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  • Autore
  • Amerigo Iannacone e gli amici di "Ad Flexum"
  • Titolo
  • Legàmi
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 106
  • Anno
  • 2018
  • Prezzo
  • € 15,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-17-9


Nel momento in cui si è diffusa la notizia della tragica scomparsa di Amerigo Iannacone, tutti coloro i quali avevano avuto a che fare con lui, non pochi, sono stati assaliti da sgomento e incredulità, da un senso di sfiducia e di vuoto difficile da colmare, anche a distanza di tempo, mitigato solo dal ricordo di una persona eccezionale, sempre prodiga di consigli, di suggerimenti, di sollecitazioni attinti dal suo ampio bagaglio umano e culturale.
È stato un uomo semplice, ma serio, disponibile ed estremamente competente in diversi campi, uno «spirito libero» della poesia, delle lingue (come l’esperanto di cui era un approfondito studioso e appassionato estimatore), della storia, e un professionista dell’editoria.
Dunque il Centro Documentazione e Studi Cassinati-Onlus, anche sulla scia dell’articolo in suo ricordo già pubblicato su «Studi Cassinati» (a. XVII, n. 3 luglio-settembre 2017, pp. 212-213), ha inteso aderire pienamente alle sollecitazioni dell’Associazione Ad Flexum di San Pietro Infine e del suo presidente Maurizio Zambardi che con la stampa di questo volume hanno inteso onorare la memoria di Amerigo Iannacone, scrittore, critico, editore, il quale aveva allargato i suoi addentellati culturali dal venafrano e molisano in genere anche al cassinate, con le tante attività avviate con tanti amici, basti ricordare, nello specifico, quelle proprio di S. Pietro Infine, con la sua assidua presenza in convegni e manifestazioni e il valido apporto offerto nell’Associazione Ad Flexum, oppure quelle di S. Vittore del Lazio fra l’altro anche nella preziosa collaborazione alla realizzazione del sito internet del Comune nella versione in esperanto.

Gaetano De Angelis-Curtis
(Presidente del CDSC Onlus)
Cassino, 7 maggio 2018

  • Autore
  • Mariano Coreno
  • Titolo
  • La notte nuda
  • Collana
  • I Colibrì
  • Pagine
  • 86
  • Anno
  • 2018
  • Prezzo
  • € 12,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-16-2


Il poeta dagli occhi pieni di paradiso

“Io sono Amore, e qui regnavo solo
nel giardino che vedi…”
Lord Alfred Douglas

Il volumetto La notte nuda di Mariano Coreno è il primo della nuova serie dei Colibrì.
Voce chiara, raccolta, intima, affettuosa ed attenta al gusto delle epoche attraversate senza minimamente rendere carsico il flusso della bellezza e della religiosità dei paesaggi, brillantemente vissuti dall’autore nella triplice veste di bambino, marito-padre, e nonno:

Sulle tue labbra
i miei baci
rose son diventati.
Ti prego di non specchiarti
nell’acqua del laghetto:
potresti perdere le mie rose
e le tue che tieni al petto.

Tutte le notti il poeta Mariano Coreno si addormenta sotto il limpido cielo stellato d’Australia, abbracciato a Rosetta. La dolorosa scissione delle misure illude il mare sul possesso dei piccoli granelli di sabbia, ripetutamente rincorsi e repentinamente perduti dalle onde:

Nonno, un po' entomologo
e bevitore di vino,
appendeva tutti i suoi indumenti
ad una forca con due rebbi
attaccata al muro
prima di infilarsi nel letto
emettendo un lungo sospiro
vinolento simile ad un lamento.

Qualche amico comune si è arreso alla sacralità dell’interpretazione del verso, ed ha schiaffeggiato sul viso Mariano; impermeabile e duro, Mariano resiste. Esiste:

La notte nuda
si copre di buio
e gira per le strade
senza farsi conoscere.

E se poi spunta la luna
cambia appena colore
ed invita i gatti
al rito dell’amore.

Il poeta dagli occhi pieni di paradiso, nella risalita alle Fonti, canta di un piccolo tramonto che attraversa l’Oceano:

La stretta cucina
dei nonni
era talmente nera
che la sera
non bastava la luce
della candela.

Antonio Vanni

Foglio Volante n°6 Anno XXXIII Giugno 2018

 

Tre stelle di speranza

Da diversi anni ormai, il gruppo esperantista “Tri steloj” opera su territori che abbracciano tre regioni italiane: Molise, Lazio e Campania. Fondatore e promotore del gruppo è stato da sempre Amerigo Iannacone. «Avevo imparato l’esperanto, da autodidatta - afferma Iannacone - su un manuale di Bruno Migliorini acquistato nella primavera del 1982. Nell’esperanto avevo trovato oltre alla praticità didattica e quindi alla facilità di apprendimento, una duttilità del materiale linguistico e una eufonicità che si prestavano magnificamente all’uso poetico» (A. Iannacone, C’ero anch’io, Edizioni Eva, 2017, p.54). Così dagli anni 80 iniziò la sua opera di diffusione - nell’area geografica posta a cavallo tra Molise, Lazio e Campania - dell’esperanto, lingua della pace tra i popoli e lingua che valorizza la lingua madre di ciascuno. L’esperanto, infatti, «lingua pianificata, nata nel 1887 da un’idea del polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, si propone come seconda lingua di tutti per la comunicazione internazionale.
L’esperanto è nato con questo fine e ha le caratteristiche giuste: è facilissimo e si può imparare in brevissimo tempo, anche da autodidattie poi è una lingua di tutti in generale e di nessuno in particolare e quindi mette tutti sullo stesso piano, rispettando ogni lingua e ogni parlata» (A. Iannacone, C’ero anch’io, p. 171). In questi quasi 40 anni di intensa attività si sono susseguiti numerosi corsi di vario livello in diverse città della zona, in particolare Venafro (IS), San Vittore (FR), San Pietro Infine (CE), Formia (LT). Allo stesso modo sono stati scritti e pubblicati tantissimi libri di ogni genere sia sull’esperanto, sia in esperanto, sono stati organizzati eventi tra cui presentazioni di libri, ma non solo.
Portavoce costante dell’esperanto, da ben 33 anni (cioè dal 1986), è la rivista mensile “Il Foglio Volante – La Flugfolio” che parte dalle Edizioni Eva di Ceppagna (frazione di Venafro e paese di Amerigo Iannacone) e che si diffonde in tutta Italia e anche oltre i confini nazionali, che da 30 anni oltre a parlare di “letteratura e cultura varia”, condivide articoli in esperanto e sull’esperanto.
Tra le umerose iniziative locali susseguitesi negli anni, persino nel 2009 la città di Cassino ha ospitato il 76° Congresso Italiano di Esperanto. Ed è proprio nel 2009, nel contesto organizzativo del Congresso che nasce ufficialmente il gruppo “Tri steloj”, dall’unione degli perantisti locali attivi da decenni sul territorio che si sono resi disponibili per far parte degli organizzatori del Congresso e che hanno anzi invitato il Congresso in questa parte d’Italia. Il Congresso nazionale si tiene ogni anno in una città diversa.
Dopo il Congresso di Cassino, il gruppo è rimasto sempre attivo sul territorio, pur non toccando mai numeri di iscrizioni particolarmente notevoli. La proposta di nuovi corsi si è rinnovata ogni anno, riuscendo talvolta anche a svolgere un lavoro di promozione della lingua nelle scuole. Inoltre, dal 2015 il gruppo “Tri steloj” festeggia a Venafro la giornata della lingua madre, occasione in cui vengono avvicinati anche nuovi aspiranti esperantisti. Il 21 luglio 2017, sempre a Venafro, col patrocinio della Federazione Esperantista Italiana e del Comune di Venafro è stato realizzato un evento dal titolo “Esperanto e musica”, anche quest’ultimo non rivolto in modo specifico agli esperantisti, ma concepito come evento aperto a tutti per far conoscere la lingua. Per l’occasione, oltre alla presenza di rappresentanti della FEI, un duo locale costituito da chitarra e voce ha allietato la serata eseguendo sia canzoni originali in esperanto sia canzoni celebri di altre lingue tradotte in esperanto. Nell’anno sociale 2017/2018, il gruppo “Tri steloj”, in collaborazione con l’associazione culturale “Deus Day” di Cassino è riuscito a organizzare un corso nelle scuole medie di Cassino, tutt’ora attivo. Non si esclude tra l’altro per il prossimo anno un corso anche su Isernia.
L’ultimo importante appuntamento c’è stato sabato 24 marzo a Venafro, dove è venuta a incontrarci Michela Lipari, presidente nazionale della FEI. Per l’occasione erano presenti Gianfranco Molle, presidente del gruppo “Tri steloj”, Antonio De Cristofaro, docente dell’Istituto Italiano di Esperanto, Cattedra di Campobasso, oltre che studenti locali del corso di quest’anno e dei corsi degli anni precedenti.
Tempo proficuo di confronto, di condivisione e sempre di nuova e accesa speranza, che del resto è caratteristica ontologica dell’esperanto, la lingua che – appunto, già etimologicamente – spera.

Chiara Franchitti

 

L’Aquilone
Poesia giovane
A cura di Antonio Vanni

Vivere

Finestra non blocchi lo sguardo
perché non scruto con gli occhi ma con il cuore,
ha una vista perforante,
mi guida è il mio timone,
non blocchi la voce
perché non parlo con la bocca ma con i sentimenti,
sono impercettibili, mi elargiscono emozioni,
non blocchi il corpo
perché viaggio con l’anima,
racchiude ogni luogo, ogni cosa, mi sorregge,
scruto, parlo, percorro con cose che mi rendono libero.
Sei nel mezzo tra me e il mondo,
ma ho i mezzi per poterlo vivere.

Simone Principe 19 anni

 

Renzi e Lucie

In ogni più minuscolo angolo del pianeta
tribolano ancora Renzi e Lucie,
vittime ignorate dalla storia
ma amate da un Creatore
infinita-Mente più grande
del pur sommo Manzoni: Dio.

9 dicembre 2017
Gerardo Vacana

  • Autore
  • Rossella De Magistris
  • Titolo
  • In cammino
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 122
  • Anno
  • 2018
  • Prezzo
  • € 10,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-15-5


Si è messa “in cammino” un po’ tardi, Rossella, ma ha ancora tanta strada da fare – ed è commovente accompagnarla in questo suo percorso di rilettura esistenziale affidata alla poesia. Ha scritto per anni, conservando in quaderni sparsi i suoi testi, nemmeno pensando seriamente ad una possibile pubblicazione, ad una condivisione del suo vissuto poetico. Ora che ha deciso di offrirsi e misurarsi con un pubblico, sta sistemando con passione e pazienza quei quaderni, e va componendo sillogi organiche – In cammino è la seconda, molto più imponente della prima, Uno spicchio di sole, uscita ormai oltre due anni fa.
Rossella de Magistris non ha certo fretta di andare da qualche parte, ma sa che il cammino intrapreso con la pubblicazione di questi suoi libri la porterà lontano. Frequenta da tempo ambienti letterari nei quali conosce compagni di strada e nel confronto misura le proprie esperienze. Sa che la poesia è una padrona terribile, ma sa di poterle essere fedele.
L’analisi introspettiva è ancora una delle cifre che caratterizzano il fare poetico dell’autrice. La genuina voce dei sentimenti e la volontà di esporsi in un dettato lirico qui sono tutt’uno, poiché in lei non vi è distinzione tra essere e apparire. “Cuore”, “anima”, e “vita”, “amore” e “dolore”, ma anche “giorno” e “tempo” sono fra le parole ricorrenti in questa silloge – calata dunque nella dimensione temporale, la poesia è in fin dei conti uno specchio nel quale verificare le manifestazioni del quotidiano sentire.
Ben si comprende, sfogliando queste pagine, la sofferenza di sfondo a quanto di vita pur si riesce a cogliere: spesso si avverte, infatti, ed è più intensa di come appariva nel primo libro – e ha un procedere strisciante o incombente –, di solito superata a stento con dolorosa fatica, raramente con soddisfatta serena gioia, si avverte la morsa della consapevolezza che la vita non fa sconti a chi sbaglia.
Rossella de Magistris è comunque in vista di un appagante traguardo: trapela dai suoi versi e ci si può pertanto attendere tranquillamente la realizzazione di un obiettivo non di poco conto – la piena definitiva conquista di sé. Il che avviene appunto attraverso la pratica della poesia alla quale da qualche anno lei si è dedicata. Perché, dedicandosi alla revisione e scrematura dei famosi quaderni, sistemando queste raccolte, che sono destinate alla pubblicazione, e quindi offrendosi ad un giudizio non occasionale, lei sa che sta costruendo un’immagine di sé che rimarrà.
La poesia viene in questo caso usata come un sano rimedio, alla maniera sveviana, in certo modo, quasi per guarire dalla malattia che è la vita. Forse è vero che i poeti sono “folli come me” (per citare dall’ultimo testo di questo In cammino), ma hanno almeno capito che “questa vita, comunque sia, è la vera vittoria” – ed è una vera conquista, una dichiarazione non solo di poetica, ma una salvifica disposizione d’animo che consente di uscire “in purità di canto” dalla cattiveria del mondo, dal “male di vivere” che abbiamo conosciuto tutti e che spaventa però soltanto coloro che non sanno come esorcizzarlo, magari raccontandolo e partecipandolo.
“Senza vincoli e catene, libera d’amare”: così Rossella in poesia – e nella vita – vuole essere e vuole darsi. Principalmente alla famiglia, a chi le è vicino da sempre e ha condiviso il bene e il male, la felicità e lo sconforto, i desideri e le frustrazioni. Tutto questo è la sua poesia, il suo dirsi continuamente non solo per uno “sfogo dell’anima”, per scaricare il peso e alleggerirsi degli affanni, ma proprio per “amore”, per la convinzione che la poesia possa, consolando, unire anime in cerca di reciproco amore.

Poesia
anima mia che anela
a sviscerar passioni e sentimenti,
sensazioni dell’essere emozione.
E poi amore, unico, vero amore d’immenso.
Poesia che crea e stupisce,
annovera e consola,
sfogo dell’anima insieme
oppure sola.

Giuseppe Napolitano

  • Autore
  • Maria Benedetta Cerro
  • Titolo
  • La soglia e l'incontro
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 106
  • Anno
  • 2018
  • Prezzo
  • € 8,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-14-8


Esistono incontri in cui l’anima si dona, accoglie, incide segni. E c’è l’incontro che ha nella soglia l’unicità e il limite. Solo alla parola è concesso il varco che dà vita al dialogo e che immette in una totalità ignota all’anima stessa.
Questo è l’incontro poetico, il mio incontro con Riccardo Scrivano, che in quarant’anni segnati da reciproche vicende letterarie ed esistenziali, prevalentemente condivise a distanza, ha avuto cura della mia poesia con immutato interesse e rara generosità.
All’Amico e al Maestro, con cui la mia poesia ha nel tempo profondamente dialogato, dedico questo libretto che ha preso avvio da un manipolo di versi che gli inviai manoscritti e che egli si occupò di far trascrivere e di trasmettere a Stefano Verdino per la rivista Xenia, accompagnandoli con una preziosa nota critica.
A quelle sette brevi poesie sul tema della scrittura ho aggiunto alcune riflessioni derivanti da una rilettura delle lettere a Lucilio di Seneca e una dozzina di poesie “musicali”, dettate cioè da un ritmo interiore naturale, quasi un ritorno (o un cedimento) a quella musica che ha sempre caratterizzato il mio pensare in versi e che spesso ho fieramente fronteggiato come una insidiosa seduzione, confinandola nel remoto recesso delle cose dismesse. L’ultima sezione contiene alcuni testi, detti “di un tempo minore”, quasi un diario della quotidianità.
La plaquette accoglie solo la parte più recente dei versi inviati negli anni, nel corso di una corrispondenza a volte assidua, altre volte più diradata nel tempo, ma ininterrotta e sempre intensamente animata da stima reciproca e sincero affetto.

Nota dell'autore

  • Autore
  • Chiara Franchitti
  • Titolo
  • Tracce d'eternità
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 14,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-03-2


Già il titolo, Tracce d’eternità, di questa prima raccolta di poesie di Chiara Franchitti, ci dice molto. Già ci introduce, in un certo senso, allo spirito che guida la scrittura di Chiara, e quindi alla tematica prevalente delle poesie, che sono pervase, quasi tutte, da una sincera spiritualità.
Conosco Chiara da alcuni anni ormai. Ha collaborato con me all’editing di alcuni libri, è lei stessa autrice-curatrice – in collaborazione con Carmen Buono – di tre libri, Frammenti di speranza, Ferma il tuo esodo e Modellati dalla tenerezza. È coautrice con altre tre colleghe del libro Quattro autori per quattro medioevi?, ed è curatrice di alcune altre pubblicazioni.
Fin dalle prime volte che l’ho incontrata, Chiara mi ha sorpreso per la maturità e per la notevole cultura che mostrava, a dispetto della giovane età e poi mi ha sorpreso per la sua dimestichezza con il lavoro editoriale. Ma, a parte questo, mi ha favorevolmente colpito per il suo carattere aperto e ben disposto nei confronti degli altri, e per l’atteggiamento con cui si pone di fronte alla vita, per l’impulso ottimista, che le fa trovare e cogliere in ogni cosa, in ogni evento, in ogni vicenda l’aspetto positivo.
Non mi sono meravigliato quando, la prima volta, ho saputo che scriveva anche poesie. Mi ha dato a leggere i suoi testi e li ho trovati validi e degni di far parte di un libro della collana “L’Albatro”.
Tutta la raccolta è sottesa dal filo conduttore di quella spiritualità, di cui parlavo, ma ti rendi conto che non si tratta solo di un atteggiamento e nemmeno di una scelta, ma di una sua disposizione naturale. Alcune poesie sono quasi delle preghiere. Si legga “Vieni!”.

Spegni il caos della mia mente,
fatti strada tra i pensieri,
scaglia, getta, butta giú tutte le porte,
irrompi dentro me, riempimi di te.

Grida, urla a squarciagola,
fissati davanti al mio sguardo.
Ti prego, insisti,
ho sete di te.

Vieni, vieni,
io ti aspetto.
E se già sei accanto a me
ti supplico, accendimi la luce.

È una preghiera, ma una preghiera che non rinuncia a una lingua piuttosto vigorosa.
“Tu sei”, un’altra poesia-preghiera che vale la pena citare:

Il tuo silenzio
è il grido della tua presenza,
o Padre d’Amore.
Ti annulli in mollichina
e sei qui
sulla soglia di casa
con le braccia spalancate
ad attendere me.

Ma le dovrei citare quasi tutte. È ovvio che non potremmo leggere le poesie di Chiara prescindendo dalla forte spiritualità che le caratterizza. Questa sua peculiarità non le impedisce però di scrivere anche versi delicatamente sensuali. E ci sono anche versi per la persona amata (al fidanzato dedica, tra l’altro, l’acrostico “Festa”, giocando sul significato del cognome).
Spesso i versi sono caratterizzati, più che da musicalità, da quella che è proprio “cantabilità” e qui scopriamo uno dei tanti interessi e attività di Chiara (che suona la chitarra, fa parte di un coro, è capo scout, assume spesso il ruolo del cosiddetto ghost writer, ecc.). Se andiamo a leggere il testo “Orme su foglie”, vi troviamo quello che è il testo di una canzone con rime e metrica e anche con un refrain (“Brevi ma intense / giornate d’autunno / lasciano orme / su manti di foglie.”»
E voglio concludere con una poesia che ci presenta un ritratto morale, sia pure involontario, dell’autrice. La poesia è datata 2007, quando Chiara era ancora al liceo. C’è rabbia, “lacrime di rabbia”, per la sua “sete di conoscenze”, “voglia di sapere”, “desiderio di cultura”, che i suoi insegnanti non soddisfano.

Lacrime di rabbia

Sete, sete di conoscenza.
Voglia, voglia di sapere.
Desiderio, desiderio di cultura.

Soffoco, quasi non respiro.
Busso alle porte,
a tante porte,
ma nessuno è disposto ad aprirmi,
nessuno è disposto a dissetarmi.

Ho sete, a tratti svengo.
Vorrei urlare, ma non ho voce.
Sono priva di forze
e piango, piango di rabbia.

E allora, benvenuta, Chiara, nel mondo della poesia, benvenuta a una nuova voce poetica di cui il Molise può andare fiero.

Amerigo Iannacone
4 giugno 2017, Ceppagna

Foglio Volante n°3 Anno XXXIII Marzo 2018


La Processione

Lo stendardo delle parole
è già apparso alla porta;
danze gioiose sotto il manto delle Muse;
la gente applaude,
i musicisti accompagnano con ritmo
le idee che stanno indorare
l’avvenimento momentaneo;
il vento aiuta a scoprire
il senso delle parole nuove
che circondano con piacere
lo stendardo che invoca idee nuove
come un treno che passa veloce
stupito della bellezza del d’intorno.
Una processione di parole cadono
successivamente impetuose
sul mio quaderno.

27.1.18
                        Carmel Mallia - Malta


L’Aquilone
Poesia giovane
A cura di Antonio Vanni

Colpito dallo sguardo
di questi alberi spioni
ascolto vita redenta
da nubi misteriose.

L’autunno scandisce
il cambio dell’era
che presto arriva
ingannata dal tempo.
[...]

Carlo Sarnelli – anni 20


A ottantacinque anni

A ottantacinque anni
è divenuto un bambino.
Si emoziona
per ogni piccolo gesto
per un ritorno dei pensieri
agli amici
di un tempo
alle ore felici,
ai momenti piú neri,
per un ricordo mesto,
per un’allusione,
per un silenzio.
Lo commuove un bel film
e persino
uno spot indovinato.
Come un bambino
diventa triste
se viene trascurato.
Nell’eterno
alterno percorso dell’età,
circolo misterioso,
nel figlio,
e forse nel nipote,
sogna la figura del papà.

Amerigo Iannacone

Foglio Volante n°2 Anno XXXIII Febbraio 2018


Abitare saggiamente la terra
Illustriamo il degrado ambientale e sociale

Vi invitiamo a documentare, con fotografie inedite, il degrado ambientale e sociale di qualsiasi angolo del mondo.
Ne faremo una memorabile mostra, su vari supporti. Assieme alle foto, pubblicheremo la sintesi biografica di ogni autore.
Come noi e Voi, quasi tutti gli altri sanno che stiamo portando al collasso il pianeta: terra, acqua, aria; solo l’elemento fuoco di noi s’infischia e ci aiuta a infliggerci la finale sconfitta. E, esattamente come i governi occidentali, il governo cinese e quello indiano sanno che tanti di più siamo a respirare, noi e gli animali che alleviamo in quantità incalcolabile, tanto più ossigeno ci occorre; ma continuano a permettere la deforestazione, pratica che riduce proprio la produzione dell’ossigeno.
Economia e finanza, un tempo supporti essenziali del vivere civile, si vanno trasformando in mostri, coi quali si convive, arresi, nella disperata paura; questa sì condivisa, come non è riuscito di fare con la ricchezza. Uniti siamo, nella prepotenza sociale. Si sa benissimo: quando più persone vogliono sollevare un pesante oggetto, danno un ritmo alla voce, fino all’ultimo dai, al fine di spingere tutti assieme.
Tuttavia, non ci pare di vedere sociali esperimenti di tal genere; mentre i predicatori sono numerosi quasi quanto i presidenti e bastanti per incancrenire le orecchie. Ma almeno una cosa facile non andrebbe tentata? Per provare a darsi coraggio tutti assieme, se non l’efficienza di unire le coscienze.
Una cosa facilissima è questa, quasi un divertimento da collezionisti: riassumiamo fotograficamente la situazione del pianeta. Ecco: Vi invitiamo a documentare, con fotografie inedite, il degrado ambientale e sociale di qualsiasi angolo del mondo. Ne faremo una memorabile mostra, su vari supporti. Un archivio senza precedenti, uno smisurato “mettere i punti sulle i”!
E se avremo bastevoli risorse, stamperemo una o più raccolte di un numero significativo delle più salienti, per una mostra itinerante, da sede a sede d’associazioni che si proporranno.
Le foto, senza limite di numero, vanno inviate in formato jpeg a: associazione@siciliaesperantista.com
Per ogni immagine occorre specificare il luogo, il giorno e l’ora in cui è stata realizzata. L’autore deve inviare una breve sua biografia, il suo indirizzo e-mail, possibilmente il telefono, i dati anagrafici e una foto che lo ritrae. Autorizzarne la pubblicazione.
Nel divulgare quest’iniziativa, tutte le Associazioni, esperantiste o che perseguono lo sviluppo civile, possono aggiungere il loro marchio, dandocene notizia. Per un mondo giusto e in armonia. Auguri a tutti voi. Viva la Terra!

Samideano (Giuseppe Campolo)


Ancora per Amerigo

È possibile
che la morte crudele di un amico
ti sconvolga a lungo, molto a lungo,
più di quella di un fratello?
È possibile:
vedi quella di Amerigo.

È possibile
che la scomparsa impensabile di un amico
ti faccia perdere l’equilibrio,
come se all’improvviso ti mancasse
un sostegno indispensabile, una stampella?
È possibile:
vedi quella di Amerigo.

È possibile
che il “fraterno”, così usurato
tra gli appartenenti
a un partito o a una conventicola,
riacquisti in un istante tutta la sua carica
di affetto e verità?
È possibile,
se il fraterno è riferito ad Amerigo.

Gerardo Vacana


Foglio Volante n°1 Anno XXXIII Gennaio 2018


Ci mancava solo il whistleblower

Lo scorso 19 giugno è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto 25 maggio 2017, n. 90, di recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio. A decorrere dal 4 luglio 2017, data di entrata in vigore del predetto decreto, i soggetti destinatari delle disposizioni ivi contenute (tra i quali intermediari finanziari iscritti all’Albo Unico, società di leasing, società di factoring, ma anche dottori commercialisti, notai e avvocati) sono obbligati a dotarsi di un sistema di whistleblowing, l’istituto di derivazione anglosassone per le segnalazioni interne di violazioni. Ora voi mi chiederete che cos’è un whistleblower? Dato che è una cosa ufficiale e dato che la legge non ammette ignoranza, sarà qualcosa che tutti devono conoscere. Purtroppo i termini italiani corrispondenti hanno tutti un significato negativo, e così con il termine inglese si copre la realtà e la si fa diventare bella. In Parlamento, all’indirizzo dell’altrove apprezzato segnalatore di malaffare, è risuonata la parola “delatore”. Cioè, spiega il sito della Treccani, “chi per lucro, per vendetta personale, per servilismo verso chi comanda o per altri motivi, denuncia segretamente qualcuno presso un’autorità giudiziaria o politica”.
Talpa”, per esempio, “fa pensare a casi non certo positivi come le talpe in procura” come spiega Maria Cristina Torchia dell’Accademia della Crusca a ilfatto quotidiano.it. “O gola profonda, che di solito è la fonte anonima di un giornalista (la nuova legge esclude invece l’anonimato, anche se tutela la riservatezza del denunciante, ndr)”. Allo stesso modo, sarebbe quanto meno ingrato ridurre il virtuoso angelo custode del denaro dei contribuenti a un “informatore” – che sa tanto di balordo in confidenza con gli sbirri – o a una “spia”, roba da fucilazione alla schiena. Tanto meno a un “soffiatore” o “spifferatore” – altri termini inclusi nella disamina della Crusca – che sanno un po’ di cartone animato.
Non tutti, però, si arendono senza combattere come noi. I nostri “vicini” linguistici hanno iniziato a utilizzare lanceur d’alerte, denonciateur e informateur (Francia),alertador o denunciante (Spagna), mentre in Germania si utilizza anche Informant. ‘Denunciante/segnalante anticorruzione’, o ‘segnalatore di illeciti’ potrebbero essere equivalenti. Ma per ora non sembra ci sia molto da fare. Le noste classi dirigenti hanno deciso che tutte le cose belle vengono dall’America e sarebbe bene che ce ne rendessimo conto tutti, anche quei pochi illusi che continuano a sostenere che Dante Alighieri è nato a Firenze. Del resto in questo campo le classi dirigenti hanno sempre tradito il proprio popolo a favore dell’invasore. Vi ricordate dei russi, che parlavano in francese e facevano finta di non capire il russo, lingua della plebe? Vi ricordate delle classi superiori indiane che si affrettarono a passare all’inglese?
È successo in tutte le colonie. Non mi sarei mai aspettato che succedesse anche in Italia, che formalmente colonia non è. Beh, tiremm innanz, come disse Amatore Sciesa. Il lavoro di denuncia del Foglio Volante (non di whistleblowing) continuerà: “Di quella umile Italia fia salute / per cui morì la vergine Cammilla, / Eurìalo e Turno e Niso di ferute.”
Speriamo non ci spieghino prima o poi che la vergine Camilla in effetti era Camille, la prima figlia del padrone della Virgin Media, perita in un incidente aereo, mentre Eurialo, Turno e Niso, erano dei baldi fanti di marina di origine ispanica, come si vede dai nomi, morti nel tentativo di portare la democrazia in Irak.

Renato Corsetti


Iridio
                    (ad Amerigo Iannacone)

Sul tardi lascerai il Caffè
dove attendi Noi,
corpi educati alle Latomie
degli spazi
tra destino e amore,
colto il più bello tra i fiori
del chiaro giorno infinito.

Antonio Vanni


Nuvole

Nuvole bianche,
informi e immense,
in balia del vento
imprevedibile!
I miei pensieri
son come nuvole,
dai colori mutevoli
delle mie emozioni!
rapide s’innalzano su,
nell’etere,
per poi cadere giù,
come mie lacrime!
Le tenui pennellate
dell’Aurora
si fan da parte,
lasciando spazio
all’Occaso rosso
e a cupe fantasie,
quasi preludio
d’un sonno senza fine!

Carla Zulian


Foglio Volante n°12 Anno XXXII Dicembre 2017


Ho sognato Amerigo Iannacone

Mi trovavo in una grande stanza illuminata con la luce artificiale: non ho visto finestre; doveva essere tardo pomeriggio, come quando si aspetta in sala d’attesa di uno studio privato e c’era tanta gente, chi seduta sulle sedie disposte lungo le pareti, chi in piedi in mezzo alla stanza e avevano i cappotti pesanti, predominava il grigio antracite dei soprabiti; parlavano fra loro uomini e donne perlopiù di mezza età. Io stavo tra loro in piedi quasi al centro della stanza e ad un certo punto mi giro verso destra per vedere l’ambiente com’era pieno, o forse perché da destra doveva venire qualcuno, fatto sta che stavamo tutti aspettando chissà cosa, chissà chi...
In un angolo della stanza, sempre a destra, c’era una scala di pochi gradini digradanti costruita in modo da riempire l’angolo e finiva con una piccola porticina scura. Sembrava la scalea angolare di una cattedrale per raggiungere il pulpito da parte del celebrante per svolgere la sua predica e alla fine della breve gradinata, davanti alla porticina prima di aprirla per entrarvi, ho riconosciuto il nostro Direttore Americo Iannacone che aveva la mano alzata, probabilmente la destra ed ha cominciato a salutare tutti gli astanti che lo stessero guardando o meno, compreso me. Non ha detto nulla e dopo il suo breve saluto fatto con la mano e senza sorridere, ma con un atteggiamento più che compassato ha aperto la porticina ed è entrato dentro.
Commento al sogno: Il Nostro Direttore, purtroppo, è andato via bruscamente, senza avere avuto la possibilità di salutare qualcuno, compreso i familiari. Dopo circa quaranta giorni dalla sua morte, mi è venuto in sogno, dal momento che, secondo le parole della nota veggente calabrese ormai scomparsa Natuzza Evolo, le anime dei defunti possono mostrarsi ai mortali attraverso i sogni dopo questo lasso di tempo necessario per la loro entrata nel regno dell’aldilà, forse un periodo di iniziale loro purificazione. Secondo il mio punto di vista, il professore Iannacone mi ha dato l’incarico di salutare tutti coloro che fanno parte della ormai grande famiglia de Il Foglio Volante, e tutti quelli che hanno pubblicato con le Edizioni Eva. Salutando me e l’intera sala gremita che c’era nel mio sogno, lui finalmente si è accomiatato ed è riuscito ad entrare in un luogo che a noi mortali non è consentito di sapere e vedere. Infatti, io e la gente che riempivamo quella stanza non sapevamo cosa esistesse oltre quella piccola porta nera. Mi sono resa conto di averlo riconosciuto defunto solo al mio risveglio, perché nel sogno lo avevo creduto perfettamente vivo, così come lo ammiravo in abito scuro e composto. Lui è morto di luglio in pieno caldo, mentre nel sogno stavamo in inverno inoltrato; infatti aveva giacca e pantaloni pesanti e sempre la sua mole che lo contraddistingueva fra tutti.
Quindi, nel regno dei morti lui ora sta bene, non mostrando alcun genere di dimagrimento, e ci teneva a salutare soprattutto me, perché il giorno prima dell’incidente, l’11 luglio 2017, gli telefonai per sapere a che punto stavano le cartoline con le mie poesie ispirate agli alberi – risulta infatti al centro di esse anche l’immagine a colori della copertina del mio libro di poesie Dalle radici alle foglie alla poesia – e lui, dopo avermi risposto, mi confidò che stava preparando un gruppo di persone di sua conoscenza, tra cui lo storico suo amico poeta Antonio Vanni, che sarebbero venuti a trovarmi a Fiuggi, a casa mia. A quella notizia reagii con gioia e stupore, iniziò in me un’emozione straordinaria e incontenibile che gli manifestai, e ci lasciammo con quella promessa. La mattina del giorno dopo avvenne la tragedia ed io, quando lo seppi, il 13 luglio, giorno dei suoi funerali, grazie alla telefonata della mia carissima amica scrittrice Adriana Panza di Isola del Liri, non riuscivo ad accettare la sua morte. Mi sono sentita per diversi giorni disorientata e persa; non andai alle prove del coro parrocchiale di cui faccio parte la sera del 13 luglio perché tutto in me non accettava la sua perdita. È stata la prima persona a cui ho telefonato una mattina quando stavo al Policlinico Gemelli di Roma, in attesa che venisse il mio turno per fare la radioterapia nel tubo per venti minuti, dato che si dovevano distruggere le metastasi tumorali che hanno colpito la colonna danneggiandomi una vertebra e quel giorno, doveva essere marzo 2017, lui mi rispose e mi disse che avrebbe mandato in stampa le mie nuove cartoline sugli alberi. Stavo malissimo e sulla sedia a rotelle; tuttavia soltanto la sua voce, il risentirlo mi diede la speranza che presto sarei tornata a scrivere, ad occuparmi della mia attività letteraria; la mia continuità stava in quelle bellissime cartoline che mi stava stampando e che finalmente ho ricevuto il 20 settembre scorso, consegnatemi a mano dall’inestimabile moglie Maria Grazia che mi ha nuovamente vista in piedi. Io e Adriana speravamo fino all’ultimo in una omonimia, cioè che qualcun altro era morto avente lo stesso suo nome e cognome, ma di lì a poco capimmo che era morto proprio il nostro carissimo, unico e indimenticabile Direttore Editore Amerigo Iannacone.

Isabella Michela Affinito


Ricordo di Amerigo

Negli istanti di solitudine
pesa sempre di più la tua assenza
un vuoto che consuma le viscere,
inghiotte e soffoca...

Ma giova il ricordo della tua presenza
come balsamo su una ferita ancora viva...

Quella tua presenza, ora eterea,
che ancora genera un sorriso.

Patrick Sammut - Malta


Natale 2014

Forse un mare in burrasca
ogni giorno dell’anno
pare stia per travolgerti
e non trovi appigli di speranza
cui aggrapparti.
Ma Natale viene anche
per iniettarti
una piccola dose di fiducia,
per farti riscoprire
il buono ch’è in te,
per invitarti a corroborare
una timida nota nascosta.
Non smarrirti nel male:
ogni giorno dell’anno
portati dentro il Natale.

                                        Da Eppure (Edizioni Eva)


Kristnasko 2014

Eble ŝtorma maro
ĉiutage en la jaro
ŝajnas esti ruinigonta vin
kaj vi ne trovas esperan hokon
al kiu alkroĉiĝi.
Sed Kristnasko venas ankaŭ
por injekti al vi
etan dozon de konfido,
por remalkrovrigi al vi
la bonon kiu estas en vi,
por inviti vin vigligi
timeman kaŝitan noton.
Ne perdiĝu en la malbono:
ĉiutage en la jaro
kunportu en vi Kristnaskon.

                                        Da Kai tamen (Edizioni Eva)
                                        Amerigo Iannacone