso un luogo diverso
                                                            Ad Amerigo Iannacone

Inconosciuto inconoscibile ultimo
dei luoghi di tua vita vai da solo
al viaggio che ti porta oltre te stesso
E solo scopri quanto già vissuto
nella memoria avevi un luogo simile
poiché altri – tanti e troppi –
gli incontri che ti hanno preceduto
Da solo qui ognuno che rimane
a domandarsi quanto
abbia avuto senso per te per tutti
credere in un bel sogno.

Voglio aprire con questo mio pensiero per Amerigo, già pubblicato nel numero di agosto de “Il Foglio volante” –interamente dedicato a lui – perché quest’anno a lui in memoriam è stata dedicata l’undicesima edizione degli incontri dei “poeti extravaganti”, denominati “La nave dei poeti” (incontro che si sarebbe dovuto svolgere alle Isole Tremiti, come d’abitudine ai primi di settembre, ma è stato poi spostato a Termoli, per ragioni climatiche).
Il 1° ottobre quindi, in una gradevolissima giornata d’inizio autunno, in un albergo sul mare, si sono trovati e ritrovati una quindicina di poeti, alcuni di vecchia frequentazione (come Francesco Paolo Tanzj, il quale, insieme a Ida Di Ianni, fu dodici anni fa tra i fondatori dell’iniziativa, e Luciano D’Agostino); altri nuovi (Antonio Vanni e Ludovica Tozzi) o inseriti solo da pochissimo nel gruppo degli “extravaganti” (Virginia Notarpasquale).
La commemorazione di Amerigo Iannacone (noto a tutti per la sua attività editoriale nel Molise, oltre che per la sua poesia), protagonista in quasi tutte le edizioni dell’incontro tremitese, è stata toccante e misurata nei toni, curata dallo storico fotografo degli “extravaganti” Oscar De Lena, autore di un video ricordo molto apprezzato, in particolare da Renzo, figlio di Amerigo, venuto a Termoli per l’occasione. I poeti tutti convenuti hanno rivolto allo scomparso compagno di viaggio un pensiero affettuoso, alcuni hanno letto per lui versi suoi o di testimonianza. Senza ombra di retorica, ma la celebrazione dell’assente è stata particolarmente intensa. Dopo, dopo il pranzo riuscito e gradito, con la guida di Oscar ci si è recati nel centro storico di Termoli, per visitare il castello e la cattedrale, passare nello strettissimo vicolo record e finire nel bar dedicato al grande Jacovitti.
Siamo all’undicesima edizione della “nave dei poeti” (stavolta …rimasta in porto) e non è certo finita qui: l’intenzione, l’impegno sono per continuare ad incontrarsi ancora. Chi vorrà: non si nasconde la stanchezza di qualcuno, che magari vorrebbe un cambio di formula, o un cambio di destinazione (e con Amerigo da un paio di anni si organizzavano analoghe riunioni poetiche a Venafro e altrove). Ma l’idea di vedersi – una o più volte l’anno – per ascoltarsi e scambiarsi poesia è viva e sosterrà la volontà di ripetere l’incontro anche l’anno prossimo, e sia pure “la nave dei poeti” – per l’alto mare aperto, verso le isole Diomedee...

Giuseppe Napolitano


Poeti alle Tremiti
(26 agosto 2008)

Nel chiostro tremitense
si librano parole di poeti
s’incrociano versi
tersi o elaborati
s’innestano a frammenti
di Ovidio e di Saffo
in un’atmosfera
di magica armonia.

                    Amerigo Iannacone

  • Autore
  • AA.VV.
  • Titolo
  • Poesia da tutti i cieli 2017
  • Collana
  • Premio Poesia da tutti i cieli
  • Pagine
  • 232
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 18,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-08-7


Difficile per me, quest’anno, vergare le righe di prefazione della consueta antologia, perché il pensiero inesorabilmente corre alla tragica vicenda che ha strappato Amerigo Iannacone a questa terra, ai suoi affetti, agli amici, agli estimatori. Questa antologia per tre anni è stata una delle sue creature. Curata da Giuseppe Campolo, era poi impaginata e seguita scrupolosamente da Amerigo con la stessa passione con cui si dedicava a tutti i lavori che investivano la sua sfera creativa e ai libri da lui editi con una frequenza straordinaria, quasi avesse timore che il tempo assegnatogli non fosse sufficiente a portare a termine i suoi progetti. E mancherà al tavolo della Giuria, alla cerimonia di premiazione alla quale ha sempre presenziato, mancherà il suo intervento ricco di riflessioni sull’Esperanto, che egli amava e al quale aveva dedicato molte energie. Suo, fra l’altro, un prezioso manuale con a margine un opportuno dizionarietto Italiano-Esperanto. Ma ciò non escludeva il suo interesse per la lingua italiana.
Era un linguista come pochi. Lo seguivo nel suo Flugfolio che mi inviava puntualmente per e-mail. Leggevo nelle sue considerazioni sull’andazzo comune di questi ultimi tempi il suo rammarico per uno scadimento della lingua scritta che evidenziava la trascuratezza e, in certi casi, l’abbandono delle norme grammaticali e/o sintattiche.
E questa antologia vede la luce per l’impegno di Giuseppe Campolo, che, come tutti noi della Giuria, desidera che il lavoro appassionato di Amerigo comunque continui.
Anche per questa quarta edizione del concorso ci sono giunte le luci, ora intense, ora soffuse di versi sbocciati nel cuore e nella mente di poeti che hanno sentito l’esigenza di esprimere sentimenti e di diffonderli quasi a cercare condivisione. Sono versi che si propongono come atto d’amore e di sensibilità, versi che toccano sentimenti universali nella rappresentazione della vita fatta di distacchi, di strappi, di lacerazioni, nella lucida consapevolezza della condizione di universale precarietà umana. Frequente è l’atteggiamento di amore per la vita, ma è il “doloroso amore” di un Saba o il “disperato amore” di un Cesare Pavese, insieme alla presa di coscienza della vacuità delle illusioni.
In definitiva le liriche selezionate trasmettono il brivido intenso del mistero dell’esistenza.
Una costante è la ricerca della felicità che solo gli affetti possono regalarci, come nel sonetto che si è aggiudicato il primo premio (Cammineremo insieme). Molti i poeti che si sono ispirati ai dolorosi eventi del nostro tempo come, ad esempio, l’autore di Noi bambini (terzo premio), auspicando una pace duratura nel mondo. Altri hanno trovato rifugio nel sogno o si sono aggrappati alla memoria. La parola ora descrive, ora evoca, suggerisce e comunque scolpisce immagini che colpiscono emotivamente il lettore.
E saranno, anche questa volta, i poeti e i lettori di tutti i Continenti a sentirsi idealmente vicini grazie a questa formula vincente di una lingua che veicola l’arte poetica e, insieme, il messaggio di pace universale, in questo tempo in cui insensatezza e atroce violenza attraversano il mondo, spargendo dolore e morte.

Anna Maria Crisafulli Sartori

Estas malfacile por mi, ĉi jare, verki la antaŭparolajn vortojn de la kutima antologio, ĉar fatale la penso kuras al la tragika okazo, kiu forŝiris Amerigo Iannacone el tiu ĉi tero, siaj amoj, amikoj, kaj estimantoj. Ĉi tiu antologio dum tri jaroj estis unu el liaj kreitaĵoj. Kutime redaktita de Giuseppe Campolo, poste ĝi estis enpaĝigita kaj plenprizorgita de Amerigo kun la sama pasio, per kiu li sin dediĉis al ĉiuj laboroj kiuj koncernis lian krean sferon kaj al la libroj, kiujn li eldonis kun eksterordinara ofteco, kvazaŭ li timus, ke la tempo disponigita al li ne estus sufiĉa por kompletigi siajn projektojn. Kaj oni sentos lian neĉeeston ĉe la tablo de Juĝantaro, dum la premiada ceremonio, en kiu li ĉiam partoprenis kaj la neĉeeston de lia prelego, ĉiam riĉa je pripensoj pri Esperanto, kiun li amis kaj al kiu li dediĉis multajn energiojn. Li ankaŭ verkis, interalie, altvaloran lernolibron kun taŭga vortareto Itala-Esperanto. Sed tio ne ekskludis lian intereson pri la itala lingvo.
Li estis lingvisto kiel malmultaj. Mi sekvis lin en lia Flugfolio, kiun akurate li sendis al mi interrete. Mi ekvidis, en liaj konsideroj pri la rutino de la lastaj tempoj, lian bedaŭron pro la defalo de la skribita lingvo, kiu rimarkigis la nezorgon kaj, en iaj kazoj, la forlason de la normoj gramatikaj kaj/aŭ sintaksaj.
Kaj tiu ĉi antologio vidas la lumon danke al la zorgemo de Giuseppe Campolo, kiu, kiel ĉiuj ni el la Juĝantaro, deziras ke la pasia laboro de Amerigo tamen pludaŭros.
Ankaŭ dum ĉi tiu kvara eldono de la konkurso atingis nin la lumoj, kelkfoje intensaj, alifoje vualitaj de versoj ekflorintaj en la koroj kaj mensoj de poetoj, kiuj sentis la bezonon esprimi sentojn kaj diskonigi ilin kvazaŭ peti partoprenon. Ili estas versoj, kiuj sin proponas, kiel ama kaj sentema agoj, versoj, kiuj tuŝas universalajn sentojn en la prezentado de la vivo farita el disiĝoj, ŝiroj, disŝiriĝoj, en la klara konscio pri la universala homa necerteco. Estas ofta la sinteno pri amo por la vivo, sed estas la “dolora amo” de iu Saba aŭ la “senespera amo” de iu Cesare Pavere, ekkonsciiĝante pri la vakueco de la iluzioj.
Fine, la elektitaj lirikaĵoj sentigas la intensan ektremon de la ekzistomistero.
Konstanta elemento estas la serĉado de feliĉo, kiun nur la amsentoj povas al ni donaci, kiel la soneto, kiu gajnis la unuan premion (Ni marŝu kune). Multaj estas la poetoj, kiuj inspiriĝis el doloraj eventoj de nia tempo, kiel, ekzemple, la verkinto de Ni infanoj (tria premio), dezirante daŭran pacon en la mondo. Aliaj rifuĝis en la revon aŭ alkroĉiĝis al la memoro. La vorto kelkfoje priskribas, alifoje elvokas, sugestas kaj ĉiukaze ĉizas imagojn kiuj impresas emocie la leganton.
Kaj estos, ankaŭ ĉifoje, la poetoj kaj la legantoj el ĉiuj Kontinentoj sin senti idee proksimaj danke al la venka formulo de lingvo, kiu vehiklas la poezian arton kaj, kune, la mesaĝon de universala paco, en tiu ĉi tempo en kiu malsaĝo kaj terura perforto trairas la mondon, dissemante doloron kaj morton.

Anna Maria Crisafulli Sartori

Foglio Volante n°11 Anno XXXII Novembre 2017


Centenario di Zamenhof

Esattamente cento anni fa moriva a Varsavia, colpito da un infarto, Lazzaro L. Zamenhof.
Era il 14 aprile del 1917. Negli ultimi momenti della sua esistenza presenziarono al capezzale l’amata consorte Klara Silbernik e la figlia Lidja, che simpatizzava per la fede Baha’i.
I funerali si svolsero il giorno 16, partendo dalla sua abitazione di Via Krolewska 41. Quell’appartamento, che era alquanto spartano, non esiste più. L’edificio dove esso era situato venne infatti distrutto dai bombardamenti che, nel 1939, si abbatterono sulla città polacca. Così ha raccontato tempo addietro Louis C. Zaleski Zamenhof, nipote del Doktoro Esperanto. Il trasloco nella nuova abitazione, che si trovava davanti ad un parco alberato, avvenne a poco più di due anni di distanza dalla sua dipartita. Quegli alberi che vedeva dalle finestre e che tanta gioia gli procuravano non poté, quindi, goderseli tanto a lungo.
Il suo corpo lo tumularono nel grande cimitero ebraico di Via Okopowa, dove un rabbino formulò alcune rituali preghiere. Inizialmente nel luogo in cui venne sepolto era collocata una semplice lapide, dopo qualche anno questo punto subì però una radicale trasformazione.
La tomba come si presenta oggi risale al 1926 quando, in occasione del nono centenario della sua morte, sostituirono la vecchia lapide con un monumento ad opera dell’artista scozzese J. Coults. Al piede del granitico monumento, sovrastato da un simbolico globo terrestre, vi è una piccola aiuola sempre ben fiorita a cui fa seguito, in posizione scoscesa, una grossa stella verde ivi racchiudente la E centrale del nome Esperanto. Subito a fianco del declivio, caratterizzante l’artistica tomba, si incontra una piccola gradinata di passaggio verso uno dei tanti vialetti dello storico cimitero.
In una delle due diciture - stavolta scritte in esperanto - riportate sul monumento si ricorda (a latere) che tale opera fu eretta grazie al magnanimo contributo degli esperantisti di tutto il mondo. Ai funerali parteciparono, oltre ovviamente ai familiari, pure diversi amici e tantissimi samideani (le cronache di allora parlano di circa centocinquanta persone), tra questi era presente anche Antoni Grabowski, un chimico e, appunto, uno stimato samideano che era stato in diretto contatto con Zamenhof.
Nell’improntare un ossequiante discorso in suo ricordo, esso, lo volle perciò fare proprio in quella stessa lingua che il caro collega aveva ideato e tanto sostenuto. Il breve discorso si concluse così: “Dopo le pene della vita riposate quietamente, la terra sia per voi leggera!”. In quel giorno di metà aprile se ne era andato per sempre, a soli cinquantasette anni, un vero e fraterno amico dell’intera collettività mondiale.

Luciano Masolini


Dolori

Terza età, non mancano i dolori.
Mi fermo, guardo il cielo
per scorgervi una speranza.
Una voce mi dice
che i ponti non sono sicuri
e potrebbero crollare...
Allora, guardo il mare
e la voce delle onde
mi dice di accettare anche il male.

Amerigo Iannacone


“Quando il foglio volava…”
(Alla memoria di Amerigo Iannacone)

Ti ho sempre immaginato pensoso
fra le tante parole clandestine
e le carte degli altri sul tavolo
di un impegnato editore,
a correggere le emozioni
e gli stati d’animo espressi in poesie.
Eppure non ci siamo mai conosciuti
purtroppo, in questo mondo a rovescio
le persone buone fanno fatica
a rimirarsi negli occhi,
perché c’è troppa caligine nei giorni
che trascorriamo di fretta.
Ci vorrebbe la musica
di un oboe d’amore
per farci dimenticare chi siamo;
oppure una dissolvenza incrociata
in cui far ricominciare la sequenza
di un’altra nostra esistenza
laddove non ci saranno più né l’Arno,
né il Tamigi. Se puoi Amerigo
mandami la bozza della mia
autobiografia che solo tu
hai compreso bene, l’hai corretta
prima che lo facessi io
e sicuramente la manderai in stampa
dall’otto settembre al sedici luglio.
Telefonami e fammi sapere
quando terminerà questa eterna
metamorfosi, la tua voce
greve sarà come sabbia
sulle mie palpebre chiuse
che aspettano di svelare agli occhi
le bellezze dei tuoi luoghi sconosciuti,
così ci ricorderemo con gioia
di quando insieme andammo
a zonzo nel tempo che fu!

Isabella Michela Affinito


Doppio colpo in Molise per il poeta pontino Giuseppe Napolitano, abbastanza noto peraltro alle cronache letterarie della regione per le sue numerose presenze in occasione di incontri culturali da Agnone a Termoli, da Isernia a Campobasso.
Proprio qui di recente ha presentato l'ultimo lavoro storico di Antonio Masi, “La forza dell'utopia”, dedicato alla Guerra di Spagna. A Termoli ha partecipato all'annuale raduno dei “poeti extravaganti”, intitolato quest'anno alla memoria del compianto poeta Amerigo Iannacone, fondatore delle Edizioni Eva e del mensile “Il Foglio volante”.
Stavolta dunque Giuseppe Napolitano si presenta in terra molisana con due suoi lavori di poesia, pubblicati da editori locali: “Grammatica interiore” (Volturnia Edizioni, Cerro al Volturno) e “Dialoghi” (Edizioni Eva, Venafro).
Si tratta di due libri di traduzioni: il primo accoglie 22 poesie di Napolitano, una antologia rappresentativa del suo fare poesia, tradotte in inglese da Jason R. Forbus (poeta di origini irlandesi) e in cinese dal poeta di Taiwan Kuei-shien Lee; il secondo libro vede invece all'opera il Napolitano a sua volta traduttore: “Dialoghi” – pubblicato nella collana “la stanza del poeta” da lui stesso diretta – raccoglie infatti poesie di sedici autori di tutto il mondo, dall'Argentina a Israele, dalla Francia alla Bosnia, dalla Spagna al Kosovo e all'Egitto...
L'appuntamento con la poesia internazionale è a Venafro, il prossimo sabato 14, alle 17:30. Nella Biblioteca comunale “De Bellis – Pilla” i due libri del poeta Napolitano saranno presentati da Marcello Carlino, già professore a “La Sapienza” di Roma, e Ida Di Ianni, direttrice editoriale della Volturnia. Condurrà la manifestazione il critico Francesco Giampietri, mentre il giovane chitarrista Aldo Mascio offrirà un intermezzo musicale.

     

locandina presentazione Dialoghi e Grammatica interiore

Foglio Volante n°10 Anno XXXII Ottobre 2017


Un pensiero per un amico

Era a fine anni ’80, poco dopo la pubblicazione del mio primo libro, che conobbi Amerigo Iannacone. Come tanti alle prime armi, cercavo nuovi contatti. Trovai in biblioteca un catalogo delle riviste in Italia (a quei tempi non esisteva internet, e tanto meno riviste telematiche) e scrissi a tante di quelle che facevano letteratura. Amerigo Iannacone mi rispose per primo. E fu tra i pochissimi che mi risposero! Probabilmente capì la mia inesperienza e la mia emozione, e fu così gentile nella sua risposta da offrirmi anche la sua disponibilità a pubblicare qualcosa sul “Foglio Volante”.
Iniziò così la mia collaborazione alla rivista, di cui apprezzai subito la snellezza, la chiarezza, l’impostazione internazionalista ed equilibratamente progressista. Ricordiamo tutti noi i tumultuosi anni Novanta, i blocchi politici contrapposti muro contro muro, il cosiddetto nuovo che avanza. Amerigo riusciva sempre a trovare la parola giusta e, come le vere persone di cultura, a capire nanche le ragioni degli altri, a tentare una mediazione pur nella obiettività diversità di ruoli ed opinioni. Non era facile a quei tempi. Da allora ho pubblicato, non regolarmente, racconti brevissimi, poesie, lettere. E, quasi senza neanche accorgercene, semplicemente, siamo arrivati fino a oggi.
Alcune delle sue battaglie meritano di essere ricordate, contro la barbarie di una sottocultura dilagante, perché, come diceva Nanni Moretti ne La palombella rossa, “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” Qui c’è tutta la passione per la nostra lingua italiana, per l’uso fiero e consapevole dell’italiano, per difendere il nostro bel parlare dalle più stupide derive anglicizzanti. Difesa della lingua non come retaggio di un’idea di retroguardia, ma perché dal pessimo uso delle parole e dalla resa stupida ed incondizionata al conformismo si possa produrre una reazione in grado di valorizzare un ricchissimo ed autonomo patrimonio culturale: difesa da una globalizzante mercificante e impoverente. Innumerevoli i suoi interventi tendenti a stigmatizzare e talvolta anche a ridicolizzare gli usi abnormi dell’inglese, in base ai quali una parola banale in italiano diventa intelligente in inglese; o un concetto stupido italiano diventa furbo in inglese; o un prodotto italiano scadente diventa ottimo in inglese, com’è per i mediocri film che mantengono il titolo inglese e non vengono tradotti (per fortuna, altrimenti già se ne capirebbe l’insulsaggine).
Potremmo dire ancora tante altre cose, in particolare sul suo amore per l’esperanto e sulla sua visione universalistica e non particolaristica della cultura. Potremmo anche dire molte cose sull’area tra Roma e Napoli su cui ha operato, con interesse da studioso, da storico, da uomo fortemente legato al territorio. Ma confido che altri possano trattare questi temi a parte, molto meglio di me e con gran dovizia di informazioni di prima mano. Amerigo, persona decisa ma sempre rispettosa, e mai superficiale, diventò sempre più negli anni un infaticabile operatore culturale, specie quando, raggiunta l’età della pensione, la casa editrice Eva conobbe uno slancio irresistibile con l’ampliarsi delle collane, l’arricchimento scientifico e qualitativo, le infinite presentazioni dei libri editi. La casa editrice Eva, già ampiamente presente nell’universo culturale italiano - e non solo strettamente letterario! - è diventata un punto di riferimento importante in Italia, il cui catalogo desta una grande vivissima ammirazione per tutti coloro che operano nel mercato o che semplicemente amano la cultura tout court, senza preconcetti, senza schemi rigidi.
Di vista sono stato con Amerigo una volta sola, purtroppo, e me ne pento. In quell’occasione, con mia moglie, conobbi Maria Grazia, moglie vivace, attenta e insostituibile alter ego anche per le attività culturali, e Chiara, preziosa giovane collaboratrice della casa editrice, da cui poi, dolorosamente, è piombata a tutti per mail la tristissima notizia. Ricorderemo sempre, mia moglie ed io, l’eccezionale carica di cordialità e simpatia che emanava dalla persona, il clima di sincera e duratura amicizia, il delizioso pranzo che ci offrì e che avremmo voluto ricambiare a Firenze, la nostra città, il pomeriggio passato a Venafro a contemplare le bellezze del paese, l’invito a ritornarci in estate.
Sono trascorsi neanche tre anni, e qualche volta ci è capitato di transitare in prossimità di Venafro, giù per l’autostrada per Salerno o al mare opposto verso Termoli. Il tempo stretto, la necessità di arrivare a destinazione all’ora prevista ci hanno, ingiustamente e crudelmente, impedito di ripassare per Via Nunziata Lunga 29. Amerigo mi aveva chiesto, quel giorno quasi piovigginoso del nostro incontro, di mandargli un racconto, una poesia. Io stavo concludendo quel periodo della mia vita, durato 40 anni, in cui avevo scritto un’infinità di testi letterari. Avevo deciso di imprimere una svolta alla mia esistenza, semplicemente pubblicando tutte le mie opere e poi passando a fare altro. E così non potetti inviare niente ad Amerigo. Non avrei pensato di scrivere qualcosa proprio per quest’occasione. Dimenticavo: ci salutammo il 5 dicembre 2014, erano circa le quattro del pomeriggio, un sole opaco stava per tramontare, eravamo lieti.

Paolo Ragni


Nei sogni mi appari

Nei sogni mi appari spesse volte
con la tua paterna e tranquilla presenza.
Ti parlo,
espongo il mio pensiero su alcune cose,
tu rispondi affermativamente,
come condividessi le mie idee.
Ma è così vivida la tua presenza
che un presentimento emerge dal mio animo:
cosa mi rende triste se tu sei qui?
Allora provo a sfiorarti
e la mia mano si perde nel vuoto.
Improvvisamente il sogno diventa sogno.
La realtà del sogno è un sogno nella realtà.

27 agosto 2017
Renzo Iannacone


Stress

Stress
Il giardino senza fiori
la luna rossa
gli occhi spalancati
al vuoto del mondo.
La statua della Libertà
immortalata in fotografia.
La mia mente si sfalda
tentando di rimuovere
quello che fu vissuto.

Teresinka Pereira - Brasile
(Traduzione di Giuseppe Napolitano)