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  • Autore
  • Salvatore Rinaldi
  • Titolo
  • Fede e società
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 336
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 18,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-04-9

Raccogliere gli articoli della rubrica “Fede e Società” da me curata per il quotidiano Primo Piano Molise, è una risposta a tutti quei lettori che hanno trovato in questo appuntamento settimanale un’occasione di approfondimento, come proposta di approccio culturale alle problematiche dell’uomo di oggi. L’accavallarsi talvolta farraginoso dei fatti del mondo, la rappresentazione di una quotidianità segnata dalla casualità e dal disordine, crea l’emergenza di risposte. Il volume vuol essere non un’astrazione o una fuga, a cavallo tra cultura e fede, ma un ancoraggio a principi non negoziabili che sovrastano le miserie e le asprezze delle cronache, come stimolo a guardare oltre e piú in alto, per riconoscersi nella Verità.
Durante la settimana ascoltiamo tante proposte; il mio augurio è una proposta di speranza che parte dal togliere la polvere dell’Indifferenza accumulata nel tempo a causa dell’esposizione agli occhi di una società troppo spesso insensibile, per giungere a condividere la gioia della vita che trova nell’oggi il suo inizio di eternità.
Eppure l’Uomo di Nazareth ancora oggi ci chiede: cerchi una relazione che ti dia felicità? E dalla risposta positiva ci propone di essere sua eco, suo prolungamento, accogliere le prostitute e i pubblicani, fare dei bambini i principi della Nuova Umanità e cingersi le vesti e mettersi l’asciugatoio per lavare i piedi a coloro che sono in periferia o nel campo del creato ove attendono di essere da noi curati perché feriti dal nostro populismo.

Salvatore Rinaldi

  • Autore
  • Chiara Franchitti
  • Titolo
  • Tracce di eternità
  • Collana
  • L'Albatro
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 14,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-03-2


Già il titolo, Tracce d’eternità, di questa prima raccolta di poesie di Chiara Franchitti, ci dice molto. Già ci introduce, in un certo senso, allo spirito che guida la scrittura di Chiara, e quindi alla tematica prevalente delle poesie, che sono pervase, quasi tutte, da una sincera spiritualità.
Conosco Chiara da alcuni anni ormai. Ha collaborato con me all’editing di alcuni libri, è lei stessa autrice-curatrice – in collaborazione con Carmen Buono – di tre libri, Frammenti di speranza, Ferma il tuo esodo e Modellati dalla tenerezza. È coautrice con altre tre colleghe del libro Quattro autori per quattro medioevi?, ed è curatrice di alcune altre pubblicazioni.
Fin dalle prime volte che l’ho incontrata, Chiara mi ha sorpreso per la maturità e per la notevole cultura che mostrava, a dispetto della giovane età e poi mi ha sorpreso per la sua dimestichezza con il lavoro editoriale. Ma, a parte questo, mi ha favorevolmente colpito per il suo carattere aperto e ben disposto nei confronti degli altri, e per l’atteggiamento con cui si pone di fronte alla vita, per l’impulso ottimista, che le fa trovare e cogliere in ogni cosa, in ogni evento, in ogni vicenda l’aspetto positivo.
Non mi sono meravigliato quando, la prima volta, ho saputo che scriveva anche poesie. Mi ha dato a leggere i suoi testi e li ho trovati validi e degni di far parte di un libro della collana “L’Albatro”.
Tutta la raccolta è sottesa dal filo conduttore di quella spiritualità, di cui parlavo, ma ti rendi conto che non si tratta solo di un atteggiamento e nemmeno di una scelta, ma di una sua disposizione naturale. Alcune poesie sono quasi delle preghiere. Si legga “Vieni!”.

Spegni il caos della mia mente,
fatti strada tra i pensieri,
scaglia, getta, butta giú tutte le porte,
irrompi dentro me, riempimi di te.

Grida, urla a squarciagola,
fissati davanti al mio sguardo.
Ti prego, insisti,
ho sete di te.

Vieni, vieni,
io ti aspetto.
E se già sei accanto a me
ti supplico, accendimi la luce.

È una preghiera, ma una preghiera che non rinuncia a una lingua piuttosto vigorosa.
“Tu sei”, un’altra poesia-preghiera che vale la pena citare:

Il tuo silenzio
è il grido della tua presenza,
o Padre d’Amore.
Ti annulli in mollichina
e sei qui
sulla soglia di casa
con le braccia spalancate
ad attendere me.

Ma le dovrei citare quasi tutte. È ovvio che non potremmo leggere le poesie di Chiara prescindendo dalla forte spiritualità che le caratterizza. Questa sua peculiarità non le impedisce però di scrivere anche versi delicatamente sensuali. E ci sono anche versi per la persona amata (al fidanzato dedica, tra l’altro, l’acrostico “Festa”, giocando sul significato del cognome).
Spesso i versi sono caratterizzati, più che da musicalità, da quella che è proprio “cantabilità” e qui scopriamo uno dei tanti interessi e attività di Chiara (che suona la chitarra, fa parte di un coro, è capo scout, assume spesso il ruolo del cosiddetto ghost writer, ecc.). Se andiamo a leggere il testo “Orme su foglie”, vi troviamo quello che è il testo di una canzone con rime e metrica e anche con un refrain (“Brevi ma intense / giornate d’autunno / lasciano orme / su manti di foglie.”»
E voglio concludere con una poesia che ci presenta un ritratto morale, sia pure involontario, dell’autrice. La poesia è datata 2007, quando Chiara era ancora al liceo. C’è rabbia, “lacrime di rabbia”, per la sua “sete di conoscenze”, “voglia di sapere”, “desiderio di cultura”, che i suoi insegnanti non soddisfano.

Lacrime di rabbia

Sete, sete di conoscenza.
Voglia, voglia di sapere.
Desiderio, desiderio di cultura.

Soffoco, quasi non respiro.
Busso alle porte,
a tante porte,
ma nessuno è disposto ad aprirmi,
nessuno è disposto a dissetarmi.

Ho sete, a tratti svengo.
Vorrei urlare, ma non ho voce.
Sono priva di forze
e piango, piango di rabbia.

E allora, benvenuta, Chiara, nel mondo della poesia, benvenuta a una nuova voce poetica di cui il Molise può andare fiero.

Amerigo Iannacone
4 giugno 2017, Ceppagna

  • Autore
  • Lino Di Stefano
  • Titolo
  • Pirandello ottant'anni dopo
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 80
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 10,00
  • Isbn
  • 978-88-94866-02-5


Ancora un libro su Pirandello visto che la letteratura sul grande Agrigentino è sterminata e che, praticamente, è stato detto tutto su di lui?» È la domanda che legittimamente si pone Lino Di Stefano accingendosi a pubblicare questo Pirandello, ottant’anni dopo. E lui stesso risponde che «rimane sempre qualcosa da rivelare su un autore, poeta, scrittore, filosofo, artista, scienziato, etc. e, in particolare, nella fattispecie, considerata la valenza del suo messaggio così intriso di suggestioni, di misteri, di inquietudini, di angosce, di dubbi e di pessimismi».
Allora: era necessario un nuovo libro? Necessario, non lo so. Utile senz’altro sì. Perché, certo, «rimane sempre qualcosa da rivelare», ma anche perché uno stesso autore, uno stesso argomento, uno stesso evento si può osservare e si può presentare da angolazioni diverse.
Se poi chi scrive, si chiama Lino Di Stefano, vale a dire uno studioso che a Pirandello, senza ripetersi, ha dedicato già cinque libri, ancor più sembra opportuno anche un nuovo libro. I cinque libri dedicati all’agrigentino da Di Stefano, come si può leggere anche nella nota bio-bibliografica in fondo al libro, sono: La filosofia di Luigi Pirandello, Piran-dello (Studio critico), Pirandello (Il genio della rappresenta-zione), Bilancio su Kant e Pirandello, Le angosce di Piran-dello. Come si vede, già dai titoli, ogni libro affronta l’ar-gomento da un’angolazione diversa.
Nei diciotto capitoli di questo nuovo libro, Di Stefano analizza sedici aspetti della personalità del grande siciliano, alcuni dei quali poco noti al grosso pubblico, come il “Piran-dello pittore”, cui è dedicato l’ultimo capitolo.
Dice, a ragione, Di Stefano che «Luigi Pirandello, in defi-nitiva, sarebbe stato un ottimo artista se – privo della geniali-tà letteraria e drammaturgica – si fosse dedicato soltanto a tale arte figurativa e vale a dire alla pittura».
Leggendo questo Pirandello ottant’anni dopo, vien voglia di leggere (o rileggere) tutte le opere del drammaturgo, com-prese le opere minori, gli epistolari, ecc. Perché Pirandello è da considerarsi uno dei più eminenti autori (narratore, dram-maturgo, saggista e quant’altro) non solo italiani, ma europei e anche extraeuropei. È una delle grandi figure che fanno onore all’Italia e che sono assolutamente ineludibili.
Pirandello, uno degli autori italiani più conosciuti nel mondo, è stato tradotto, come ci dice Lino Di Stefano, in moltissime lingue. In tempi recenti, nel giugno 2012, in oc-casione del Congresso Italiano di Esperanto tenutosi quel-l’anno a Mazara del Vallo, è uscito un volume dal titolo Luigi Pirandello kaj aliaj siciliaj aŭtoroj (Luigi Pirandello e altri autori siciliani), (Ed. Fei, Milano, pp. 356, € 15,00, ISBN 978-88-96582-02-2). Si tratta di una ponderosa antologia, curata da Carlo Minnaja, che accoglie sedici autori, poeti e scrittori, a ognuno dei quali è dedicata, dopo una scheda bio-bibliografica, una scelta di testi, tradotti in esperanto.
Di Pirandello troviamo brani tratti da Così è, se vi pare (Tiel ja, se al vi ŝajnas); Sei personaggi in cerca d’autore (Ses roluloj serĉantaj verkiston); Il fu Mattia Pascal (La estinta Mattia Pascal), Uno nessuno e centomila (Unu, neniu kaj centmil); e poi le novelle I galletti del bottaio (La koketoj de la barelisto); Il treno ha fischiato (La trajno fajfis) e Di sera, un geranio (Vespere, unu geranio).

Amerigo Iannacone

  • Autore
  • Antonio Vanni
  • Titolo
  • Plasmodio
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00

Dunque "Plasmodio". Sentiamo il De Felice - Duro: "Piccola massa di protoplasma contenente molti nuclei, formatisi per divisione di un nucleo primitivo di una cellula che non ha subìto una parallela divisione dal citoplasma. In Zoologia: Protozoo e genere di protozoi... parassiti... provocano la malaria...
Giuseppe Napolitano, prefatore (oltre che fondatore e direttore della collana) ne scioglie lo scientifico enigma operando, del titolo, una scansione sillabica.
Ma, sillabando, ne viene: pla-smo-dio.
Per me il mistero rimane.
E si dipana, invece, dalla lettura, che conferma anche nelle soluzioni linguistiche nuove distribuite tra le pagine, il connotato identificativo della produzione letteraria dell'intellettuale isernino, e cioè che la sua poesia sarebbe un errore andarla a cercare in un messaggio che si srotoli lungo le direttrici del discorso compiuto: l'interiore, complessa essenza di un autore come Vanni, caratterialmente votato all'introspezione, dal puntiglio autoanalitico per nulla scalfito dagli anni che pure trascorrono impietosi, non può che esternarsi per sequenze alogiche, sintatticamente dissociate, in ciascuna delle quali percepire - mi si passi l'espressione, "a orecchio" l'intenso flusso emotivo, l'inseguirsi di pulsioni dello spirito che, formalizzandosi, vanno a coaugularsi in sintagmi autonomi, ciascuno dotato - per così dire - di luce (e pregnanza) proprie. Gli esiti - come l'acqua pura che prende colore dal vetro in cui s'accoglie, s'adeguano ai gusti, alle radici culturali, alla sensibilità, ai substrati psicologici, al quoziente intellettivo - infine - di chi legge, conseguendo, in questo, un dilatarsi degli spazi sintonici, a parer mio, tra i migliori risultati conseguiti da Antonio Vanni

Aldo Cervo

  • Autore
  • Gerardo Vacana
  • Titolo
  • Il verbo infedele
  • Collana
  • Il Cormorano
  • Pagine
  • 176
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 16,00

Nota bio-bibliografica

Gerardo Vacana è nato a Gallinaro (FR), dove vive, il 28 febbraio 1929. È poeta, traduttore, saggista, operatore culturale.
Si è laureato in Lettere a Firenze, con una tesi su Madame de Lafayette. Ha studiato anche a Liegi (Belgio), e nel biennio 1953-55 è stato assistente d’italiano nei licei di Lione (Francia), dove negli stessi anni ha dato corsi di lingua e letteratura italiana per incarico della “Dante Alighieri”. È stato preside della Scuola Media di San Donato Val di Comino e del Liceo Classico di Sora. Rettore del Convitto Nazionale Tulliano di Arpino per tre anni e amministratore provinciale dal 1975 al 1985, ricoprendo anche la carica di vice-presidente. Come studioso di letteratura italiana si è dedicato in particolare alla poesia del Novecento e alla riscoperta e valorizzazione degli scrittori cominesi e ciociari di ieri e di oggi. Dirige, per le Edizioni Eva, la collana “Stella verde - testi a fronte”.
I suoi principali libri di poesia sono:
- Cavallo di miniera (1974)
- L’occhio s’inganna (1978)
- La luce assai di buon’ora (1981)
- Il nonno (1985)
- Alvitana (1985)
- I rischi della traversata (1987)
- Variazioni sul reale (1989)
-Taccuino greco e altri versi (1989)
- Il fu Bel Paese (1994)
- L’orto (2008)
- Il verbo infedele / El verbo infiel (2016), bilingue, con traduzione spagnola di Carlos Vitale.
Con Giacinto Minnocci ha curato l’Antologia poetica della Resistenza italiana. Suoi libri sono stati tradotti nelle maggiori lingue europee, in molte lingue minoritarie e in esperanto.
Critici qualificati lo considerano tra i poeti piú autentici della sua generazione.
Nel 1976 ha fondato il Premio Letterario “Val di Comino”, nel 1993 gli Incontri Internazionali di Poesia di Alvito e Val di Comino, e nel 2003 il Premio Europeo di Narrativa “Giustino Ferri-D. H. Lawrence”. Nel 2000 a Neuchâtel (Svizzera) gli è stato attribuito il prestigioso premio “Blaise Cendrars”, per la poesia e per il suo impegno di “traghettatore” della letteratura ciociara in Europa e di quella europea in Ciociaria.

Amerigo Iannacone

  • Autore
  • Siham Sfar
  • Titolo
  • Battiti d'ali
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 56
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 8,00

Un incontro inaspettato

Siham è un regalo di Majid. Abdelmajid Youcef è il mio traduttore in arabo: ha prima tradotto e pub-blicato in Tunisia (Bourak, Monastir) E poi... / Et puis... – piccolo vecchio libro del secolo scorso – e poi l’altra piccola raccolta Apparenza di certezza (uscita nella prima serie della mia collana la stanza del poeta). Quando, nella primavera dello scorso anno, sono stato invitato a Sousse dalla comune amica Radhia Chehaibi per un incontro di poesia internazionale (dedicato alla “poesia breve”), Majid mi ha presentato Siham Sfar, sua moglie, poetessa, la quale aveva appena pubblicato un suo libro grazioso e ricco di slanci lirici delicati ma pure di acute sciabolate di pensiero. E soprattutto, per la mia sensibilità, apprezzabile perché scritto non nella maniera che di solito caratterizza la scrittura poetica araba, fluviale e densa, ma in modo leggero e sintetico, cioè come piace a me.
Ho cominciato a tradurre qualcosa da Battements d’ailes già mentre ero con loro a Sousse, e ho poi continuato, un po’ per esercitarmi e un po’ di più perché davvero preso dalle parole di Siham, cercando di rendere la sua fresca e profonda misura del verso. È Majid a sostenere, nella sua nota di presentazione del libro da cui sono tratte queste poesie, che sono “doux et piquants, à fort effet émotionnel” ed hanno pertanto la capacità di “percuter” il lettore. Siham è immediata e convincente perché legge intorno a sé e dentro di sé – comunicando quindi le sue impressioni, suggestioni, osservazioni... Nella sua poesia è viva la volontà di mettersi in gioco e in discussione, di affidarsi ad un lettore attento, non solo perché siano apprezzate le tematiche e le riflessioni proposte ma perché siano un suo lascito, un dono che rimanga a disposizione di lettori che le somiglino e condividano les coulisses (le linee-guida: è il caso di citarla) in cui scorrono le sue poesie.
Sono 33 i brevi testi qui raccolti, scelti seguendo percorsi tematici congeniali e sufficienti, credo, a dare di Siham Sfar un’idea esauriente del suo modo di fare poesia. Nella vita è docente di Liceo, ma non lascia trasparire molto questa sua professione – forse appena una vena pedagogica in qualche pagina... – o bisognerebbe invidiare i suoi allievi che hanno di fronte la sua generosa attitudine a darsi con misurata eleganza, consapevole esperienza del mondo, accortezza nel dire, nel fresco e penetrante sapore della sua parola.

Giuseppe Napolitano

  • Autore
  • Giuseppe Napolitano
  • Titolo
  • Libertà di parole - Un'autobiografia che è la mia
  • Collana
  • Perseidi
  • Pagine
  • 192
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 12,00

Mi è appena giunto fra le mani grazie al suo editore Amerigo Iannacone e l'ho letto non d'un fiato, come suole dirsi, ma mossa dall'urgenza di arrivare fino in fondo e di dire a mia volta. E scriverò di getto, come solo so scrivere, di questa "Libertà di parole" di Giuseppe Napolitano, un'autobiografia di se stesso, già anticipatami in lettura e che dunque ho percorso con la curiosità dell'intellettuale e la benevolenza dell'amica e più volte sodale in progetti culturali, presentazioni, premi, pubblicazioni ec. (ed è uso leopardiano). Io, Giuseppe Napolitano, conosco molto bene e non solo per l'elencazione di "p" di poc'anzi, ma in virtù di una "profonda sintonia intellettuale" che mi riconosce tra le sue 188 pagine di scritto fitto ed intenso, in cui la concitazione e la concisione (Giuseppe deve aver sintetizzato molto della sua avventurosa vita) corrono e percorrono gli anni della sua formazione culturale, feconda di incontri e di presenze (fondamentali e, a volte vincolanti negli esordi, come si apprende, di una famiglia d'origine di scrittori - padre-preside, madre-maestra, zia-traduttrice - ed oggi moglie e figlia-scrittrici/attrici), incendiata di ideali e di visioni, animata dalla scuola vissuta tra dovere ed intemperanze, vivificata sempre da Amori-passioni solo in apparenza condizionanti. Perché l'unico "daimon" cui Giuseppe dice di aver sempre obbedito è stata la Parola, declinata in ogni sua forma ed accolta mirabilmente anche nei suoi contorni, rorida di un umorismo intellettuale di matrice sveviana e pirandelliana. Traduttore singolare anche di Catullo e aperto a sperimentalismi e frequentazioni straniere (tradotto in più lingue, da ultimo in Cinese), Giuseppe Napolitano non ha dunque smesso qui di guardarsi allo specchio, altra immagine molto cara alla sua poetica: la sua autobiografia - che non teme per nulla di essere tacciata di autoreferenzialità celebrativa, il che non è per nulla, a partire dal tono e dall'uso di un registro linguistico a volte anche colloquiale - si propone pertanto fuori da ogni implicito canone per porsi invece quale percorso introspettivo di un presente, che radica nel passato ma sa di avere in un domani che è qui - sono parole sue - la strada prefissata. Tutto è così ricomposto, Amico mio, tutto ti è ora accanto per consentirti di impastare "giorno dopo giorno la tua vita".

Ida Di Ianni

  • Autore
  • Amerigo Iannacone
  • Titolo
  • C'ero anch'io
  • Collana
  • Perseidi
  • Pagine
  • 200
  • Anno
  • 2017
  • Prezzo
  • € 12,00

L’autobiografia di Amerigo Iannacone è il racconto della vicenda umana, e dell’avventura culturale e artistica, di un molisano che – fatta salva la parentesi del servizio militare – non ha quasi mai lasciato la terra che l’accolse infante per più di qualche settimana.
Niente viaggi, dunque, a inseguire – alfierianamente – chissà quali miraggi di gloria; ben istruito invece – a quanto sembra – dalla fallimentare ricerca del leopardiano Islandese.
Nato il 17 maggio del 1950 a Ceppagna, una frazione di Venafro seminascosta da preappenniniche gobbe collinari, in posizione defilata rispetto all’arteria stradale che dal Molise punta, risoluta, verso il nord della confinante Campania, ultimo di prole numerosa messa al mondo da genitori artigiani che non ebbero da anteporre al rito sacrale del concepimento prospettive di carriere più o meno brillanti, Iannacone ha ereditato dalla marginalità geografica del luogo natio e dall’essenzialità dei bisogni quotidiani ancora ben diffusa nell’entroterra centro meridionale italiano degli anni ’50 dello scorso secolo, un carattere riservato ma non scontroso, incline all’introspezione ma non chiuso a problematiche sociali.
Sensibile fin dagli anni dell’alfabetizzazione al fascino del libro (da leggere ma anche da scrivere), è stato subito lettore avido di testi d’autore e compositore acerbo di fanciullesche trame poetiche, spie precoci di un talento destinato a consolidarsi e a tradursi nel tempo in un imponente “esondare” di pubblicazioni.
L’autobiografia, che dagli anni della formazione da discente passa poi a quelli del ruolo docente, segue – illustrandolo – l’itinerario letterario di Iannacone, narrandone le diverse vicissitudini. E tra le vicissitudini ci trova, il lettore (accanto all’emozione della prima raccolta poetica ancora calda di tipografia), la nota introduttiva – per così dire – prudente del prefatore contattato; ed ancora l’ipocrisia boriosa delle grandi Case Editrici, che con belle parole di circostanza ti sbattono la porta in faccia; il comportamento ingannevole di sedicenti editori avvezzi alla frode; l’indifferenza della gente (anche di quella laureata) di fronte al dono di un libro. Ma accanto alle vicissitudini che diremo scoraggianti, più o meno comuni un po’ a tutti gli esordienti di periferia, s’incontrano quelle che ampiamente ripagano lo scrittore molisano con gratificanti obiettivi raggiunti. E parlo della nascita dell’Editrice Eva, della fondazione di un mensile: Il Foglio volante, della promozione del premio letterario “Venafro”, della scoperta dell’Esperanto, del proliferare di amicizie feconde, durevoli per comunanza di interessi culturali ed empatia dello spirito.
Il lavoro riporta in appendice una serie di interviste che contribuiscono, se non a completare, sicuramente ad arricchire il quadro degli elementi teoretici dei percorsi e degli esiti artistici dello scrittore venafrano.
Dire, a questo punto, che l’autobiografia è scritta bene è persino banale: come volete che sia scritto uno scritto da Amerigo Iannacone? Dirò solo (e chiudo) che la narrazione si apre con un risveglio notturno (indotto dal sogno di un bisogno insoddisfatto) e si chiude con una splendida quanto originale analogia del genere georgico che ben riepiloga la filosofia di vita dell’autore: C’è – scrive Iannacone – un proverbio del mio paese che dice addò arrive chiante glie pezzuche, letteralmente: “dove arrivo pianto il cavicchio”. Il detto non è di immediata comprensione. Deriva dal modo che si usava un tempo piantando semi col cavicchio: quando a sera si smetteva, si usava conficcare (piantare) nel terreno il cavicchio nel punto dove si era arrivati, in modo da sapere la mattina dopo da dove ripartire.
Ecco: dove arriviamo piantiamo il cavicchio: che c’importa se poi saranno altri a trovare un cavicchio solitario piantato nel maggese.
Il maggese è il genere artistico in cui si sceglie di mettere a dimora idee e creatività. Il cavicchio (ma più bella ed efficace la forma dialettale: glie pezzùche) è quella cosa che Seneca rese con terminus ultra quem mala nostra non exeunt.
Io, della cosa, il nome non ve lo dico. Vi dico solo che è allusa in gran parte della produzione poetica (specie nella più recente) di Amerigo Iannacone.

Aldo Cervo

  • Autore
  • Gerardo Vacana
  • Titolo
  • Le cicale che adoro
  • Collana
  • Stella Verde
  • Pagine
  • 40
  • Anno
  • 2016
  • Prezzo
  • € 8,00

Ringrazio di cuore tutti i poeti e i traduttori che hanno aderito all’invito di Maria Ohannesian e di Carlos Vitale a farmi questo omaggio, tanto piú gra-dito perché non me lo aspettavo ed è stata per me una vera sorpresa. Tra i traduttori della mia poesia vi sono amici di lunga data e altri non ancora conosciuti personalmente, ma già divenutimi cari per il legame subitaneo e profondo, direi quasi la complicità che tiene stretti il poeta tradotto e il traduttore.
Un ringraziamento particolare a Maria e a Carlos per l’intelligente impegno profuso nello scegliere no-mi tanto prestigiosi.
Ringrazio, infine, l’amico Amerigo Iannacone, sia per la traduzione in esperanto, sia per la cura editoriale del prezioso volumetto.
È cosa rara ascoltare nello stesso coro le voci di ben 21 poeti e traduttori, di Paesi diversi e anche lon-tani tra loro, ma uniti dall’amore per la poesia e dalla nobiltà e gentilezza d’animo nel rendere omaggio e nell’offrire momenti di intensa felicità ad un anziano collega. Farò del mio meglio per ricambiare in ogni maniera il grande onore che mi è stato fatto.

Gerardo Vacana

  • Autore
  • Ludovica Tozzi
  • Titolo
  • Cielo e terra
  • Collana
  • La stanza del poeta
  • Pagine
  • 48
  • Anno
  • 2016
  • Prezzo
  • € 8,00

Un tenebroso universo accoglie il visitatore di questo libro, un piccolo ma denso e coinvolgente libro di versi scritto da un autore evidentemente in debito nei confronti di una tradizione culturale molto particolare. Ma forse nemmeno tanto, se si considera il successo e la notorietà che ormai da qualche decennio accompagnano le saghe di Tolkien, Rowling et similia... Solo per dire di quelle che un vecchio lettore può conoscere: altre ne circo-lano e vendono, ben oltre i livelli che un lettore di poesia (di ogni età) è abituato a considerare alla sua portata.
L’autore in questione, comunque, è una donna, una giovane poetessa che si misura qui – con una certa dose di coraggio – col mondo delle sue passioni, traendone e facendone poesia da leggere. Lo scopo? Ma qui sembra innanzi tutto il desiderio di riviversi nelle fantastiche storie narrate, offerte in frammenti all’occhio (ed alla mente) di chi sappia come disporsi a ricevere il messaggio invero insolito.
Ludovica Tozzi si presenta con questa sua opera prima in maniera prepotente e spiazzante: poesia? Certo, ma attenzione alle dosi d’uso... Ci si deve preparare a un viaggio enigmatico, a un misterioso gioco di immaginazione, in una continua sospen-sione – come lei dice – “tra cielo e terra”, tra quel che si vede e quel che si pensa. E non sempre è facile seguire le trame proposte, altalenarsi appunto fra chi si è, come ci si mostra, e chi si potrebbe essere. “Piangere” è un verbo chiave in questa silloge: non deve essere un caso se la giovane poetessa ne sente il bisogno: subliminale, forse, ma il messaggio traspare, e non lascia del tutto tranquilli.
Gli strani personaggi che compaiono a interlo-quire con lei – a farle anche dire le sue verità (“il fardello della verità”) – mostrano di avere una loro personalità e pertanto si fanno vive persone di un dramma in scena. Ci sono un “bardo triste” e un “bardo muto”, e un “paladino coi capelli al vento”, ci sono Sizian e Zack... c’è pure una luna “pallida nelle mani della sera” (tra le immagini più toccanti della silloge)... e si muore col sorriso, ma si soffre per amore... Altro si può trovare, che vale la pena di se¬gnare anche per un lettore – diciamo così – normale, che però voglia farsi portare in un mondo lontano e fascinoso, ricco di immagini e personaggi stupefacenti.
D’altronde, se il tempo è “iniquo”, e il nostro è un “mondo di maschere e marionette”, come dice Ludovica, chissà se meglio convenga abituarsi a tenerne sempre una a disposizione, o rassegnarsi a combattere con quelle degli altri, in attesa di un momento fortunato, che ci dia la nostra giusta dimensione.

Giuseppe Napolitano